mercoledì 1 aprile 2020

Antonio Gramsci a Savona. Nascita della Federazione comunista ligure




Giorgio Amico

Gramsci a Savona

Terza parte. Nascita della Federazione comunista ligure

L'occupazione delle fabbriche permette comunque a larghi strati della classe operaia di fare un'esperienza politica preziosa e di comprendere come il Partito socialista sia ormai inutilizzabile come guida del processo rivoluzionario. Al di là delle roboanti enunciazioni verbali, il partito resta una organizzazione di propaganda elettorale senza un vero e proprio legame diretto con le masse alle quali si rivolge soprattutto attraverso la Confederazione Generale del Lavoro. Le sezioni socialiste godono ancora della massima autonomia, senza alcuna forma efficace di collegamento, senza una direzione politica comune a livello provinciale e regionale.
Complessivamente il PSI, che alla fine del XIX secolo e al principio del XX, era stato un elemento di modernità che aveva contribuito a svecchiare la politica dell'Italia post-unitaria, si rivela ora invecchiato e del tutto inadeguato a dirigere unitariamente su scala nazionale il moto che agita milioni di proletari delle città e delle campagne. (8)
Nel 1914 era stato Mussolini, su posizioni nazionalistiche e interventiste, a rompere con il partito proprio per questa evidente incapacità di cogliere e interpretare lo stato d'animo del paese. Ora è la sinistra comunista che si rifà al modello bolscevico e all'esempio russo a tirare conclusioni sostanzialmente analoghe e a iniziare a pensare alla necessità di un altro tipo di partito. Insomma, messo alla prova, il Partito Socialista non supera l'esame della guerra e delle convulsioni del dopoguerra. Ma, come dimostrerà poi l'avvento al potere di Mussolini, è l'intero sistema politico a collassare.

Alla fine del 1920 la crisi nel PSI precipita- Anche nelle sezioni liguri si fa strada la convinzione dell'insufficienza della direzione massimalista e si intensifica l'azione di propaganda e di proselitismo svolta dagli elementi rivoluzionari. Il partito in Liguria e a Savona è diviso fra una minoranza di riformisti, una maggioranza di massimalisti e una consistente minoranza di comunisti. quest'ultima componente risulta a sua volta divisa fra una maggioranza sulle posizioni di Antonio Gramsci e del gruppo de "l'Ordine Nuovo" ed una piccola minoranza concentrata a La Spezia e Sanremo che si collega alla frazione comunista astensionista di Amadeo Bordiga e al giornale "Il Soviet".
Il 15 ottobre si costituisce ufficialmente a Milano la Frazione comunista con un manifesto programmatico firmato da Gramsci, Misiano, Polano, Terracini, Bordiga, Bombacci e Fortichiari. Principale esponente e animatore della Frazione è il napoletano Amadeo Bordiga, ma ad essa partecipano anche Gramsci e i torinesi de "l'Ordine Nuovo", la quasi totalità della Federazione Giovanile, i milanesi vicini a Fortichiari e il gruppo dei massimalisti di sinistra capeggiato da Bombacci. Due settimane più tardi in vista dell'ormai imminente XVII Congresso del PSI la Frazione tiene un suo convegno a Imola per fare il punto sulla situazione e deliberare sulla tattica da seguire.

La scissione del partito è ormai all'ordine del giorno. Anche a Savona il clima all'interno della sezione si fa ben presto incandescente. Il 27 novembre la componente comunista si riunisce nei locali della Camera del lavoro, mentre la Sezione socialista di Vado aveva pochi giorni prima deciso compattamente di aderire alla "Frazione comunista secessionista". Savona risulta essere in Liguria la realtà in cui la frazione comunista è più consistente e ha la maggiore presa sulla base socialista. Al congresso della sezione su 535 iscritti ben 306 si schierano con i comunisti, 143 con i massimalisti e solo 86 con i riformisti.

"Uno dei centri più importanti dell'Italia proletaria - scrive Bandiera Rossa - si è pronunciato per la radicale rinnovazione del Partito, per l'adesione leale e incondizionata alla Terza Internazionale, per la separazione del comunismo che è dottrina e azione rivoluzionaria della classe, dal riformismo, che si risolve in collaborazione diretta o indiretta con la borghesia. I compagni delle sezioni del savonese hanno compiuto con la loro adesione alla frazione comunista un atto che dimostra la loro preparazione politica, la loro fede, la loro energia rivoluzionaria. Il gesto dei compagni del savonese avrà una grande ripercussione sui compagni della Liguria tutta, che per le sue condizioni geografiche, per il suo sviluppo industriale e per la maturità della sua classe proletaria è destinata ad essere una delle più grosse regioni della nuova Italia comunista".

Il 12 dicembre a Genova, presso la Lega dei Panettieri in Vico Oliva, si svolge il congresso regionale della Frazione Comunista Ligure. Sono presenti delegati delle sezioni di Lavagna, Santa Margherita, quinto, Struppa, Rivarolo, Bolzaneto, San Quirico, Pontedecimo, Pra, Campoligure, Savona, Vado, Bergeggi, Quiliano, Pietrabruna, Cervo e Sanremo. Tutte sezioni in cui i comunisti avevano ottenuto la maggioranza. Sono presenti inoltre i gruppi comunisti minoritari delle sezioni di Genova, Sanpierdarena, Cornigliano, Sestri Ponente, Borzoli, Voltri, Albenga, Diano S. Pietro, Oneglia, Porto Maurizio, Bordighera.
All'unanimità viene decisa la costituzione di un comitato regionale, composto da quattro delegati di Genova, due di Savona, due di Porto Maurizio e uno ciascuno per la Val Polcevera, La Spezia e Chiavari, per "curare il lavoro di preparazione e coordinamento per il prossimo congresso nazionale. di inquadrare le sezioni e i gruppi comunisti, di formare nuovi gruppi, di costituire delle branche comuniste in ogni organizzazione economica".
Viene inoltre espressa piena solidarietà al Comitato Esecutivo della Terza Internazionale in relazione ai travagliati rapporti intercorsi tra questo e la Segreteria nazionale del PSI. A rappresentare il circondario savonese vengono chiamati Mario Accomasso e alberto Mussio.

Il neocostituito comitato regionale della Frazione Comunista Ligure si riunisce a Genova nella prima settimana del gennaio 1921 e delibera di impegnare i suoi delegati al Congresso di Livorno ad attenersi strettamente alla mozione di Imola, non accettando alcun compromesso con gli "unitari" di serrati e di agire in modo che dal congresso si esca con la scissione del PSI e la costituzione del Partito Comunista.
Al Congresso di Livorno la Liguria dispone complessivamente di 6.515 voti. Agli unitari di Serrati toccano 3.929 voti pari al 60,3 per cento, ai comunisti 2.357 voti pari al 35,8 e ai concentrazionisti (i riformisti) appena 249 pari al 3,8 per cento. Delegato per Savona al congresso sarà il sindaco della città Mario Accomasso.

8. G. Manacorda, Il socialismo nella storia d'Italia, Laterza, Bari 1972, p. 432.

3. Continua