TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


sabato 15 maggio 2021

Sul "genocidio" di Gaza

 

Sul “genocidio” di Gaza

Per secoli ebbe gran fortuna "l'accusa del sangue", la leggenda che gli ebrei fossero assassini di bambini cristiani, rapiti per essere usati in sacrifici rituali. Ancora oggi la chiesa cattolica venera alcuni di questi presunti martiri. Nonostante l'orrore della Shoah, “giornate della memoria” e quant'altro, c'è chi pare continui a pensarla così. E non solo nella destra filonazista o nell'integralismo cattolico.

A vedere certi post sembra che il governo israeliano di punto in bianco, senza motivo, per puro sadismo, abbia iniziato a bombardare la pacifica città di Gaza facendo strage dei suoi cittadini e accanendosi soprattutto sui bimbi. E' quello che sostengono senza alcun pudore coloro che scendono in piazza, non per chiedere pace, ma per condannare “l'aggressione” israeliana. Addirittura qualcuno parla di fermare il “genocidio” del popolo di Gaza. Ma è proprio così? I comunicati, non del governo israeliano, ma di Hamas offrono una versione molto differente. Ma i fanatici, si sa, non hanno bisogno di leggere, avendo ben chiaro a priori dove stiano torti e ragioni, chi siano i buoni e cattivi. Eppure i comunicati stampa non si prestano ad equivoci.

Comunicato ANSA del 10 maggio 2021 ore 23.59

“Il movimento islamico palestinese di Hamas ha lanciato un altro ultimatum a Israele, avvertendo che condurrà un attacco su larga scala a meno che le forze di sicurezza israeliane non si ritirino dalla Spianata delle Moschee o Monte del Tempio entro le 2 del mattino “.

Ed infatti nelle 24 ore successive Hamas lanciava da Gaza, da rampe collocate in mezzo ai palazzi,  più di mille missili sulle città israeliane. Inutile, ovviamente, sottolineare che fino a quel momento l'esercito israeliano non aveva sparato un solo colpo di fucile su Gaza.

Comunicato ADN Kronos del 13 maggio ore 13.57

"Colpire Tel Aviv, Gerusalemme, Ashkelon, Ashdod, Beersheba e Dimona, vicine e lontane, è per noi più facile che bere un bicchiere d'acqua". Lo ha affermato in un videomessaggio diffuso sui social Abu Obeida, portavoce dell'ala armata di Hamas, le Brigate Izz al-Din al-Qassam, dicendo che ''siamo pronti a tutto per Gerusalemme''.

Le responsabilità del governo Netanyahu nell'aver per l'ennesima volta fatto crescere la tensione a Gerusalemme è fuori discussione. Così come è fuori discussione il diritto del popolo palestinese ad avere un proprio Stato e non essere costretto a vivere sotto la cappa della semioccupazione militare israeliana.

Ma altrettanto fuori discussione è il diritto del popolo israeliano alla sicurezza e all'autodifesa.

Ma evidentemente a molti, anche a sinistra, gli ebrei piacciono solo se si lasciamo condurre nei forni senza reagire.










venerdì 14 maggio 2021

I Palestinesi e l'Italia. Dedicato a chi ha tante certezze e poca memoria

Di fronte a tragedie come quella attualmente in corso in Israele e a Gaza con decine di vittime innocenti da una parte e dall'altra crediamo che l'unica cosa che proprio non serva siano le verità a senso unico e il fanatismo che porta a dividere i buoni dai cattivi senza capire minimamente la complessità terribile del problema.


Ci è capitato così di trovare questa foto sotto il titolo: Non solo Berlinguer, ma anche Andreotti e Craxi sapevano da che parte stare...

Di quegli anni siamo stati testimoni e qualcosa ancora, a differenza di molti, ricordiamo. Almeno quanto basta a capire che la realtà è stata terribilmente più complessa di come i fanatici e i deboli di memoria la rappresentano.

E allora a nostra volta ci chiediamo da che parte stavano le decine di vittime dei due attentati palestinesi all'aereoporto di Fiumicino e il bambino ebreo di due anni assassinato davanti alla sinagoga di Roma?



