TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


venerdì 13 marzo 2026

Philippe Marlowe nella Venezia dei Carbonari

 


Philippe Marlowe nella Venezia dei Carbonari

Ho appena finito di leggere questo noir storico ambientato nel pieno del Risorgimento. Confesso che ho sempre diffidato di queste trasposizioni letterarie, pensando che il poliziesco, soprattutto se si rifà a classici come Chandler, non sia esportabile al di fuori del contesto che lo ha generato. Mi sono dovuro ricredere già dalle prime pagine..

Nel raccontare Il circolo dei congiurati, Paolo Lanzotti non si limita a costruire un giallo storico: scolpisce un paesaggio morale. La sua Venezia del 1850 è una città piegata, ma non spezzata; una città che porta ancora addosso le ferite della rivolta del ’49, e che tuttavia continua a respirare, a opporsi, a custodire sotto la cenere un fuoco che non si è mai spento. È una Venezia crepuscolare, dove la luce non scompare del tutto ma solo si attenua.

Lanzotti possiede una qualità rara: la capacità di far percepire la materia viva della città attraverso la lingua. Le sue frasi hanno un ritmo lento, denso, quasi vischioso, come l’acqua dei canali che scorre senza fretta. La Venezia che descrive non è un fondale, ma un organismo che pulsa: le calli umide, i ponti che sembrano scricchiolare sotto il peso dei ricordi, le ombre che si allungano come presagi. La scrittura non illustra: evoca. E in questa evocazione si sente la dignità di una città che ha perso la battaglia, ma non la propria anima.

In questo scenario sospeso si muove Teodoro Valier, figura che richiama irresistibilmente un Philippe Marlowe catapultato nel pieno Risorgimento. Come il detective di Chandler, Valier è un uomo che non appartiene più a nulla: non alla polizia che lo ha espulso, non ai patrioti che lo guardano con sospetto, non alla città che ama ma che lo ha tradito. Ha la malinconia dei perdenti e l’ostinazione dei giusti. Cammina nella nebbia come Marlowe camminava sotto i neon: con la consapevolezza che la verità non salva, ma almeno illumina per un istante. Ogni passo della sua indagine è anche un passo dentro la propria solitudine, dentro un passato che non smette di chiedere il conto.

Accanto a lui emerge la figura di Lucetta, forse il personaggio più luminoso del romanzo. È una donna che incarna lo spirito del Risorgimento non come mito, ma come scelta quotidiana: coraggiosa, determinata, capace di rischiare tutto pur di non piegarsi. Valier se ne innamora con la consapevolezza dolorosa di chi sa di non avere alcuna speranza. Lei appartiene a un ideale, a una lotta, a un futuro che lui non può più permettersi. Il loro rapporto è fatto di sguardi trattenuti, di parole che non si dicono, di un sentimento che nasce proprio perché impossibile. Lucetta è l’eroina che la storia spesso dimentica: non quella che guida le rivolte, ma quella che le rende possibili.

Il mistero che Valier si trova a sciogliere è solo la superficie di un mondo in cui tutto è doppio: le alleanze, le identità, le verità. Il “circolo dei congiurati” non è solo un gruppo di uomini, ma un simbolo della città stessa, dei suoi segreti, della sua resistenza sotterranea. Lanzotti intreccia politica, memoria e colpa con una naturalezza che non appesantisce mai la narrazione. Il ritmo è misurato, ma ogni pagina aggiunge un’ombra, un sospetto, un dettaglio che sposta l’equilibrio. La scrittura è elegante, capace di rendere tangibile la Venezia ferita del 1850. I personaggi, soprattutto Valier e Lucetta, realistici. Sospesi tra ciò che sono e ciò che avrebbero potuto essere. Colpisce soprattutto l’atmosfera crepuscolare, che avvolge tutto come la nebbia che sale dai canali Così come la capacità di fondere noir e storia in un equilibrio raro.

