TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


mercoledì 16 maggio 2018

Fausta Cialente. La voce di donna che sfidava i fascisti




Un libro, fra biografia e romanzo, racconta come negli anni della guerra da Radio Cairo, emittente controllata dagli inglesi la scrittrice Anna Cialente contestasse la propaganda fascista.


Francesco Erbani

Fausta Cialente. La voce di donna che sfidava i fascisti



Ora il nome di Fausta Cialente non appare illuminato come meriterebbe se si guarda alla scena letteraria del Novecento. Eppure ci sono state fasi in cui la scrittrice, nata per caso a Cagliari nel 1898, figlia di un militare di stanza in Sardegna, e morta nel Berkshire, in Inghilterra, a novantasei anni, ha assunto rilevanza. Nel 1976 il suo Le quattro ragazze Wieselberger vinse lo Strega: con un’andatura narrativa, Cialente raccontava la storia della famiglia di sua madre, nella Trieste asburgica fra la fine dell’Ottocento e i primi del nuovo secolo. Il romanzo-memoir ebbe molto successo, alcune centinaia di migliaia le copie vendute, numerose le traduzioni. Il clamore non scalfì però la sua ritrosia. Ma ci fu un altro periodo in cui Cialente svolse un ruolo di spicco, sebbene non sul versante letterario, anzi escludendo volutamente il suo essere scrittrice: «Avevo perfino dimenticato d’esserlo stata», confesserà alcuni decenni dopo.

Dal 1940 al 1947 Cialente fu protagonista di un’esperienza tutta politica: fu prima responsabile di una trasmissione che andava in onda su Radio Cairo, un’emittente controllata dagli inglesi che aveva il compito di contrastare la propaganda fascista, poi direttrice di un giornale a guerra finita. Della sua permanenza a Radio Cairo si sapeva, ma poco si conoscevano i dettagli, la qualità dei suoi commenti, la fatica con la quale reperisce le informazioni, i contrasti con gli ufficiali britannici (che diffidano della sua autonomia), e poi l’impegno assoluto — quello di una donna, forte della propria indipendenza, che lascia il marito e la figlia ad Alessandria d’Egitto, dove seguendo lui si era trasferita nel 1921, e sceglie di navigare da sola, nelle acque agitate di una città, Il Cairo, formalmente neutrale, ma popolata di spie, di doppiogiochisti, una zona franca piena di ombre e di insidie.

Fare la giornalista non è il suo mestiere, la sua fede antifascista è incrollabile, ma finora ha scritto quattro romanzi ( Natalia, Marianna, Pamela e la bella estate, Cortile a Cleopatra), alcuni dei quali premiati, che non lasciano presagire un’attiva partecipazione a una missione di guerra, una guerra non convenzionale combattuta nelle retrovie, con le parole.

Ora Maria Serena Palieri, che ha lavorato a lungo alle pagine culturali dell’Unità (sulle quali aveva scritto la stessa Cialente) e ha pubblicato saggi sulle donne nel Risorgimento, nella Grande Guerra e nel Sessantotto, ha potuto leggere il diario che Cialente compilò in quegli anni, un diario inedito, oltre millesettecento pagine conservate al Centro Manoscritti di Pavia. Il diario è l’ossatura intorno alla quale Palieri costruisce Radio Cairo. L’avventurosa vita di Fausta Cialente in Egitto (Donzelli), incrociando quelle pagine con i romanzi, alcuni dei quali ambientati proprio in Egitto, e con un abbozzo, rimasto però tale, Middlist.


Cialente viene ingaggiata dagli inglesi per un’operazione delicata: rivolgersi ai prigionieri italiani nel Nord Africa e alla comunità italiana in Egitto per demistificare l’immagine e le parole del fascismo. Viene scelta perché fa parte di un gruppo di antifascisti emigrati nel paese nordafricano. Sono i giellisti Umberto Calosso, Giulio Tavernari (alias Stefano Terra, anche lui romanziere), Paolo Vittorelli, i comunisti Renato Mieli, Isa Blattner e Laura Levi. C’è anche Enzo Sereni, diviso fra il legame con gli inglesi e la sua tensione sionista.

Dall’ottobre del 1940 al febbraio del 1943 Cialente conduce “Siamo italiani, parliamo agli italiani”, una trasmissione quotidiana che inizia alle 19 e finisce alle 23. In quello stesso periodo riceve l’incarico di allestire altre due radio, una delle quali a Gerusalemme. Non è un compito agevole. I sentimenti degli italiani, prigionieri o meno, non sono facilmente interpretabili. Cosa raccontare loro? E come? 

Inoltre gli inglesi svolgono un occhiuto controllo. In un suo discorso, Winston Churchill attacca Mussolini, ma non risparmia l’esercito italiano, compresi i più umili soldati. Cialente, commentandolo alla radio, stigmatizza le parole del premier inglese (lo si deduce dal diario, l’unica fonte per ricostruire i suoi interventi). Lo scandalo è inevitabile, e si ricuce a fatica. A suo carico Cialente, oltre alla propria indipendenza, espone la simpatia per i comunisti (incontrerà anche Togliatti). E da un certo momento in poi, agli inglesi questa adesione verrà mal sopportata. Cialente si scaglia contro il fascismo, a volte lo irride, ma sebbene bandisca la scrittura letteraria, nel suo diario fioriscono anche le descrizioni di paesaggi misteriosamente dotati di fascino, i ritratti dei suoi interlocutori e di un mondo fitto di intrighi.



Il diario, riprodotto in molte parti da Palieri, documenta quanto Cialente conservi la schiena dritta, pur muovendosi abilmente in un ambiente scivoloso. Sente crescere l’ansia perché la madre e il fratello sono in Italia e l’Ovra potrebbe far pagare loro la sua attività. I suoi timori verranno confermati: Renato Cialente, più grande di lei di qualche anno, attore di teatro e divo del cinema, viene investito e ucciso a Roma, occupata dai nazisti, nel novembre del ’43. E poi c’è il risvolto più privato. Dal marito Enrico Terni la dividono vent’anni e la freddezza del loro rapporto emerge a tratti nelle parole del diario (si separeranno dopo la guerra). Al Cairo Cialente s’innamora di un capitano inglese, Albert Nacamuli, ma il loro rapporto non può durare.

Le trasmissioni di Cialente s’interrompono qualche mese prima del 25 luglio. Gli inglesi non hanno più bisogno della sua voce e il fronte antifascista si divide. Nei quattro anni successivi Cialente dirige il giornale Fronte Unito, che diventerà Il Mattino della domenica a guerra finita. La lunga parentesi egiziana di Cialente si chiude. Non l’attività politica, né quella giornalistica. Va a vivere a Roma, prende a scrivere per l’Unità e per Noi donne. Ma torna anche scrittrice. Radio Cairo resta una pietra miliare, ma nascosta, della sua memoria.

La Repubblica – 14 maggio 2018