lunedì 19 dicembre 2022

Camillo Prampolini, La predica del Natale (1897)

 




LA PREDICA DEL NATALE

(Dedicato alla donne cattoliche)


Quando i contadini e i giornalieri uscirono dalla chiesa, videro sulla strada un uomo che, salito su un tavolo e circondato da alcuni del villaggio, cominciò a parlare. 

Si avvicinarono.

Era il giorno di Natale, e quell’uomo diceva:



Siete voi cristiani?

Lavoratori! Ancora una volta voi avete festeggiata nelle vostre case e nella vostra chiesa la nascita di Gesù Cristo. Ma interrogate la vostra coscienza: siete ben sicuri di meritare il nome di cristiani? siete ben sicuri di seguire i principii santi predicati da Cristo e pei quali egli morì?

Badate! Voi vi dite cristiani, perché recitate le preghiere che vi insegnarono i vostri parenti; perché andate alla messa e alla benedizione; perché infine vi confessate, vi comunicate e osservate tutte le altre pratiche del culto cattolico.

Ma credete voi che questo basti per chiamarsi cristiani?

Voi non potete crederlo, o amici lavoratori. Non potete crederlo, perché diversamente – se si dovesse ammettere che il cristianesimo consista nelle sole pratiche del culto cattolico – si dovrebbe arrivare alla strana, assurda, ridicola conclusione che i primi e più devoti seguaci di Cristo e lo stesso Cristo in persona… non furono cristiani!


I primi cristiani – Come furono perseguitati


Voi sapete, infatti, che quasi duemila anni or sono, quando Cristo cominciò a predicare la sua fede, non c’erano né curati, né parroci, né vescovi, né cardinali, né papi e neppure “chiese” nel senso che voi date a questa parola. Gesù – il figlio del povero falegname di Nazaret – andava per le vie e per le piazze a spiegare le sue dottrine.

Voi sapete che egli era quasi solo contro tutti; che lo seguivano soltanto degli umili popolani: dei pescatori, degli artigiani, delle povere donne e dei ragazzi; che i ricchi e i sacerdoti del suo paese, i farisei e gli scribi lo derisero dapprima come un matto e poi, quando videro che le sue idee si facevano strada, lo fecero arrestare come un perturbatore dell’ordine, come nemico della società e della religione: e – stoltamente iniqui, credendo di seppellire con lui il suo pensiero – lo trassero a morte, condannandolo al crudele e infamante supplizio della croce.

Voi sapete che per trecento anni i suoi seguaci continuarono ad essere vittime delle più feroci persecuzioni. Considerati quali malfattori; odiati nei primi tempi anche dal popolo, che in generale era ancora troppo ignorante, superstizioso ed incivile per comprendere il loro ideale; lapidati, gettati in pasto alle fiere, uccisi a migliaia, essi dovevano nascondere la loro fede quasi fosse un delitto: e per trovarsi insieme qualche ora tra fratelli, lontani dai nemici, a parlare delle loro dolci speranze, dovevano cercar rifugio sotto terra, nel silenzio solenne delle catacombe.

Voi sapete che finalmente, dopo tre secoli di lotta, al tempo dell’imperatore Costantino – quando il loro numero fu cresciuto al punto che ormai quasi tutto il popolo era con loro, e i potenti si accorsero che le persecuzioni erano inutili – le persecuzioni cessarono.

E allora anche i ricchi, anche i re e gli imperatori e tutti vollero dirsi cristiani. E Cristo fu adorato come Dio.


Gesù Cristo e le preghiere


Sorsero appunto allora le prime “chiese”, apparvero allora i primi preti, i quali poi andarono via via moltiplicandosi e introdussero l’uso della messa, della benedizione, della confessione e di tutte le altre cerimonie cattoliche, quali sono adesso.

Ma Gesù e i suoi primi e grandi discepoli non praticarono nessuno di questi usi. Anzi (sta scritto nel Vangelo) Gesù chiamava ipocriti quei tali che al suo tempo “amavano di fare orazione, stando ritti in piè” – com’egli diceva – “nelle sinagoghe e ne’canti delle piazze, per essere veduti dagli uomini”. E insegnava che la sola cerimonia religiosa, la sola preghiera da farsi era il Pater noster, che ognuno doveva recitare solitariamente nella propria stanza.

Ora: vorrete voi dire, amici miei, che Gesù Cristo non era cristiano? Vorrete voi dire che non erano cristiani quei generosi popolani, padri vostri, che con lui, sfidando le persecuzioni e il martirio, furono i veri fondatori del cristianesimo?

