venerdì 3 aprile 2020

Antonio Gramsci a Savona. Il discorso al Teatro Chiabrera e il primo congresso del PC ligure




Si conclude con l'arrivo a Savona di Gramsci, che tiene un seguitissimo discorso al Teatro  Chiabrera, la ricostruzione dei primi passi del Partito Comunista  a Savona.

Giorgio Amico


Gramsci a Savona

Quinta parte. Il Primo Congresso della Federazione Comunista Ligure

I primi mesi di vita del neo-costituito Partito comunista vengono dedicati interamente al lavoro organizzativo. Occorre collegare fra di loro le sezioni, tenere i contatti con i compagni isolati, costruire una solida frazione nel sindacato. E ciò con un quadro dirigente che, nonostante l'entusiasmo e l'impegno profuso nel lavoro politico, risente ancora notevolmente dei vecchi guasti del massimalismo sia a causa dell'insufficiente preparazione sia per i ricorrenti atteggiamenti verbalisti e personalistici.
Pur senza essere una grossa organizzazione, il Partito comunista nel corso del 1921 può contare in tutta la regione su circa 1.800 iscritti raggruppati in 52 sezioni. È una forza che va guidata, occorre decidere se il Partito deve organizzarsi in un'unica federazione regionale o su due federazioni provinciali. I comunisti savonesi sono per la prima soluzione, già adottata provvisoriamente dal congresso di frazione del dicembre 1920. Sede della Federazione regionale dovrebbe essere proprio Savona sia perché la città rappresenta il punto di maggior forza organizzativa e politica del PCd'I in Liguria, basti pensare alla direzione del Comune, sia per gli stretti legami con Torino sede de "l'Ordine Nuovo" e centro nevralgico del movimento comunista nell'Italia nord-occidentale.
I comunisti genovesi sono in maggioranza favorevoli, ma una minoranza sostiene la necessità di mantenere la sede centrale a Genova per meglio portare avanti, si sostiene, la lotta al riformismo ancora assai influente tra il proletariato del capoluogo.

Un altro gravoso problema in discussione è quello della tattica dei comunisti in campo sindacale. Fin da Livorno il Partito, rifiutando la sterile via dello scissionismo e della creazione di un sindacato proprio, ha optato per un lavoro sistematico e organizzato all'interno ella Confederazione Generale del Lavoro per strapparne la direzione ai riformisti.

"Il Partito Comunista - si legge in un manifesto del Comitato Centrale - intraprenderà, fedele alla tesi tattiche dell'Internazionale sulla questione sindacale, la conquista della CGL, chiamando le masse organizzate ad un 'implacabile lotta contro il riformismo ed i riformisti che vi imperano.
Il Partito Comunista non invita quindi i suoi aderenti ed i proletari che lo seguono ad abbandonare le organizzazioni confederali, bensì li impegna a partecipare intensamente all'aspra lotta che si inizia contro i dirigenti
Non è certo questo breve e facile compito, soprattutto oggi che molti sedicenti avversari del riformismo depongono la maschera e passano apertamente dalla parte dei D'aragona, con i quali militano insieme nel vecchio partito socialista.
Ma appunto per questo il Partito Comunista fa assegnamento sull'aiuto di tutti gli organi proletari sindacali che conducono all'esterno la lotta contro il riformismo confederale e li invita, con un caldo appello, a porsi sul terreno della tattica internazionale dei comunisti, penetrando nella Confederazione per sloggiarne i controrivoluzionari con una risoluta e vittoriosa azione comune". (11)

È in effetti un compito gravoso per un partito giovane, organizzato ancora in modo rudimentale e che difetta di quadri sperimentati. Anche a Savona, dove pure i consensi nella classe operaia non sono mancati, le difficoltà si fanno ben presto sentire e proprio là dove i comunisti sono riusciti a radicarsi più in profondità. In molte situazioni, soprattutto di fabbrica, in cui i comunisti hanno strappato al vecchio PSI la maggioranza dei consensi, mancano quadri che sappiano sostituire nella quotidiana prassi sindacale i vecchi esponenti massimalisti. Questi quadri vanno formati alla svelta. Lo strumento da utilizzare a questo scopo sono i consigli di fabbrica che debbono diventare una vera scuola di comunismo per una nuova leva di militanti operai.
Sono proprio i comunisti savonesi, formatisi alla scuola di Gramsci e de "l'Ordine Nuovo", a imporre all'attenzione dell'intero partito queste tematiche con un articolo di Arturo Cappa, direttore di "Bandiera Rossa" e esponente di primo piano della sezione, su "l'Ordine Nuovo":