Strage palestinese di Fiumicino 1973-34 morti



  Strage palestinese di Fiumicino 1985 - 16 morti


Sequestro palestinese della Achille Lauro 1985


Attacco palestinese alla sinagoga di Roma 1982  - Assassinato un bimbo di due anni

ROLANDO MIGNANI l’indefinibile (memoria del senso) a cura di Sandro Ricaldone

 


ROLANDO MIGNANI

l’indefinibile

(memoria del senso)

a cura di Sandro Ricaldone


Entr'acte
via sant'Agnese 19R – Genova
13 maggio – 8 giugno 2021
orario: giovedì-venerdì 16-19
apertura: giovedì 13 maggio ore 17
ingressi contingentati

Dopo l’ulteriore pausa imposta dalle prescrizioni contro la diffusione della pandemia, Entr’acte riprende l’attività espositiva con una mostra dedicata a Rolando Mignani, a dieci anni dalla vasta antologica allestita presso il Museo d’arte contemporanea di Villa Croce ed a venti dalla sua ultima esposizione personale.

Mignani è una delle figure di spicco del gruppo della Scrittura Visuale, riunito attorno ad Ugo Carrega che ne è stato il teorico e il promotore, in un ambito liminale “tra significante e significato”.

A proposito dell’opera di Mignani proprio Carrega scriveva, nel presentarne nel 1971 una personale al Centro Tool di Milano: “Non si tratta di usare la poesia visuale per dire le stesse cose di sempre. Non si tratta di conferire alle parole una conformazione mimetica. Si tratta di usare i tracciati spaziali della pagina come significanti, di avere consapevolezza che tutto ciò che viene messo sulla pagina deve rispondere ad una necessità sintattica (di rapporto fra i segni) per un finale risultato semantico, che tutto è materiale usabile in poesia e che tutto il materiale può essere usato su due piani: denotato (oggetto cosa) e denotante (parola segno che sta per la cosa oggetto)”.

Rolando Mignani (1937-2006) nasce nel quartiere di Rivarolo da una famiglia di sarti. Lavora fin da giovanissimo nell'edilizia e nel porto, e a 15 anni comincia a interessarsi alla poesia. Lavora in fonderia (prima alla Bruzzo poi alla Grondona, come gruista). Fa amicizia con Ugo Carrega ed entra in contatto con altri poeti genovesi che sperimentavano la verbovisualità: Corrado D'Ottavi, Martino Oberto e Rodolfo Vitone. Grazie al Centro Tool fondato da Carrega partecipa a varie mostre collettive e pubblica sulle riviste del gruppo. In questo periodo si avvicina alla poesia di E. E. Cummings su cui continuerà a riflettere per il resto della sua vita. Negli anni Settanta si avvicina a Carlo Romano, intellettuale non allineato e gestore, con il fratello Mario, della Libreria Il Sileno: con lui e Alfredo Passadore fonderà l'Atelier Bizzarro, un "centro studi e documentazione sull'immaginario" che produce un Bollettino e pubblica due suoi libri d'artista: La rimozione dell'orecchio nell'elargizione dell'occhio e Si può dimostrare quel che si vuole ma a un certo punto del gioco C vale G, entrambi del 1975. Nel 1976 esce invece Quaderno per il raddrizzamento delle nome e dei cosi per La Nuova Foglio di Macerata, editrice attenta al movimento della poesia visiva e concreta. A partire dalla fine degli anni Settanta ha contatti e collaborazioni con vari giovani artisti genovesi come Giuliano Galletta e Nicola Bucci e inizia a coltivare la performance. Negli anni Ottanta è impegnato nella redazione di riviste centrate su questioni politiche ed estetiche, come Stato inferto e Ghen Liguria. In particolare a quest’ultima collaborano filosofi e studiosi di grande livello come Jean-Luc Nancy e Mario Perniola. Nel 2001 tiene alla galleria Leonardi V-Idea di Rosa Leonardi la sua ultima mostra personale, PILGRIMage - in collaborazione con Paolo Argeri - al cui centro è ancora una volta Cummings.

In occasione della mostra viene attivato il sito https://rolandomignani.it, dedicato all’opera dell’artista.

domenica 9 maggio 2021

Terrorismo. Caro Mattarella, basta con la retorica da comizio.