Voi non direte certamente una simile assurdità.


Il “regno di Dio”


Ma allora perché furono cristiani quegli uomini, che pur non andavano a messa e non conobbero preti né chiese?

In che consiste dunque veramente la dottrina di Cristo? Quali erano i principii che egli predicava e che suscitarono tanto rumore e tanta guerra intorno a lui e a’suoi seguaci?

Eccoli qui, o lavoratori, i principii essenziali del cristianesimo, i principii che bisogna seguire se si vuole davvero essere cristiani.

Gesù era profondamente convinto che gli uomini fossero tutti figli di uno stesso padre celeste: Dio; e Dio egli lo concepiva come un essere infinitamente giusto e buono.

Ora, come mai – egli si domandava – come mai esistono nel mondo tante ingiustizie? Come mai gli uomini sono divisi in ricchi e poveri, in padroni e schiavi? Come mai vi sono gli Epuloni viventi nel lusso e i Lazzari tormentati dalla più crudele miseria? È possibile che Dio – il padre infinitamente giusto e buono – voglia queste inique disuguaglianze tra i figli suoi?

No – egli pensava – evidentemente queste disuguaglianze derivano solo dall’ignoranza e dalla malvagità degli uomini. Dio non può volerle. Certamente, Dio le condanna. Certamente, Dio vuole che gli uomini vivano come fratelli – distribuendosi in pace e giustizia la ricchezza comune – e non già vivano come lupi in lotta l’uno contro l’altro, godendo gli uni della miseria degli altri.

Dunque – diceva Gesù ai suoi compagni – noi dobbiamo far guerra a questo doloroso e brutto regno dell’ingiustizia in cui siamo nati; noi dobbiamo volere, fortemente volere il regno della giustizia, dell’uguaglianza, della fratellanza umana, perché questo è il regno che Dio vuole fra gli uomini; noi dobbiamo persuadere i nostri fratelli che esso è possibile e non è un sogno. Dobbiamo trasfondere in loro la nostra fede, e il “regno di Dio” si avvererà....

Questo, o lavoratori, questo era il pensiero, e questa fu la predicazione di Cristo.

Un odio profondo per tutte le ingiustizie, per tutte le iniquità, un desiderio ardente di uguaglianza, di fratellanza, di pace e di benessere fra gli uomini; un bisogno irresistibile di lottare, di combattere per realizzare questo desiderio – ecco l’anima, l’essenza, la parte vera, santa ed immortale del cristianesimo....


Siete cristiani?


Ed ora ditemi: siete voi cristiani? lo sentite voi questo benefico odio pel male? lo sentite voi questo divino desiderio del bene? Voi che cosa fate per combattere il male? che cosa fate per realizzare il bene?

Perché – badate, amici miei! – voi potete anche andare in chiesa ogni giorno; voi potete ogni giorno confessarvi e comunicarvi; voi potete recitare quante preghiere volete; ma se assistete indifferenti alle miserie e alle ingiustizie che vi circondano, se nulla fate perché esse debbano scomparire, voi non avete nulla di comune con Cristo e i suoi seguaci, voi non avete capito nulla delle loro dottrine, voi non avete il diritto di chiamarvi cristiani...

Ebbene, in questo giorno di Natale, mentre voi festeggiate la nascita dei Nazareno, io che appartengo al partito socialista, sono qui a dirvi: siate cristiani, o lavoratori, ma siatelo nel vero ed alto senso della parola!


Cristo non fu ascoltato


II “regno di Dio” voluto da Gesù, non fu ancora attuato, Passati i pericoli dei primi anni del cristianesimo, molti vollero dirsi cristiani, ma quasi nessuno si ricordò de’principii di Cristo.

Ed ora – voi lo vedete – le disuguaglianze e le miserie che egli ha combattuto sono più vive che mai. Il mondo è devastato e insanguinato dal sistema capitalista, che è il sistema dello sfruttamento, della speculazione, della concorrenza, della guerra.

E appunto perciò io dico a voi uomini e donne: siate cristiani – cioè combattete questo iniquo e barbaro sistema economico, frutto dell’egoismo individuale, che colpisce principalmente voi e i vostri fratelli di lavoro e che dissemina sulla terra lutti e rovine.

È venuto il tempo in cui il sogno di Cristo può essere finalmente realizzato. Basta che i lavoratori lo vogliano.


Lavoratori, organizzatevi!


