lunedì 21 luglio 2014

Taranto 1918. L'ammutinamento del British West Indies Regiment

Navigando in rete abbiamo trovato un interessante studio sui volontari afro-americani delle colonie inglesi caraibiche nella prima guerra mondiale. Ne riscriviamo la parte che ci pare più interessante.

Giorgio Amico

Taranto 1918. L'ammutinamento del British West Indies Regiment




Con lo scoppio della prima guerra mondiale nel 1914, migliaia di volontari dalle Indie Occidentali raggiunsero l'esercito britannico. Erano uomini di colore, incoraggiati a farlo da integrazionisti come Marcus Garvey (1) con l'argomentazione che se avessero mostrato la loro lealtà alla corona inglese sarebbero poi stati trattati come eguali.

Inizialmente il Segretario di Stato per la Guerra Lord Kitchener rifiutò l'utilizzo di soldati di colore, ma l'intervento del re Giorgio V e la necessità di truppe resero poi la cosa possibile.

E così migliaia di afroamericani delle Indie Occidentali si arruolarono volontari. Il loro viaggio per l'Inghilterra fu lungo e pericoloso. Centinaia, dirottati in pieno inverno ad Halifax (Canada), soffrirono di assideramento e furono rimpatriati senza alcun riconoscimento del servizio prestato e dell'invalidità sofferta.

Nel 1915, fu formato il British West Indies Regiment raggruppante i volontari caraibici. Ma i comandi non si fidavano delle truppe di colore. Arrivati in zona di guerra, i reparti non ricevettero armi, riservate ai soldati bianchi, e furono assegnati al faticoso e pericoloso lavoro di portare munizioni, stendere reticolati e linee telefoniche sotto il fuoco nemico.

Le condizioni di vita erano terribili per uomini provenienti dai Tropici. Un poema anonimo, composto in trincea, The Black Soldier's Lament, mostra l'amarezza dei soldati. Una strofa dice:

Dalla trincea profonda andiamo verso il cielo.
Non siamo truppe combattenti eppure moriamo.

Durante la guerra, 15600 uomini inquadrati in 12 battaglioni servirono con le Forze Alleate. Due terzi di essi provenivano dalla Giamaica e il resto da Trinidad e Tobago, Barbados, Bahamas, Honduras britannico (Belize), Grenada, Guiana britannica (Guyana), Leeward Islands, St. Lucia e St. Vincent.

Furono impiegati in numerose aree di combattimenti contro i turchi in Palestina, Giordania e Mesopotamia (Iraq) e in Francia, Italia e Egitto.



Dopo l'armistizio dell' 11 Novembre 1918, gli 8 battaglioni presenti in Francia e Italia furono concentrati a Taranto per essere smobilitati. Ad essi si aggiunsero tre battaglioni dall'Egitto e dalla Mesopotamia. I soldati caraibici furono impiegati in attività faticose e degradanti come costruire pulire le latrine per i soldati bianchi (italiani compresi). Ne risultò un risentimento diffuso, accresciuto dalla scoperta che ai soldati inglesi bianchi veniva data una indennità di smobilitazione negata ai neri.

Il 6 dicembre quegli uomini ne ebbero abbastanza. I soldati del IX Battaglione si rivoltarono contro i loro ufficiali. Lo stesso giorno, 180 sergenti indirizzarono una petizione al Segretario di Stato lamentando le discriminazioni patite.

L'ammutinamento durò 4 giorni. Il 9 dicembre fu la volta del X Battaglione a ribellarsi contro l'ordine del proprio comandante di pulire le latrine dei soldati italiani.

Gli ammutinati furono circondati da reparti armati di mitragliatrici e costretti alla resa. I reparti furono sciolti e i soldati mandati in altre unità più sicure. Circa 60 soldati furono processati per ammutinamento e condannati a pene varianti da 3 a 5 anni di carcere, mentre i due militari considerati gli istigatori della rivolta furono condannati rispettivamente a 20 anni e alla fucilazione. Il reggimento fu sciolto nel 1921.

Sebbene l'ammutinamento fosse stato represso, il malcontento persisteva e il 17 dicembre un gruppo di soldati si riunì in assemblea per discutere la questione dei diritti dei neri e dell'autodeterminazione nelle Indie Occidentali (Caraibi). Dalla riunione nacque un'organizzazione, la Caribbean League, per portare avanti questi obiettivi.

In un altro incontro, il 20 dicembre, diretto da un sergente, si sostenne che "i neri delle Indie Occidentali avrebbero dovuto vedere riconosciuto il loro diritto alla libertà e all'autogoverno e che, se fosse stato necessario, per ottenere questo obiettivo si sarebbe dovuto usare la forza”. Questa dichiarazione fu accolta con applausi dalla maggioranza dei presenti. I soldati decisero uno sciopero generale per più alti salari da organizzare al loro ritorno in patria.

La richiesta corrispondeva a ciò che stava accadendo nelle colonie caraibiche inglesi (St. Lucia, Grenada, Barbados, Antigua, Trinidad, Giamaica e Guiana) dove negli anni di guerra si stavano per la prima volta sviluppando ondate di violenti scioperi per i diritti politici e sindacali dei lavoratori di colore che rappresentavano la quasi totalità della popolazione.

E' in questo contesto che i soldati tornarono a casa e non trovarono ad attenderli né fanfare né parate che celebrassero il loro sacrificio patriottico. Furono accolti da truppe (bianche) con le mitragliatrici puntate sui moli. Migliaia di ex soldati furono deportati a forza a Cuba e in Venezuela.

Partiti per combattere per l'Inghilterra, quei soldati tornavano come nemici dell'Impero, accesi da idee rivoluzionarie a cui non era estraneo ciò che stava accadendo in Russia dove consigli di operai e soldati avevano deposto la monarchia e instaurato un nuovo ordine socialista.

Nonostante la repressione, anche nei Caraibi inglesi il dopoguerra segnò l'inizio di un'ondata di lotte a causa della crisi economica causata dalla guerra. Dopo l'esperienza in Europa, molti degli ex soldati del British West Indies Regiment si trovarono alla testa delle lotte. Come nell'Italia del 1919-20 i reduci smobilitati chiedevano il mantenimento delle promesse fatte all'inizio della guerra di una società più libera e giusta. Trattati ancora come schiavi, i proletari di colore delle Indie Occidentali avevano preso coscienza nelle trincee di Francia e Italia dei loro diritti. Un'esperienza che non avrebbero più dimenticato.

Dall'esperienza della guerra (e della rivoluzione russa) nasceva anche nelle Antille un movimento di liberazione antimperialista che avrebbe poi trovato in CLR James il suo cantore e rappresentante.




1) Marcus Mosiah Garvey (Saint Ann's Bay, 1887 – Londra, 1940) politico e scrittore giamaicano. Lottò negli Stati Uniti e nei Caraibi in difesa degli afroamericani, predicando il ritorno in Africa da parte dei discendenti degli schiavi. Per questo fu perseguitato e costretto all'esilio.