TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


mercoledì 9 maggio 2018

La vita esagerata del giovane Mozart



Tradotta in italiano la prima biografia di Mozart che uscì nel 1829. La scrisse il secondo marito della vedova Costanze sulla base dei ricordi della moglie. Ne emerge il quadro di un genio che bruciò la sua vita in pochi anni.


Sandro Cappelletto

Champagne di mattina punch e lavoro di notte: altro che veleno, così si logorò Mozart


«Secondo l’uso corrente, il suo compenso per Le nozze di Figaro fu il guadagno della terza rappresentazione, che dev’essere stato scarso, giacché all’epoca l’opera piacque poco». Ma perché il capolavoro di Mozart al debutto a Vienna non ebbe successo? Perché «il poeta italiano [Lorenzo Da Ponte, ndr] non gli avrebbe dovuto presentare un libretto così spregiudicato, intessuto di parecchie indecenze e scurrilità».

Chi scrive è Georg Nikolaus Nissen, incaricato d’affari del re di Danimarca, secondo marito di Costanze Weber vedova Mozart e autore della prima biografia «ufficiale» di Wolfgang, ora finalmente tradotta in italiano, a cura di Marco Murara (Zecchini editore, pp. 699, € 59).


Georg e Costanze, rimasta vedova con due figli bambini, si conoscono nel 1797, sei anni dopo la morte di Mozart. Si sposano nel 1809 a Bratislava: lei è cattolica, lui luterano, nella bigotta Vienna non potevano essere celebrati matrimoni misti. Sospinto da Costanze, Nissen consulta fonti, contatta musicisti che hanno conosciuto Mozart, può contare su un dono inatteso: 400 lettere familiari che Nannerl, sorella di Wolfgang, ormai anziana e cieca, gli fa recapitare e che nessuno prima di lui aveva consultato.

È la spinta decisiva per proseguire l’impresa, che non vedrà completata. Nissen muore nel 1826, Costanze si affida allora a Johann Heinrich Feuerstein, un amico medico e collezionista mozartiano. Il volume esce in edizione di lusso a Lipsia nel 1829. Costanze, che ha sostenuto le ingenti spese della pubblicazione, è felice: «Siano lode e grazie a Dio perché sono arrivata a tanto». La memoria del geniale primo marito è preservata grazie al devoto secondo.


È lei la vera autrice di un volume che, pur non avendo l’andamento di una biografia scientifica, rimane imprescindibile per il coacervo di notizie, episodi, documenti autentici, nel procedere di una narrazione che unisce vita e opere? Costanze espunge le punte polemiche. Scompaiono le lettere che documentano lo sgomento del padre Leopold quando, nella primavera del 1781, a 25 anni, Wolfgang decide di non tornare alla casa paterna a Salisburgo, di licenziarsi dall’arcivescovo Colloredo che lo aveva assunto - gesto allora inconcepibile per un musicista - e di cercare lavoro a Vienna come libero professionista. E per giunta di sposarsi. Tuttavia, nell’Introduzione, Nissen lascia trapelare le tensioni: «Il figlio non era stato proprio contento della sua visita a Salisburgo nel 1783. Aveva sperato che sua moglie avrebbe ricevuto alcuni dei doni risalenti alla sua giovinezza, ma questo non accadde».

La «colpa» delle Nozze di Figaro, opera tratta dalla commedia di Beaumarchais che negli anni di Metternich e della Restaurazione veniva giudicata rivoluzionaria, è attribuita alla spregiudicatezza di Da Ponte, mentre sappiamo che la messa in scena fu voluta da Giuseppe II, imperatore illuminato che si divertiva a provocare la sua stessa corte. Mentre rispetta la volontà di Costanze di attribuire a Wolfgang l’intero Requiem, incompiuto a causa della morte e terminato dagli allievi, Nissen riporta le considerazioni di una breve biografia uscita nel 1803: «Si sa che mise spesso a repentaglio la sua salute, che certe mattine tracannava champagne con Schikaneder [attore e librettista del Flauto magico, ndr], che certe notti beveva il punch e dopo mezzanotte tornava al lavoro, senza accordare il minimo riposo al suo corpo». Altro che veleno e misteriosi messaggeri di morte, di cui pure si racconta: «Le sue forze erano logorate».

    Dal film "Amadeus"

L’elogio più affettuoso per Nissen lo scrive Franz Xaver, il secondo dei due tra i sei figli avuti da Wolfgang e Costanze che sopravvivono, senza avere discendenti. A differenza del fratello Carl Thomas, funzionario dell’amministrazione austriaca a Milano, Franz Xaver diventa un apprezzato musicista. Da Leopoli, appresa la morte di Nissen, scrive alla madre: «Egli era per tutti noi, e in particolare per me, il mio migliore, il mio unico amico, il mio padre e il mio benefattore sin dalla mia infanzia».

Marco Murara, di professione notaio, completa così un trittico di traduzioni per il quale dobbiamo essergli grati: prima tutti i testi tedeschi delle opere, poi l’impresa gigantesca dell’epistolario integrale, ora questa biografia.

La Stampa – 8 maggio 2018