Se i lavoratori dei campi e delle città si daranno la mano; se avranno fede nella giustizia; se comprenderanno che gli uomini sono uguali e che per conseguenza nessuno ha diritto di dirsi padrone di un altro e di vivere a spese altrui, ma tutti hanno l’obbligo di prendere parte al lavoro necessario alla via di tutti; se per vivere umanamente – cioè per diventare liberi, per non aver padroni e godere insieme l’intero frutto delle loro fatiche – i lavoratori, invece di vivere isolati e di farsi concorrenza, metteranno in pratica il precetto di Cristo: Amatevi gli uni cogli altri siccome fratelli, e formeranno dovunque le loro organizzazioni; allora, davanti alla loro crescente e sempre più capace organizzazione, le ingiustizie sociali scompariranno come si dileguano le tenebre dinanzi al sole che nasce. E sorgerà così il mondo buono e lieto della solidarietà umana agognato da Cristo, il “regno di Dio”.

Lavorate a farlo sorgere, o lavoratori!

Se non per voi, fatelo per i vostri figli; i quali – poiché li generaste – hanno bene il diritto che voi vi adoperiate in ogni modo, affinché non siano essi pure costretti a vivere la vita misera e serva che da secoli voi vivete.

Unitevi, organizzatevi! per voi, per le vostre donne, pei vostri bambini; per la difesa dei vostri più indiscutibili diritti; per la redenzione doverosa della vostra classe!

Per voi e per tutti, o lavoratori, abbiate fede nel bene, sappiate volerlo, – sorgete, lottate perché la giustizia sia!


Beati coloro….!”


Solo in questo modo voi potrete dirvi veramente seguaci di Cristo e raggiungerete la meta ch’egli intravvide e per la quale egli e mille martiri generosamente si sacrificarono.

Lo disse Gesù istesso nel suo famoso “Discorso della Montagna”.

Beati coloro che sono affamati e assetati di giustizia, perciocché saranno saziati”!

Beati coloro che son vituperati e perseguitati per cagion di giustizia!”

Prendete a guida della vostra vita queste parole, o amici lavoratori, e voi sarete.... socialisti.

Sì, voi sarete con noi, voi lotterete tutti al nostro fianco, perché noi socialisti siamo oggi i soli e veri continuatori della grande rivoluzione sociale iniziata da Cristo.

Siamo noi “gli assetati di giustizia”. Siamo noi che, in nome dell’uguaglianza umana leviamo alta un’altra volta la bandiera dei poveri, dei diseredati, dei piccoli, degli umili, degli oppressi, degli avviliti, dei calpestati! Siamo noi che – innalzando un inno al lavoro produttore d’ogni ricchezza – annunziamo ai ricchi padroni del mondo il trionfo immancabile e il regno dei lavoratori; noi che ci sforziamo ad affrettare questo regno; noi i “vituperati e perseguitati per cagion di giustizia”.





Camillo Prampolini



Quello che verrà definito “l'apostolo dei braccianti” nasce nel 1859 a Reggio Emilia da una famiglia della media borghesia. Dopo gli anni dell'infanzia e dell'adolescenza, segnati da una forte formazione cattolica che così tanto si farà sentire nei suoi scritti, durante gli studi universitari si converte alle idee socialiste. Laureatosi in legge, inizia la sua attività di militante politico nel 1882 partecipando alla redazione del giornale internazionalista reggiano Lo Scamiciato.

Nel 1886 fonda un suo giornale, La Giustizia, che dirigerà fino al suo ultimo numero nel 1925. Tra i fondatori del PSI, ne dirige l'organo centrale Lotta di classe.

Vivendo in una provincia agraria come quella reggiana, Prampolini si dedica con tutte le sue forze alla “evangelizzazione” socialista dei contadini e alla creazione di cooperative sia di produzione che di consumo. Alla fine delle prima guerra mondiale se ne conteranno più di duecento. Un'opera instancabile di organizzazione che il fascismo spazzerà via fra il 1921 e il 1922.

Esponente di un socialismo riformista, umanitario e non violento, dalle forti venature religiose, Prampolini, deputato alla Camera dal 1890 al 1921, nel 1914 si schiererà contro la guerra e poi contro il fascismo.

Con l'avvento della dittatura è costretto ad abbandonare la politica e a lasciare Reggio Emilia per trasferirsi a Milano, dove trova lavoro come contabile.

Nonostante le tante cariche rivestite nel corso della sua vita, muore in povertà nel 1930, esempio fulgido di estrema coerenza e di onestà.


G.A.