TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


martedì 1 novembre 2011

Da leggere: "Ballata per la figlia del macellaio" di Peter Manseau




Giorgio Amico

Se il destino si chiama Sasha

Prendete la pittura di Chagall, l'ironia dissacrante di Woody Allen, la saggezza antica di Moni Ovadia e le storie yiddish di Isaac Bashevis Singer. Mescolate il tutto e avrete un'idea di che cos'è "Ballata per la figlia del macellaio" di Peter Manseau, scrittore irriducibile ad ogni classificazione già a leggerne la biografia. Figlio di una monaca e di un prete che hanno abbandonato i voti (storia che narrerà nell’esilarante autobiografia "Vows: the Story of a Priest, a Nun and Their Son" ) , restauratore di antichi testi yiddish presso il National Yiddish Book Center, oggi insegnante di scrittura creativa alla Georgetown University.

Un romanzo vasto e complesso che racconta con toni a volte lievi, a volte drammatici, un secolo di storia (dai pogrom antisemiti nella Russia zarista di inizio secolo all'America degli anni Ottanta), fatto della materia, impalpabile e tenace, di cui sono fatti i sogni. Soprattutto quelli fatti a occhi aperti, la vera porta sull'inconscio secondo Jung.

Un romanzo che si fonda sulla certezza incrollabile del potere delle parole e della letteratura, unica zattera a cui aggrapparsi per sopravvivere alle tempeste della vita. Come nell'invocazione dell'oste-editore Minkovsky:

“Fa’ che la tua patria siano le tue parole.
Falle diventare il tuo amore. Ti giuro che, se lo farai,
non sarai mai senza una casa e non sarai mai disperato.
Ti alzerai ogni mattina sapendo che il mondo è tuo,
non importa in quale angolo ti sveglierai”

Un romanzo, articolato su più piani (almeno tre), fatto di storie che si intrecciano: quella di Itsik Malpesh, "il più grande poeta yiddish vivente d'America", quella di un giovane cattolico costretto per amore a fingersi ebreo ortodosso e quella, indimenticabile, di Sasha, la figlia del macellaio, la donna/bambina capace di fermare la violenza cieca degli uomini e degli eventi. Un personaggio capace fin dalle prime pagine di entrare nel cuore del lettore, di suscitarne la curiosità e l'interesse.

Storie che si intrecciano, dicevamo, pur se poste su piani temporali e spaziali diversi (la Moldavia di inizio secolo, il porto di Odessa, la Palestina dei primi pionieri sionisti, l'America degli anni venti e di oggi) a delineare i contorni di un mondo tragicamente reale, ma anche in qualche modo magicamente surreale. Proprio come l'opera di Chagall che illustra la copertina.

"L'anno venturo a Gerusalemme", diceva l'antico augurio degli ebrei della diaspora. Metafora di un sogno e insieme progetto di vita individuale e collettivo. Il ritorno alla patria degli avi, alla terra promessa. In fondo questo è "Ballata per la figlia del macellaio" che riprende attualizzandolo il tema archetipico del nostos, del ritorno a casa.

Un viaggio procelloso, contro venti e maree, alla ricerca del senso profondo della vita e della propria autentica individualità da ritrovare nell'incontro misterioso e salvifico con l'altro.



Peter Manseau

"Bashert"

Il suo libro è la biografia poetica di un poeta che non esiste. Ma lei ha mai scritto poesie? Magari per conquistare un amore, come il protagonista del suo libro?

"Ebbene, confesso: ho scritto davvero qualche poesia, e tutte per mia moglie. Una era il regalo per il nostro primo anniversario. All’epoca stavo scrivendo il mio libro ma – si sa come sono le vite degli scrittori esordienti – lavoravo anche come falegname. La mia specialità? I tetti. Piantavo chiodi sui tetti altrui otto ore al giorno, tornavo a casa e piombavo addormentato. Così intitolai la poesia "Ballata per la moglie di un conciatetti"; per farle capire che, anche arrampicato su un tetto con un martello in mano, pensavo a lei".

Lei scrive romanzi, e ha una vita da romanzo: è figlio di un’ex monaca e un ex prete, e l’ha raccontato, in modo leggero e divertente, nel suo libro, non ancora tradotto in italiano, "Vows: The story of a priest, a nun and their son". Ha più volte dichiarato di aver usato questa storia per abbordare le ragazze alle feste… E’ stato così che ha conosciuto sua moglie?

"No, quando l’ho conosciuta avevo abbandonato da tempo questa tecnica di abbordaggio, anche perché onestamente non aveva molto successo. A dir la verità per far colpo sulla mia futura moglie le dissi che ero uno scrittore, e lei rispose: "Ah sì? E che cosa hai pubblicato?". Peccato che all’epoca i miei romanzi fossero ancora nel cassetto. Diciamo che ho passato gli ultimi anni della mia vita a cercare di essere all’altezza di quello che ho raccontato a mia moglie nei nostri primi cinque minuti insieme!"

Nel libro lei parla di "bashert", termine yiddish che spiega così: "è il destino e, quindi, può significare tante cose. In questo caso bashert è la persona con cui sei destinato a trascorrere la vita". E’ questa la sua parola yiddish preferita?

"Bashert in effetti significa destino, ma in yiddish ha una dimensione più interpersonale che in altre lingue. Parlare di bashert non vuol dire parlare solo del proprio destino, ma della persona a cui il nostro destino è legato. E’ una parola intrigante, ma non è la mia preferita. Che è invece "luftmensch", letteralmente "uomo d’aria": qualcuno che sembra vivere solo d’ossigeno. Un sognatore, insomma. Senza doti apparenti, ma con molte idee. Come il protagonista del mio libro".

Lei non è ebreo, non parla yiddish, però ha scritto un libro il cui protagonista è un poeta yiddish, completamente immerso nella cultura yiddish. Ed è stato così convincente che ha vinto un premio letterario, il National Jewish Book Award.

"Non solo: quando il libro è uscito ho avuto reazioni davvero sorprendenti! Le faccio un esempio. Il padre del protagonista lavora in una fabbrica di piumini, fatti con piume d’oca, a Kishinev, e inventa una particolare tecnica di lavorazione. Tutto frutto della mia immaginazione. Eppure sono stato contattato da una donna, che mi ha raccontato che la sua famiglia aveva allevato oche per decenni in Russia, e che sicuramente mi ero ispirato a loro! L’ho rassicurata: i segreti del commercio di famiglia erano salvi, mi ero inventato tutto…".

(Da un'intervista di Lisa Corva all'autore, apparsa su "Il Piccolo" di Trieste)

Peter Manseau
Ballata per la figlia del macellaio
Fazi, 2009
19.50 euro