Il risultato è un romanzo che non si limita a raccontare un’indagine, ma restituisce il respiro di un’epoca e la dignità di una città che, pur piegata, non si è mai arresa

Giorgio Amico


giovedì 19 febbraio 2026

Pietro Secchia, Il PCI e lo stalinismo

 


Secchia rappresenta una figura-ponte: ultimo grande esponente dell’ala rivoluzionaria del PCI, ma anche testimone critico della degenerazione staliniana. La sua voce, nel 1961, è quella di un dirigente che non ha rinunciato al sogno rivoluzionario, che continua a guardare all’URSS come al faro del socialismo mondiale, ma che al tempo stesso chiede al movimento comunista internazionale di rinnovarsi profondamente per evitare che gli errori del passato si ripetano. La sua posizione, minoritaria ma lucida, permette di comprendere le tensioni interne al PCI nel difficile passaggio alla nuova fase aperta dalla destalinizzazione.


Il quaderno è disponibile sul sito www.academia.edu

martedì 17 febbraio 2026

Ciao, Augusta, amica di una vita










Ciao, Augusta

lascio agli altri ricordarti per il tuo lavoro scientifico, io preferisco ricordare la compagna di liceo decisa nelle sue convinzioni, ma affettuosa e tenera con gli amici. E noi lo eravamo allora e lo siamo rimasti per tutta la nostra vita.

L'ultima volta che ci siamo sentiti, un poco prima di Natale, avevamo parlato dei nostri problemi, del peso crescente degli anni, per concludere poi che la clessidra si stava svuotando, ma che la nostra era stata una vita piena e spesa bene. A partire proprio dagli anni del liceo.

Ti avevo promesso allora di darti alla prima occasione una vecchia fotografia, di quasi sessanta anni fa, che ci ritrae ad una festa a casa di una compagna di scuola. Ti avevo anche un po' presa in giro, dicendoti che la foto era meglio l'avessi tu, in quanto potenzialmente compromettente. La cosa ti aveva incuriosita e me ne avevi chiesto il perché. Non ricordavi niente di quella festa tanto meno la corte insistente che uno dei nostri compagni ti aveva fatto in quell'occasione. Non lo ricordavo neppure io, che quel giorno (le feste allora si facevano di pomeriggio, frettolosamente, perché poi ritornavano i genitori a riprender possesso della casa) ero preso con una ragazza che non mi filava minimamente. Ma la foto era lì a ricordarlo, ritraendoti riservata, un po' in disparte, mentre io facevo lo spavaldo in prima fila..

Cara Augusta, la clessidra si è svuotata troppo in fretta senza lasciarmi il tempo di mantenere la mia promessa. Lo faccio adesso che non ci sei più.

Ricordino gli altri la studiosa, la docente impegnata, la storica illustre che sei diventata.

Io ti ricorderò sempre come la ragazza riservata e tenerissima di quella vecchia foto.  

 












venerdì 13 febbraio 2026

Il Presidente Truman e la Massoneria italiana (1948-1950)


 

Il quaderno ricostruisce il carteggio intercorso tra Harry S. Truman, Presidente degli Stati Uniti dal 1945 al 1953, e Melvin M. Johnson, Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico e Accettato per la Northern Masonic Jurisdiction dal 1933 al 1953, relativo ai problemi della ricostruzione della Massoneria in Italia. In appendice “Il riallacciamento dei rapporti tra la Massoneria italiana e americana dopo la caduta del fascismo” da L'Acacia Massonica, n. 1-2, gennaio-febbraio 1950.

Disponibile sul sito www.academia.edu

martedì 27 gennaio 2026

David Alfaro Siqueiros, Pablo Neruda e il tentativo di assassinio di Trotsky del 24 maggio 1940


Nel 1952 il settimanale Le Libertaire pubblicava un comunicato di protesta contro la presenza dell’artista messicano David Alfaro Siqueiros nella grande mostra organizzata da Fernando Gamboa sulla storia dell'arte messicana. Il comunicato, firmato da diverse organizzazioni rivoluzionarie anti-staliniste, accusava apertamente l'artista messicano di essere stato l'organizzatore e l'esecutore dell’attentato del 24 maggio 1940 contro Lev Trotsky e dell’assassinio del giovane militante trotskista Robert Sheldon Harte.