"In Liguria i comunisti hanno conquistato importanti Camere del Lavoro e sono in maggioranza in alcune Federazioni, come per esempio quella metallurgica, come in altre parti d'Italia il movimento precede con tale rapidità la preparazione sindacale del Partito che, per difetto di organizzatori comunisti, ci è molto difficile di sostituire, dove abbiamo avito la maggioranza, i vecchi elementi socialisti. (...) È necessario che, servendoci della pratica dei Consigli di fabbrica, il Partito Comunista si proponga di valorizzare ed educare al più presto i migliori elementi operai per farne dei buoni organizzatori.
Dobbiamo con tutti i mezzi impedire che la deficienza di uomini ci privi dei vantaggi che lo spirito rivoluzionario dà al Partito comunista. Nella Liguria la conquista delle organizzazioni ha per i comunisti una importanza preponderante, data la grande fioritura di organismi economici proletari e data la grande concentrazione industriale delle masse. la forza politica dei riformisti si appoggia sulle organizzazioni che devono essere con un piano sistematico strappate alla loro mani". (12)

Allo scopo di dibattere questi temi e di decidere in via definitiva quale debba essere la struttura organizzativa del partito, il 20 marzo si tiene a Savona nel Ridotto del Teatro Chiabrera il Primo Congresso della Federazione Regionale Ligure del PCd'I.
Al congresso prendono parte sessanta delegati in rappresentanza di quaranta sezioni. Sono pure rappresentate le redazioni di "Bandiera Rossa" e de "l'Ordine Nuovo", oltre che la Federazione Giovanile Comunista Ligure. Ma il protagonista assoluto è Antonio Gramsci, giunto per l'occasione da Torino e il cui arrivo a Savona è stato così ricostruito non senza una certa ingenuità che lascia trasparire il legame profondo anche affettivo che univa quegli uomini:

"Antonio Gramsci, stanco del lungo viaggio, scese dal treno guardandosi attorno nella ricerca di qualcuno che fosse lì ad aspettarlo; gli si avvicinò Alberto Mussio, il quale, pur non avendolo mai visto, ma reso edotto dal suo stato fisico, gli disse sicuro: 'Tu sei Gramsci'. E Antonio Gramsci gli rispose stupito: 'Si, sono Gramsci. come hai fatto a riconoscermi?' Egli fu ospite quella notte di Mario Accomasso, che appunto in vico Monturbano abitava l'appartamento sopra quello di Giovanni Michelangeli e dei suoi cognati, i fratelli Canepa Tomaso, Giuseppe, Giulio e Angelo, operai dell'officina Scarpa". (13)

Sarà proprio Giovanni Michelangeli, assessore comunale e membro della Commissione Esecutiva della Camera del Lavoro, ad aprire l'indomani i lavori del Congresso portando ai delegati il saluto dell'amministrazione comunale comunista, della Camera del Lavoro e della sezione savonese del partito.
La presidenza viene quindi assunta da Antonio Gramsci che pronuncia un discorso d'apertura fortemente polemico verso il Partito Socialista. Egli pone in rilievo il significato storico della scissione di Livorno e la validità della posizione comunista di fronte alla crisi interna di involuzione e disgregazione del Partito Socialista.
I dirigenti socialisti, afferma, non hanno compreso il significato storico della fondazione della Terza Internazionale e della sua lotta contro l'imperialismo e contro la socialdemocrazia. Proprio per questo non sono stati in grado di garantire un'autentica opera di direzione rivoluzionaria del possente moto proletario e le masse operaie sono state criminalmente condotte con un'imbelle fraseologia rivoluzionaria in una situazione caotica e pericolosa che apre la via al ritorno della reazione.
Si tratta di un vero e proprio tradimento, questa la conclusione di Gramsci, pronunciata fra scroscianti applausi:

