TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


giovedì 8 novembre 2018

I dì ‘d märca. I giorni che “segnano l’anno”




Il mondo contadino era scandito da tempi antichissimi che i lunari riportavano con tutte le indicazioni e i consigli del caso.


Guido Araldo

I dì ‘d märca. I giorni che “segnano l’anno”

Sempre lassù, alla “censa”, era appeso l’unico almanacco della borgata, dov’erano segnati, in bella evidenza, i dì ‘d märca: i giorni che “segnano l’anno”, importanti nel ciclo eterno delle stagioni. Per le fasi lunari, indispensabili alla semina, ai raccolti, alla vendemmia, all’imbottigliamento dei vini, al taglio del fieno e delle piante … bastava l’épata (l’epatta) a tutti nota.

A gennaio, oltre il Capodanno e l’Epifania, erano evidenziati i giorni di sant’Antonio Abate, quando non si doveva entrare nelle stalle poiché gli animali parlavano tra loro, e di san Sebastiano protettore dalle peste, allorché l’inverno volta pagina. Infine i giorni della merla (i dì d’ra merla): gli ultimi tre giorni del mese, famosi per essere i più freddi dell’anno.

A febbraio la Candelora, “a metà strada” tra un solstizio e un equinozio; poi san Biagio, quando all’alba si andava in chiesa per farsi benedire la gola con le candele incrociate sotto il mento, consacrate la sera prima. Infine, secondo le fasi lunari (novilunio di febbraio), due giorni consecutivi: il martedì grasso del Carnevale, per la crapula, e il mercoledì magro delle Ceneri, quando inizia la lunga Quaresima.

Ad aprile o a marzo, sempre secondo le fasi lunari (plenilunio di marzo), erano evidenziata la domenica delle palme (anticamente “l’osanna”), quando veniva benedetto l’ulivo, e la Pasqua sette giorni dopo, con la settimana santa in mezzo: il periodo festivo più importante dell’anno.

A maggio il Calendimaggio (1° maggio), “a metà strada” tra un equinozio e un solstizio, quando veniva alzato “l’albero di maggio” al centro della borgata, sul quale i giovani più gagliardi si cimentavano nel salire, lesti come scoiattoli, per far bella figura davanti alle ragazze in età da marito. E poi il Corpus Domini, che era variabile come la Pentecoste, essendo entrambi collegati alla luna di Pasqua.

A giugno san Giovanni Battista: il solstizio d’estate, con i falò da accendere alla vigilia, all’imbrunire, e poi la magia della rugiada, all’alba, che “purifica” le noci e le erbe aromatiche. San Giovanni Battista era il patrono della borgata del Mù, con tanto di chiesa bella agreste dove il 24 giugno era esposta un’importante reliquia: un'ampollina di vetro con il sangue del santo in polvere, custodita nella parrocchiale, giù al borgo. C’erano anni in cui mio nonno era il massaro di San Zuàn (San Giovanni).


A luglio, mese del grano e della mietitura, non c’erano dì-‘d-märca.

Ad agosto la festa della Madonna della Neve, la prima domenica del mese; quindi san Lorenzo, oggi noto per le stelle cadenti (un tempo, a Saliceto, occasione di una grande fiera dei buoi e del grano). Infine la festa dell’Assunta a metà mese, oggi più nota come Ferragosto: le feriae dell’imperatore Augusto che all’epoca corrispondevano al riposo dopo la trebbiatura; oggi momento privilegiato per le vacanze estive.

A settembre san Michele: la festa successiva alla vendemmia, quasi a siglare l’inizio dell’autunno.
A ottobre, mese della raccolta dei frutti e della prima aratura, non c’erano di-‘d-märca, similmente a luglio.

A novembre i Santi, festività antichissima a metà strada tra l’equinozio d’autunno e il solstizio d’estate, quando sono addobbati i cimiteri e vengono commemorati i morti. Poi San Martino, giorno della grande fiera in tutti i paesi, in cui si stipulavano i contratti agrari, inclusi quelli dei mezzadri soggetti a continui traslochi (in piemontese ancora oggi “fè san Marten” significa traslocare). Infine sant’Andrea, ultimo giorno del mese: altra occasione di fiere, quando si mangiavano le trippe in umido, durante cene collettive.



A dicembre santa Lucia, allorché la luce solare sembra spegnersi, dando origine ai dodici giorni più corti dell’anno. Poi, finalmente, il santo Natale, con la magica notte della vigilia da tutti apprezzata, soprattutto dai bambini. Infine, sull’almanacco, che includeva anche il primo mese dell’anno successivo, erano evidenziati i dodici giorni del “dodekaemeron”: la dodecade di Giano; i giorni “che vanno” da Santo Stefano (26 dicembre) all’Epifania (6 gennaio). Secondo la tradizione, le condizioni meteorologiche del 26 dicembre paleserebbero il clima del successivo mese di gennaio; quelle del 27 dicembre il clima del mese di febbraio, e così via... Un tempo magico, sospeso, che racchiude la morte dell’anno vecchio e la nascita dell’anno nuovo, secondo una visione ciclica, a spirale, del divenire dell’universo dal microcosmo al macrocosmo. Un periodo collegato anche all’epatta.

(Da: Guido Araldo, Mesi Miti Mysteria)