La pubblicazione del volantino su Le Libertaire il 23 maggio 1952 voleva essere un atto di denuncia di quella che le organizzazioni firmatarie consideravano come una vera e propria riabilitazione, mascherata da celebrazione artistica, di un sicario stalinista. Da qui il titolo esplicito: “All'assassino”.

Firmato da un ampio spettro di organizzazioni rivoluzionarie — dal Movimento Surrealista alla Federazione Anarchica e all'italiano Partito Comunista Internazionalista — il volantino non riguardava soltanto la figura di Siqueiros, che comunque per tutta la vita rivendicò con orgoglio quell'azione pur definendola “dimostrativa” e negando che lo scopo fosse di uccidere Trotsky, ma soprattutto il silenzio degli ambienti culturali vicini alla sinistra, in Messico e non solo, sui crimini di Stalin a partire proprio dalla liquidazione fisica del suo principale avversario,

A questo scopo il comunicato insisteva sul ruolo svolto nel fallito attentato da Pablo Neruda, allora console generale del Cile in Messico, che avrebbe dato sostegno prima logistico e poi diplomatico a Siqueiros organizzandone la fuga all'estero. Va detto però che allo stato attuale della ricerca storica non esistono prove definitive che dimostrino un coinvolgimento operativo diretto del poeta nel tentativo di Siqueiros di assassinare Trotsky, mentre è accertato il suo ruolo nella liberazione e nell'espatrio in Cile del muralista messicano.

Come ricostruito dallo storico americano Adam Feinstein nel suo fondamentale lavoro Pablo Neruda: a passion for life (Bloomsbury, 2004):

“Il primo tentativo di assassinio di Trotsky fu organizzato da uno dei pittori muralisti messicani, David Alfaro Siqueiros. Era il capo di un gruppo di uomini in uniforme della polizia che attaccò la casa di Trotsky a Coyoacán la notte del 24 maggio 1940. Lo stesso Siqueiros partecipò all'azione indossando l'uniforme di maggiore dell'esercito messicano. Tutti i partecipanti all'attacco erano membri del Partito Comunista Messicano (MCP) o legati a organizzazioni controllate dal partito. Fecero irruzione in casa di Trotsky e spararono 300 proiettili nella sua camera da letto. Trotsky e sua moglie Natasha sopravvissero miracolosamente riparandosi sotto il letto. Il loro giovane nipote, il cui padre era stato ucciso poco prima dall'NKVD (la polizia segreta sovietica, in seguito nota come KGB) a Parigi, rimase ferito nell'attacco.

Siqueiros e altri otto militanti dell'MCP furono arrestati dopo il fallito tentativo di assassinio. Grazie alle pressioni dell'Unione Sovietica e degli agenti dell'NKVD in Messico, ricevettero condanne lievi. Senza consultare il Ministero degli Esteri cileno, Neruda incontrò Siqueiros in carcere e gli fece ottenere un visto per il Cile. In segno di gratitudine, Siqueiros avrebbe dipinto un gigantesco murale a Chilian, nel sud del Cile.”

Il documento pubblicato su Le Libertaire nel 1952 costituisce dunque una testimonianza preziosa dell'azione della sinistra rivoluzionaria nei primi anni '50 per la difesa della memoria storica sui crimini dello stalinismo e la denuncia della complicità di larga parte degli intellettuali di sinistra nell'opera di occultamento di questi.


All'assassino!

La mostra di arte messicana dall'epoca precolombiana ai giorni nostri, organizzata da Fernando Gamboa (1), include una sala dedicata a David Alfaro Siqueiros. È importante che il pubblico sia informato su questo espositore.