 


Riprendo un interessante corsivo di Franco Astengo che conferma quanto sappiamo dal dicembre 1969. Da questo Stato e dai suoi rappresentanti non ci si può attendere che venga fatta definitivamente luce su quella stagione. Al massimo volano gli stracci o, come accade in questi giorni,ci si accanisce contro contro chi si è ribellato, giusta o sbagliata che fosse la protesta. In questo lo Stato è implacabile. Ma l'invito a far chiarezza sulle “zone grige” del potere, che poi tanto grige non sono, resta solo retorica da comizio. E questa vale per Mattarella come per tutti coloro che lo hanno preceduto, Pertini compreso. Prenderemo sul serio questi signori quando inizieranno a fare nomi, sia ben chiaro, non dei colpevoli che ufficialmente non si conoscono e che comunque è compito della magistratura individuare, ma almeno di chi era informato dei fatti. L'elenco è lungo e conosciuto. Ne citiamo solo qualcuno: Segni, Andreotti, Taviani, Moro, Rumor, Saragat, lo Stato Maggiore dell'Esercito, il Comando generale dell'Arma dei carabinieri, l'Ufficio Affari riservati del Ministero degli Interni. Per non parlare ovviamente dei servizi Segreti che tutto erano, meno che deviati. Per cui il buon Mattarella smetta di far retorica. Smettiamola anche con l'utile idiota Gelli e la sua P2, non perchè non c'entrasse, ma perché era un burattino (anche se con la B maiuscola) mosso da burattinai che guarda caso rientrano giusto nell'elenco degli intoccabili senza nome.  Siamo stufi ogni anno di sentire sempre il solito invito a”far luce definitiva” sugli anni bui. Oltretutto è inutile. Lo ha già detto bene Pasolini, a cui fu subito chiusa la bocca, “Noi sappiamo già”. Detto questo mi onoro di aver fatto parte in quegli anni del “circolo della critica”, qualunque cosa voglia dire. Sempre meglio dei circoli di quel potere democristiano da cui Mattarella proviene.

G.A.

TERRORISMO di Franco Astengo


Il lungo testo dell’intervista sul terrorismo rilasciata dal presidente Mattarella a Repubblica è attraversata da un “nocciolo duro” .

Una tesi di fondo riferita alle “incompletezze” degli elementi di conoscenza di cui disponiamo rispetto a quel tragico periodo.

Dobbiamo interrogarci però sul dove dovrebbe essere ancora rivolta la domanda di verità avanzata dal Presidente della Repubblica.

Una domanda sul chi dovrebbe essere chiamato a rispondere e a svelare le “zone grige” che certo non corrispondevano agli intellettuali che , all’epoca, si schierarono con “né con lo Stato, né con le Br”.

Mattarella nella sostanza identifica il presunto terrorismo rosso nella “Resistenza Tradita” in una sorta di richiamo ad un dannunzianesimo anarcoide e il presunto terrorismo nero (sul quale si ammettono collegamenti interni ed esteri) ad un tentativo di “eversione della giovane democrazia italiana”.

Nel primo caso Mattarella ritiene, ancora adesso, non sufficientemente condannati gli intellettuali appartenenti a una sorta di “circolo della critica”, mentre nel secondo caso non rivolge la sua richiesta di verità verso quei “corpi separati” che, in realtà, ebbero parte grandemente attiva all’esplosione terroristica almeno sul piano del determinarne tempi e modi (a partire da piazza della Fontana).

In queste condizioni è’ inutile chiedere la verità, auspicare la cattura (dopo 40 anni) dei latitanti all’estero: non sta lì la risposta compiuta, ma sta dentro alle strutture e ai servizi della Repubblica dell’epoca e all’interno dello stesso sistema politico.

Per comprenderci meglio: il rapimento e l’uccisione di Moro furono sicuramente da attribuirsi al filone delle BR.

Deve però essere considerato come quel fatto fu anche l’unico che determinò una deviazione di fondo nell’insieme del sistema politico italiano: come il punto di inserimento di una nuova frattura rispetto a quella determinatasi con il 18 aprile’48 e corrispondente alla divisione del mondo in blocchi.

Una deviazione che portò alla fine della “Repubblica dei Partiti” e che non poteva essere identificata nell’attacco al “compromesso storico” inteso come tentativo di saldatura della divisione cui si faceva cenno poc’anzi e che aveva portato alla “conventio ad excludendum” e alla democrazia bloccata: questa tesi regge, ad esempio, il libro di Veltroni recentemente pubblicato ed è patrimonio di gran parte della vulgata corrente.

La deviazione nell’andamento del sistema politico si ebbe, invece, sulla faglia “fermezza/trattativa”, con i protagonisti che ricordiamo e con una paradossale eterogenesi dei fini.



venerdì 7 maggio 2021

Dego negli scritti di Giuseppe Cesare Abba

 


Nel 1875 a Milano per l'editore Civelli esce “Le rive della Bormida nel 1794”, romanzo storico di Giuseppe Cesare Abba. Ne riprendiamo le prime pagine contenenti una bella descrizione di Dego.


