TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


lunedì 4 giugno 2018

L'iniziazione al Giardino dei piaceri



La Natura guardiana della porta che si apre sui misteri del mondo.Una splendida miniatura*  del 1496 rappresenta questa affascinante allegoria. Un'immagine carica di simboli e significati.


Guido Araldo

L'iniziazione al Giardino dei piaceri 


La Natura, graziosa figura femminile in basso a destra, è la guardiana del paradisiaco hortus conclusus fiorito, con la chiave in mano, davanti al quale sta colui che desidera essere iniziato ai misteri dei Fedeli d’Amore.

Tre dee, allegorie di altrettante virtù, attendono l’iniziato nell’hortus conclusus: Venere, la bellezza; Giunone, la fortitudo, e Minerva, la sapienza. Venere è indicata con la parola amour che spicca simile a insegna tra i rami dell’albero delle mele, allusione al Paradiso Terreste e ad Eva. La dea, l’unica peraltro a palesarsi nuda, allude alla via dell’amore passionale e sensuale, ma anche all’esaltazione della bellezza insita nel mondo, insidiata da tante pene. “L’amor che move il sole e l’altre stelle” (Paradiso XXXIII,145): il verso conclusivo della Divina Commedia. “Che la bellezza s’irradi nel mondo abbruttito dalla bestialità umana, reso incerto dalla presenza delle tre fiere: la lussuria, la superbia e l’avidità, e compia la sua missione di diffondere il «fuoco sacro dell’amore» che brucia vizi”.

Minerva, in fondo al giardino, sta seduta sull’uscio della torre più lontana, intenta a colloquiare o a giocare con una civetta, suo simbolo. È indicata con il suo nome antico di Pallas (“pallade” dal greco πάλλαξ pállax, giovane).

In lontananza il profano che desidera essere iniziato alle tre dee, alle tre virtù, intento a salutare l’amata lasciandosi alle spalle la selva oscura di Dante; prossimo ad attraversare il ponticello che lo porterà all’hortus conclusus.

Altamente rappresentativa la guardiana, una donna: la quarta dea, Cerere o Demetra, la Natura, come indicato nel cartiglio sovrastante

Addirittura commovente il candido, innocuo e minuto cagnolino ai suoi piedi, attestante un clima di grande serenità e famigliarità; contrapposto al mastino al guinzaglio da colui che tenta di dissuadere l’iniziando.


Misteriosi i sei insetti, esemplari di pyrrhocoris apterus, cimici delle piante, che cercano di penetrare nell’hortus conclusus delle dee: vano il tentativo, precluso da un alto muro.

Si consideri che le tre dee sono le stesse del mito del pomo d’oro, tra le più belle storie dell’antichità e, anche, tra le più allegoriche ed enigmatiche.

Palese il richiamo alle tre virtù platoniche della sapienza - giustizia, corrispondente all’anima razionale, la logistikon (Atena), della forza – fortitudo corrispondente all’anima irrazionale, la thymoeides (Hera – Giunone), e della temperanza corrispondente all’anima sensuale o appetitiva, l’epithymetikon (Afrodite).

Si tratta di una miniatura straordinaria, che getta un fascio di luce illuminante sull’epoca in cui fu elaborata: un ponte che collega i Fedeli d’Amore alle corporazioni speculative che avrebbero trovato terreno fertile in contesto anglosassone Scozia, Inghilterra e soprattutto colonie del Nuovo Mondo.

*(Robinet Testard:,Lo sguardo del desiderio, 1496).

(Dal volume: Guido Araldo, Mesi Miti Mysteria)