David Alfaro Siqueiros è un militante stalinista di lunga data. Partecipò alla Guerra Civile Spagnola nella brigata di Lister, "di sinistra memoria" (Victor Serge). Tornato in Messico dopo la sconfitta spagnola, guidò un assalto la notte del 24 maggio 1940 contro la residenza di Lev Trotsky. Quella notte, un gruppo di stalinisti, vestiti con le uniformi della polizia che Siqueiros aveva procurato loro e comandati da un maggiore (Siqueiros) e da un tenente, giunse al posto di guardia assegnato dal Presidente Cárdenas per garantire la sicurezza di Lev Trotsky. In un istante, i veri poliziotti furono disarmati e legati, e gli stalinisti assaltarono la casa, armati di mitragliatrici e bombe incendiarie. Furono sparati più di sessanta colpi e il nipote di Lev Trotsky, allora di circa dieci anni, fu ferito, mentre uno dei segretari dell'ex Commissario del Popolo, Robert Sheldon Harte, fu rapito. Il suo corpo fu trovato il 25 giugno a pochi chilometri di distanza, in una baracca affittata da Leopoldo e Luis Arenal, cognati di Siqueiros. Il corpo, ricoperto di calce, portava i segni di due proiettili. "È stato ucciso nel sonno" (Victor Serge). Arrestato il 4 ottobre dal generale Sánchez Salazar, Siqueiros fu rilasciato su cauzione nell'aprile del 1941 e fuggì in aereo il 5 maggio, grazie alla complicità di Pablo Neruda, allora console generale del Cile in Messico, sospettato persino di aver permesso agli stalinisti di travestirsi da poliziotti a casa sua.

L'inchiesta rivelò che Siqueiros aveva agito agli ordini di un certo Felipe, scomparso subito dopo l'attentato. Siqueiros era chiaramente in contatto con Jackson Mornard, che avrebbe assassinato Trotsky il 20 agosto 1940, poiché l'indirizzo fornito da Mornard alla sua compagna era quello di un ufficio affittato da Siqueiros.

Tornato in Messico nel 1947 dopo un soggiorno di sei anni in Cile, Siqueiros dichiarò al quotidiano Excelsior di Città del Messico il 23 maggio 1947: "Non ho mai rifiutato e non rifiuterò mai la responsabilità che ho in questa vicenda (l'aggressione del 24 maggio 1940 e l'assassinio di Robert Sheldon Harte), pur sostenendo di aver agito da cane sciolto. Devo ammettere che considero la mia partecipazione uno dei più grandi onori della mia vita". A quel tempo, il suo fascicolo era già stato fatto sparire dagli stalinisti.

David Alfaro Siqueiros non può che essere un agente di polizia (NKVD). Aveva appena trascorso diversi mesi dietro la cortina di ferro. La sua presenza a una mostra e l'importanza che gli è stata data possono essere spiegate esclusivamente dagli interessi politici degli organizzatori. La sua partecipazione a questa mostra altrimenti ammirevole costituisce una provocazione che deve essere denunciata. È inaccettabile sotto ogni aspetto e ci costringe a sollevare la più veemente protesta.


MOVIMENTO SURREALISTA.
FEDERAZIONE ANARCHICA.
SINDACATO INTERNAZIONALE DEI LAVORATORI.
GRUPPO DI COMBATTIMENTO RIVOLUZIONARIO (Spagna).
PARTITO COMUNISTA INTERNAZIONALISTA.

(1) Fernando Gamboa e la sua compagna Zaradina Libovitch (alias Suzana Steel, alias Suzana Gamboa), entrambi stalinisti, si distinsero nel 1939, mentre godevano della fiducia dell'ambasciatore stalinista del Messico a Parigi, Narciso Bassols, impedendo, contro le istruzioni del presidente Cárdenas, la partenza per il Messico di rifugiati spagnoli non stalinisti, che arrivarono persino a costringere a scendere dalle navi su cui erano riusciti a imbarcarsi. Molti rifugiati spagnoli devono a loro la conoscenza dei campi di concentramento nazisti dove alcuni di loro perirono.