"L'Italia è la patria di Maramaldo: in Italia dovremo fare i conti con i tradimenti più spudorati (...). In Italia si è verificato il caso di un 'partito rivoluzionario' che si è staccato dall'Internazionale; i controrivoluzionari russi hanno già sfruttato questo episodio (...) . Il Partito Comunista deve essere un organismo di tipo militare, e i suoi militanti devono raggiungere le più alte cime dello spirito di sacrifici per essere in grado di risollevare coloro che tanto in basso sono caduti. Il dovere dei comunisti liguri è ancora più grave: a Genova abbiamo avuto, prima che altrove, lo sviluppo delle tendenze controrivoluzionarie e piccolo borghesi della democrazia sociale, la quale crede di emancipare il popolo lavoratore creando delle aristocrazie operaie".

Dopo il discorso di Gramsci si apre la discussione sui temi riguardanti l'organizzazione, la stampa e la propaganda, la questione sindacale. L'argomento che monopolizza il dibattito è proprio quello relativo all'intervento nelle organizzazioni sindacali. Introduce la discussione Michelangeli con una relazione su "Movimento sindacale e Consigli di fabbrica".
Dopo una premessa sull'origine dei Consigli, l'oratore individua la loro funzione politica nella preparazione della classe alla gestione diretta dell'a produzione al fine di spezzare il dominio del capitale nella fabbrica, creare un ordine nuovo dei produttori, preparare gli operai alla rivoluzione proletaria. Sono, come si vede, le tesi de "l'Ordine Nuovo" incentrate sul concetto gramsciano di egemonia.
Al termine della discussione, che risulta vivacissima, il Congresso approva una mozione che impegna i comunisti a costituire frazioni di partito in tutte le organizzazioni sindacali al fine di conquistare le più vaste masse di lavoratori alle direttive politiche e sindacali del PCd'I. Occorre anche lavorare per la conquista ad una linea di classe delle Commissioni interne e per la costruzione in ogni azienda dei Consigli.

Per quanto riguarda i problemi organizzativi e della propaganda vengono approvate relazioni in cui si chiede "la preparazione di corpi armati" contro il nascente pericolo fascista e la centralizzazione nel Comitato Esecutivo Regionale di tutta l'attività di stampa per assicurare unità di indirizzo alla propaganda ed evitare il confusionismo e la demagogia tipici del vecchio PSI.
Il Congresso si chiude, infine, con la decisione di mantenere un'unica Federazione a livello regionale e la scelta con 1.174 voti contro appena 300 di Savona come sede di tale organismo. Segretario del nuovo Comitato Esecutivo Regionale viene nominato Arturo Cappa a ulteriore dimostrazione del peso determinante dei comunisti savonesi nel Partito. (14)

Si chiude così con il Congresso di Savona la prima fase di vita del Partito Comunista in Liguria. I comunisti del 1921, da Gramsci all'ultimo militante, erano fermamente convinti che la scelta operata a Livorno, anche se dolorosa, era stata necessaria. Gli anni che seguiranno, pur nell'imperversare della reazione fascista, dimostreranno inequivocabilmente che la scelta della parte più cosciente del proletariato italiano di avanzare sulla via di Lenin e dell'Ottobre era l'unica realisticamente in grado di assicurare uno sbocco vittorioso alla crisi rivoluzionaria del primo dopoguerra.

11. "Il Comunista", 30 gennaio 1921.
12. "l'Ordine Nuovo", 18 marzo 1921.
13. R. Badarello, Cronache politiche e movimento operaio del savonese 1850-1922, Savona 1987, p. 422.
14. Arturo Cappa (1892-1973), avvocato e giornalista, direttore di "Bandiera Rossa", più ricordato oggi come fratello di Benedetta Cappa moglie del leader futurista Tommaso Marinetti.


Savona 1993