TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


domenica 10 giugno 2018

Il Corpus Domini, gli Ambarvalia e gli Amburbalia


    Diano Marina. Infiorata

Il Corpus Domini è in molti luoghi la festa delle infiorate. In realtà questa particolare tipologia di celebrazione religiosa (procedere in processione su tappeti di fiori) è antichissima. Guido Araldo ce ne spiega le radici storiche.


Guido Araldo

Il Corpus Domini, gli Ambarvalia e gli Amburbalia

Ancora pochi anni fa a giugno (più raramente a maggio, poiché la festa è collegata alla “luna di Pasqua”) si teneva la solenne processione del Corpus Domini: la commemorazione del “santissimo corpo di Nostro Signore”, l’ostia consacrata. Una festa molto sentita a livello popolare, coinvolgente l’intera collettività per le “frascate” (le fronde o frasche poste ai bordi delle strade, lungo il percorso processionale), le tovaglie ricamate e i drappi rossi esposti alle finestre con quadri sacri oppure statuette di santi; con le strade infiorate. Il Corpus Domini simile a una stupenda festa di tarda primavera.

Questa festa fu istituita nel 1264 da papa Urbano IV in seguito al miracolo di Bolsena, quando un prete alquanto agnostico e dubbioso vide trasformarsi il pane in carne e il vino in sangue, durante la celebrazione dell’eucarestia. Un miracolo preceduto da visioni mistiche nel secolo precedente, che sollecitavano l’adorazione del “santissimo Sacramento”. In seguito, durante le guerre di religione nei secoli XVI e XVII, la processione del Corpus Domini fu occasione di zuffe terribili, se non di veri e propri scontri armati, tra cattolici e protestanti, soprattutto tra Cattolici e Ugonotti in Francia.

Il Corpus Domini può essere inteso come un’ulteriore testimonianza dell’archetipo collettivo presente nella civiltà occidentale, forgiata dalla civiltà classica ellenistica e romana: questa festa rimanda, infatti, ai riti ambarvalia e amburbalia che si tenevano in concomitanza con la luna piena di giugno.

Gli ambarvalia erano riti agresti in onore a Cerere, dea delle messi: la Demetra dei misteri Eleusini. Negli ambarvalia le processioni propiziatorie della fertilità avvenivano nei campi, come attestato etimologicamente dal connubio ambio e arava cioè “girare attorno a terreni atti all’aratro”. Cerimonie agresti che si svolgevano sia presso le fattorie in aperta campagna che nei campi circostanti le città. A Roma partecipavano a questi riti antichissimi, che si snodavano in affollate processioni fuori le mura, i possessori di campi di grano con i loro servi e schiavi, preceduti da dodici sacerdoti, tanti quanti i mesi dell’anno, noti come frates arvales, di cui sono noti i canti propiziatori: i “carmen fratrum arvalium” (i canti dei fratelli arvali).

“Enos Lases iuvate,
neve lue rue Marmar sins incurrere in pleoris;
satur fu, fere Mars, limen sali, sta berber;
semunis alterni advocapit conctos.
Enos Marmor iuvato!”
(Lari aiutateci,
non permettere, Marte, che la rovina cada su molti;
sii sazio, crudele Marte, balza oltre la soglia e resta lì;
invocate a turno tutti gli dèi delle sementi;
Che ci aiuti Marte!)

Gli amburbalia erano invece riti urbani a protezione della collettività, con processioni attorno alle mura o attorno al perimetro cittadino, come attestato dal connubio di ambio e urbs ovvero “girare attorno alla città”. Tali processioni si snodavano anche lungo piazze e strade infiorate.

La festa solenne del Corpus Domini fu il ritorno degli amburbalia e degli ambarvalia dopo un millennio di “sonno”, corrispondente all’incirca al Medioevo più profondo, ora ovviamente in onore a Cristo. Quasi che l’archetipo si fosse ridestato nelle masse al tempo delle Crociate.