Le Libertaire - 23 mai 1952.


lunedì 26 gennaio 2026

Giovanni Castiglia, Pergamena brunita e altre carte


 

GIOVANNI CASTIGLIA 
Pergamena brunita e altre carte 
a cura di Matteo Fochessati 
Entr’acte via di sant’Agnese 19R 
Genova 22 gennaio – 27 febbraio 2026 
orario: da mercoledì a venerdì, ore 16-19 


Dopo le due mostre dedicate a Beppe Dellepiane, Entr'acte presenta "Pergamena brunita e altre carte", selezione di lavori su carta di Giovanni Castiglia (Casteldaccia 1955-2019), il cui itinerario artistico, fra la Sicilia e Genova, dove ha vissuto fra il 1982 e il 1988, è stato recentemente ricostruito nella mostra "Acqua, cenere e stelle" allestita nella Sala Liguria di Palazzo Ducale (aprile-maggio 2025) e nel relativo catalogo edito da SAGEP, con testi di Sandro Parmiggiani, Matteo Fochessati e Sandro Ricaldone. 

Proprio negli anni genovesi Castiglia ha iniziato a “privilegiare un approccio linguistico di matrice informale, in cui segno e materia contribuivano a definire l’impianto compositivo della sua pittura: un orizzonte di ricerca autonomamente definito all’interno dei binari linguistici imboccati, che manteneva comunque intatta la possibilità di aperture verso una dimensione narrativa, sovente rivelata dai titoli stessi delle sue opere” (Fochessati). 

Con il successivo ritorno in Sicilia, il colore ha acquisito un'intensità ancora più accesa e vibrante, culmine di una espressività che univa tensione emotiva e innovazione formale. 

Nelle cinque carte ora esposte l'elaborazione di spunti naturalistici e/o di figura si traduce in una ricerca astratta fondata su segni, forme e materie. L'artista vi costruisce una sintassi visiva in cui luci e ombre, stratificazioni e contrasti cromatici delineano un equilibrio dinamico tra interiorità ed esperienza del reale. La superficie pittorica si configura così come uno spazio di dialogo tra visione e sensazione dove l'esperienza visiva si approfondisce in una dimensione simbolica e introspettiva.

sabato 24 gennaio 2026

L'Ordine del Tempio tra Ponente ligure, Provenza e Basso Piemonte


 

Nel quadro della complessa articolazione giurisdizionale e territoriale del Ponente ligure tra XI e XIII secolo, la presenza dell’Ordine del Tempio non si configura primariamente come esercizio di signoria diretta o di dominazione fondiaria. Piuttosto, essa assume rilievo come fattore di integrazione sovraregionale, in grado di mettere in relazione la costa, l’entroterra e le aree transalpine attraverso una rete di insediamenti, proprietà e diritti localizzati lungo le principali direttrici di traffico commerciale. In un contesto in cui i poteri locali — ecclesiastici, comitali e comunali — sono già ampiamente strutturati, i Templari si inseriscono non tanto come un nuovo potentato che si affianca a quelli già esistenti, ma come un Ordine religioso in grado di governare la mobilità e di rendere più sicure e regolari le vie di pellegrinaggio, ma anche commerciali che attraversano il territorio.

Questa dinamica è comprensibile soltanto se si considera l’Ordine del Tempio nella sua natura profonda, cioè come organismo politico, economico e militare, in cui l’aspetto religioso è strettamente intrecciato con una capacità di gestione del territorio su scala mediterranea. È a partire da questa doppia dimensione — spirituale e pratica — che va letta la presenza templare in Liguria, in Provenza e nel Piemonte meridionale, dove la rete templare si inserisce come un’infrastruttura al servizio della mobilità e della sicurezza, più che come una semplice “acquisizione” di possessi terrieri.


Il quaderno di 15 pagine e consultabile sul sito www.academia.edu