Chi si parte dalla marina del Finale, e su pel fianco dell'Appennino va verso le Langhe, si arresta trafelando ogni tratto a ripigliar lena, e a vedere quanta sarà ancora la salita, e quanto s'è scostato da quella spiaggia, diversa giù giù per foci di torrenti, per iscogliere tagliate a filo, per promontori neri, dirupati, somiglianti a mostri, che si inoltrano cimentosi nei flutti. Ma guadagnata che abbia la vetta del Settepani, sente l'affanno della via ripida e lunga, quetarsi in una vista maravigliosa. La catena dell'Alpi è di lassù un'occhiata infinita; e se vi si arriva all'apparire del sole, tutta la distesa di picchi, di coni, di aguglie, gli pare un mondo di cose vive e moventi. Si vorrebbe aver l'ali per lanciarsi su qualcuno di quei culmini, così alti nel cielo; e si abbassa di malavoglia lo sguardo, a cercare la via, giù per i gioghi avvolti ancora nell'ombra, lì sotto: dove per un lungo digradarsi di monti, si confondono villaggi, selve, burroni spaventosi; qua Montenotte, là Cosseria, castella e torri feudali per tutto; più lontana e più bella d'ogni altra quella di Vengore, che nera e solitaria si spicca su un altipiano, oltre il quale la nebulosa pianura.

Giù per le selve fumano le carboniere da mille siti. Le donne, colle ceste del mangiare in capo, s'affrettano verso quelle, pei dirotti sentieri; e ti guardano fantasticando sull'esser tuo: gli uomini, a mo' di brusco saluto, ti dicono «animo,» o «allegri!» quasi lassù non potesse passare chi non è lieto o animoso. Non ti paia d'essere capitato fra gente mezza barbara; chè se tu chiederai loro qualche servigio ti saranno cortesi, e interrogati ti additteranno i ripari di pietre ferrigne, fatti dagli Alemanni, superati dai Francesi; e i tumuli erbosi sotto i quali giacciono i morti di quelle genti; gloriandosi di non averli turbati mai. Se l'ora sarà del riposo, e sederai con loro, ti narreranno leggende antiche come quella di Adelasia ed Aleramo; o forse qualche storia della sorta di questa mia, seguita in luoghi che si vedono di lassù; quando i repubblicani Francesi, calarono in Val di Bormida, a piantar alberi di libertà, e a ballare la carmagnola pei sagrati e sin nelle chiese.


Uno dei borghi di quella vallata, in cui per amenità di postura e pel genio allegro degli abitanti, facesse di quei tempi più bello stare, era quello di D...., bagnato dalle acque della Bormida, che ivi scorre con curve leggiadre, all'ombra d'alti pioppi e passa sotto le volte d'un ponte angusto, gettato sopra di esse a guisa d'un patto, stretto cautamente fra quel popolo, in età di poca concordia. Dico così perchè D.... se ne sta diviso in tre vichi; dei quali due giacciono in riva all'acque, di maniera che uno d'essi pare lì per tuffarsi; mentre il terzo li soggioga dalla vetta d'un colle ronchioso e popolato di cerri. La via onde si arriva su questo, serpeggia con repentine svolte per l'erta; e sebbene non tutta a petto, è di molta fatica a salirla. Ma come uno è sulla cima si sente rinato. Piace il sito della chiesa e il campanile che si leva più alto parecchie braccia, con una cupoletta, che miracolo se il vento non se la porta via: piacciono il presbiterio e l'orto; e invoglierebbero ogni uomo d'essere prete, per vivere lassù da curato. Alcune case che fanno corona alla chiesa, quantunque belle pongono anch'esse in cuore un funebre senso. Le ragnatele pendono dai balconi le cui imposte cascano sfasciate; e mentre si direbbe che questa o quella delle tante porte sia lì per aprirsi, dura sempre una quiete altissima, interrotta solo dalle ventate che empiono di suoni cupi le sale deserte. Lassù, nè la state nè il verno, mai che si vegga un comignolo a fumare, e se i nostri fossero altri tempi, a udire l'ore battute dall'orologio di quel campanile, si farebbe credere chi sa quale storia maravigliosa alla gente semplice del contado. Ma ognuno sa che il sagrestano della nuova chiesa parrocchiale, sorta da pochi anni in luogo più basso e più comodo agli abitanti del piano; sale ogni giorno il colle a caricare quel vecchio arnese; e il suo è il solo passo che rompa il silenzio dell'antica parrocchia, sempre vuota come le case che ha intorno. Non più messe grandi nè vespri cantati; non più conviti nè festini; l'ultimo dei pievani dorme da oltre mezzo secolo nel sepolcro dietro l'altare; e delle allegre donne e degli uomini buontemponi vissuti lassù, rimane appena il ricordo nella mente vagellante di qualche vecchio ottuagenario.

