sabato 3 aprile 2010

Guido Seborga, Lettera dalla costa di Ponente



Non si sceglie dove nascere, ma dove vivere si. Per questo Guido Seborga, nato a Torino, resta la voce più autentica dell'estremo Ponente ligure. Ma la Liguria di Seborga non è un paesaggio disabitato, una cartolina. A Seborga interessavano gli uomini e le donne, soprattutto gli invisibili, quelli di cui nessuno parla, quelli che non interessano a nessuno. Quinto lo scaricatore, Milano l'operaio cacciato dalla fabbrica, Desdemona la calabrese, così simili nell'ingiustizia patita ai dannati della terra che oggi affollano le nostre strade e che tutti ci sforziamo di non vedere.


Guido Seborga

Lettera dalla costa di Ponente


La Liguria, si sa, è stata portata alla ribalta dell'attenzione nazionale ed internazionale soprattutto dal turismo. La costa di ponente, dove piove meno che in ogni altra parte d'Europa, e che si continua nella Costa Azzurra, ha degli aspetti diversi dal resto della Liguria. Qui le coltivazioni dei fiori, qui la zona di confine con il suo particolare esotismo, qui una popolazione meno stabile, più inquieta ancora che altrove, e negli ultimi anni l'addensarsi, nel solo tratto Imperia-Ventimiglia, di più di seimila meridionali; qui, dopo l'altra guerra, una specie di dominio inglese, quasi tutti coloniali che, non sopportando più il clima di Londra, venivano a stabilirsi nelle ville con la famiglia e creavano una loro particolare società, ma bisogna obbiettivamente riconoscere che avevano un grande rispetto per le ville in cui abitavano, per la natura, la vegetazione, i giardini, come- purtroppo non hanno oggi le autorità italiane che permettono che il paesaggio incantevole sia deturpato dalle più inutili architetture modernastre, che lasciano a bocca aperta i nostri avanguardisti di provincia.

E' da notare intanto che se la popolazione dell'entroterra è quasi sempre di antica origine ligure, quella sulla costa è molto mista, e spesso abbonda di piccoli o grandi avventurieri, i quali s'impadroniscono delle leve di comando; gente spesso senza stile e senza gusto, nociva oltre al resto, anche al turismo, e che non aiuta per nulla le coltivazioni (manca l'acqua), che tirano avanti per esperienze empiriche o tradizionalistiche, più che per studi seri e scientifici (mancano completamente i laboratori). Vita antichissima, in questo azzurro intenso e delirante, ove i colori dei garofani, delle mimose, delle rose, il profumo dei gelsomini, ove la vegetazione tropicale, ove il ritorto e dolente ulivo, creano atmosfere piene d'amore; e il Capo Ampelio proteso sul mare di Bordighera, che passa per la perla della costa, ha un'apertura dinamica piena di violenza e di forza: è infatti il capo che più si sporge nel mare e lo si vede da tutta la Costa Azzurra. Una sporca e miserevole rovina, un vecchio casinò, semidistrutto dal mare e dall'ultima guerra, se ne sta tronfio e bucato, quasi ad accusare coloro che non hanno sentito il dovere almeno di distruggerlo. E' un luogo meraviglioso: ricchi giardini, mare aperto, una delle più belle scogliere. Abbiamo proposto con Jean Coeteau, che ci venne a trovare dalla vicina Villefrance, con altri artisti della zona e italiani, di farne un centro artistico-teatrale di prim'ordine, ad interesse di tutta la zona, e non solo per qualche gruppo particolare; ma per ora se ne sa nulla. Dal tempo del fascismo pare che sia Sanremo a poter decidere su tutta la regione, certo che i cittadini non sono mai al corrente di nulla, chi governa governa e molti sono indifferenti o oziosi: la caratteristica italiana è qui come altrove. E che vita sono costretti a condurre i meridionali che sono finiti quassù, forse, col miraggio di passare la frontiera. La popolazione della costa di ponente, come quasi tutte le popolazioni di confine o dove c'è molto movimento turistico, è scaltrita e modernamente evoluta. I meridionali arrivano con le loro abitudini e con i loro costumi che sono assai meno liberi di quelli dei liguri e della popolazione abituata a sconfinare e a molti mestieri instabili e diversi.

Per quanto Ventimiglia sia piena di agenti, il contrabbando è assai frequente; e come non denunciare quella specie di mercato umano (qui li chiamano i fenicotteri), che consiste nel far passare il confine a dei disgraziati che sono stati illusi di trovar dall'altra parte gioie e lavoro; ma anche . se il confine passato clandestinamente è superato, dall'altra parte non si trovano i promessi contratti e si finisce nelle mani dei gendarmi francesi che fanno il loro servizio. Per questo passaggio, mercanti di carne umana truffano gli ultimi soldi (a volte cinquanta, centomila lire) a questi poveri diavoli e la cosa si ripete purtroppo assai frequentemente.

Si dice che un soggetto cinematografico tratto dal romanzo Morte d'Europa che sto terminando, dove si accenna anche a questi illusi, non sia piaciuto ai circoli delle varie precensure. Si sa come vanno a finire queste cose: passano mesi, anni, poi viene il legionario del film, e sullo stesso argomento trae magari un altro soggetto, di quelli dove la realtà è travisata o modificata, e allora forse il film si può fare.

Questa mia lettera agli amici di Momenti, sia un invito a discutere questi ed altri problemi, e a combattere certe forme d'incompetenza, di conformismo e di mancata struttura democratica, che tendono a perpetuare situazioni che degradano un paese di antica civiltà come il nostro.


(Da: Momenti,maggio–giugno 1954)