Questo gruppo di case per essere stato sede dei feudatari della terra si chiamava il castello; e gli abitanti venuti dopo costoro, padroni della parte più vasta e ubertosa del paese, erano tutti signori. Nei vichi a piè del colle, le famiglie agiate e le case di bell'aspetto erano poche; ma in quello della riva sinistra del torrente se ne vedeva una, notevole per la grandezza, e più alta di tutto un piano sul vicinato, quasi tutto catapecchie. Mostravano di qual sorta di gente fosse, il piazzale, l'atrio, il giardino che le fioriva da un lato; e più di tutto le finestre ampie e chiuse di vetriate, le quali sebbene fatte a riquadri strettissimi, costavano di quei tempi molto danaro.

Novità in libreria: Pandemia amorosa dolorosa - di Nicla Vassallo

 

Pandemia amorosa dolorosa", la terza raccolta di poesie della filosofa Nicla Vassallo 

Ardore, sfida, qui risiedono assolutezza e risolutezza, senza narrazione, né morbidezza; disarticolazione con passione; spregiudicatezza prudenziale e virale; originalità, caparbietà: questo rivelano i versi, dolorosi, amorosi di Nicla Vassallo in un universo, personale e personalistico, esteriore e interiore, universo per nulla universale, universo segnato dalla pandemia, una mania, una malattia che si riversa nella poesia, con denuncia e grazia, senza calunnia, né disgrazia.


“Le poesie di Nicla Vassallo sono fatte di ‘vocaboli’, isolati, monofamigliari, un po’ scontrosi. Non sono sicura di entrare in contatto con loro, ma ammiro la loro capacità (forse di derivazione filosofica) di fare a meno della frase, del paese, della città. A meno che sia una città di torri, guardata da lontano.”


Ginevra Bompiani


Nicla Vassallo (https://niclavassallo.net/), specializzatasi al King’s College London, è filosofa di fama, Professore Ordinario di Filosofia Teoretica, Associato Isem-Cnr., autorità nelle ricerche dei gender studies. Fa parte di consigli direttivi e comitati scientifici di autorevoli riviste, oltre che di associazioni e fondazioni. Annovera numerosi saggi, oltre centocinquanta, tra volumi e articoli scientifici, in italiano e inglese. Ha vinto il premio Filosofia a Siracusa. Ha pubblicato due volumi di poesie, “Orlando in ordine sparso” e “Metafisiche insofferenti per donzelli insolenti”, entrambi Mimesis. Scrive di cultura e filosofia su blog, quotidiani, riviste.

martedì 4 maggio 2021

Dall'ultima newsletter di Ben Vautier

 


Dall'ultima newsletter di Ben Vautier*

CULTURE

Les artistes
pètent plus haut que leur
trou de cul
c’est normal
une question
de positionnement de leur ego

CULTURE PARIS

Je suis passé voir
3 expos différentes à Paris
toutes mauvaises
on dirait, à peu de chose près,
la même mayonnaise,
et pourtant ils se battent

NICE CULTURE

Personne ne prend
l’art contemporain à Nice au sérieux
Et pourtant nous étions
presque à égalité avec Paris,
grâce à Klein, Arman,
le Nouveau Réalisme, et Fluxus
Avant de s’endormir dans le lit municipal

COVID

Il paraît qu’il y a plus de romans
parus pendant le Covid
les gens s’emmerdent,
ils écrivent

BEN CHEZ BILLY LA BAULE ?

Expo le 6 août
j’ai envie de mettre
une table de roulette au milieu
et décliner comme thème
le hasard l’amour la vie

BEN SUR BEN

Et si je faisais une exposition
De ma collection
Je n’ai jamais rien jeté
depuis mon enfance
Comment décider des prix ?
Il y aura des affaires à faire
Mettre tout sur le net ?
non cela n’a pas de sens
je n’aime pas l’argent
j’aime créer
j’aime les femmes
j’aime les pâtes
j’aime le porto

*Ben Vautier (1935), Artista e performer, vive e lavora a Nizza.