TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


mercoledì 12 giugno 2013

Musica e storia a Castel Govone




Finalmente restaurato e visitabile a Finale Ligure Castel Govone, splendido esempio di architettura militare medievale 


Alla fine del XII secolo Enrico I Del Carretto o suo figlio Enrico II costruì una "caminata", cioè un palazzo feudale, sopra il colle del Becchignolo, lo sperone roccioso che domina Finalborgo, capitale del marchesato; esso venne ampliato e fortificato da Enrico II nel 1217. Fu demolito parzialmente nel 1448 dalla Repubblica di Genova e subito ricostruito da Giovanni I Del Carretto tra il 1451 e il 1452.

Nel corso del secolo successivo il castello fu ulteriormente ampliato ad opera di Alfonso I Del Carretto, del figlio Giovanni II e del nipote Alfonso II. Il progetto di questi ampliamenti è un tipico esempio della cosiddetta "architettura militare di transizione" e sembra ispirato da Francesco di Giorgio, con cui Alfonso dovrebbe aver avuto occasione d'incontrarsi a Roma e forse a Milano. Il primo intervento fu l'aggiunta di un corpo di fabbrica triangolare culminante nella "Torre dei Diamanti" (circa 1490), una torre a forma di carena di nave e coperta da uno splendido bugnato. Il nuovo corpo serviva a difendere il castello da attacchi di artiglieria dal lato del pendio che scende verso il mare.

Poco dopo, nel secondo o terzo decennio del XVI secolo cominciò la realizzazione di una cinta rettangolare esterna, la cui costruzione fu completata negli ultimi anni di dominio carrettesco (ante 1558).

Ulteriori opere esterne, ma finalizzate alla sicurezza del castello, furono realizzate sotto il dominio spagnolo. L'intervento principale fu la costruzione nel 1643 di Castel San Giovanni, che protegge il pendio sotto il castel Gavone, impedendovi l'installazione di artiglierie nemiche[2]. L'ultimo importante intervento, opera di Gaspare Beretta nel 1674, fu lo sbancamento di uno spalto roccioso sul lato settentrionale, sempre per impedire che ci si potessero fortificare gli attaccanti. Simultaneamente furono realizzate alla base della cinta esterna una traversa, una punta e una strada coperta per impedire l'approssimarsi di genieri nemici.

Il castello fu nuovamente demolito dai soldati genovesi nel 1715 dopo l'acquisto del Marchesato da parte della Repubblica di Genova.

Il 29 dicembre 1989 il castello fu donato al Comune di Finale Ligure, che attualmente sta provvedendo ad un recupero finalizzato alla conservazione e alla fruizione turistica delle imponenti rovine.

(Da: Wikipedia)


sabato 8 giugno 2013

Francesco Biamonti - Itinerari di letteratura



Riprendiamo dal bel sito (che consigliamo a tutti di visitare) di Alberto Cane questo comunicato. La foto di copertina è di Alberto Cane.

Francesco Biamonti - Itinerari di letteratura
nona edizione 2013



V'è in Boine un contrasto fra la solarità mediterranea e l'esperienza interiore, tra la concretezza e la spiritualità, la corposità della parola carica di forza espressionista e l'evocazione lirica che tende alla commozione e al silenzio. La scrittura, che sembra d'impeto, vortica in un rovello morale, e la franchezza del vivere rude si assottiglia in dolorose querelles. Il suo animo s'accende all'improvviso, ma altrettanto all'improvviso si turba e si stanca; è radicato alla terra degli ulivi, ai muri ferrigni e se ne distacca nel contempo; la pace e l'onda vi si alternano.


Francesco Biamonti





San Biagio della Cima (IM)
Centro polivalente "Le rose"


Sabato 8 giugno
ore 17.30
Presentazione di
Spaesati
Luoghi d'Italia in abbandono tra memoria e futuro
di Antonella Tarpino
Giulio Einaudi Editore
introduce
Professor Massimo Quaini
sarà presente l'autrice

Sabato 15 giugno
ore 17.30
Presentazione del libro
Un capitolo della biografia di Boine
di Andrea Aveto
Edizioni Città del silenzio
introduce
Professor Vittorio Coletti
sarà presente l'autore

Domenica 16 giugno
Passeggiata lungo i sentieri reali e letterari di Francesco Biamonti
Punto di ritrovo presso Collabassa alle ore 9.00.
Ai partecipanti si consiglia di indossare scarponcini da trekking e munirsi di borraccia d'acqua.

Sabato 29 giugno
ore 17.30
Presentazione dei libri
Lettere a Mario Novaro 1913 - 1919
di Camillo Sbarbaro
Edizioni San Marco dei Giustiniani
a cura di Veronica Pesce

Lettere a Enrico Falqui
a cura di Diego Divano e Daniela Carrea
Introduce
Prof. Simona Morando
saranno presenti Veronica Pesce e Digo Divano
letture di Marta Amalberti






martedì 4 giugno 2013

Questo è amore - This is love: il video d'amore omosessuale della Fondazione per la Cultura al Museo d'Arte Contemporanea di Villa Croce a Genova



Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce
Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura

Prima e dopo Cannes: il video d’amore omosessuale della Fondazione per la Cultura entra nel Museo d’Arte Contemporanea

Questo è amore – This is love”

Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce – venerdì 14 giugno – ore 18

Per la filosofa Nicla Vassallo: «Il video “Questo è amore. This is love” costituisce l’omaggio intenso alla profondità del desiderio di conoscenza, alla ricerca di una bellezza, che s’avvia con Platone, una bellezza oggettiva, epistemica, etica, estetica, bellezza portatrice di diritti e verità. Una ricerca cui, in questo caso, presto pubblicamente la mia pelle alle emozioni e alle ragioni di Vita Sackville-West, Sandro Penna, Federico García Lorca, Paul Verlaine».

A scrivere sulla pelle della filosofa è l’artista e calligrafa Francesca Biasetton, che dichiara: «La calligrafia – disciplina che impiego nel video per esprimere la mia arte – si situa spesso in stretto rapporto col testo che scrivo. E’ proprio il gesto artistico dello scrivere a richiamare l’attenzione sul testo e sul supporto, in questo caso “inusuale”, al pari di altri supporti consueti e inconsueti su cui scrivo, per comunicare un messaggio preciso, al contempo estetico, poetico, ricercato, semplice. Nel caso di “Questo è amore. This is love” la poesia che scrivo sul corpo intende trasmettere un pensiero calligrafico di impegno civile a favore dei diritti umani in ogni luogo del mondo».

Come è noto, all’ultimo Festival del cinema di Cannes, la Palma l’oro è stata conferita a “La vie d’Adèle”, del registra Abdellatif Kechiche, con Adèle Exarchopoulos e Léa Seydoux quali protagoniste. Film ad alto contenuto artistico, oltre che umano e civile, film di un amore omosessuale tra due donne, film in cui, attraverso l’amore, si scopre se stessi/e, in cui è la crescita personale, in cui l’amore omosessuale, in particolare l’amore saffico, viene sdoganato dai soliti triti e ritriti pregiudizi. Non per nulla, Nicole Kidman, membro della giuria, si è espressa, senza mezzi  termini su “La vie d'Adèle”: «Quando dimentichi di essere in un teatro, quando non ricordi che stai vedendo fotogrammi... ebbene vuol dire che hai davvero qualcosa in cui credere e che devi sostenere».

Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura continua a sostenere molte tra le battaglie per i diritti civili, tra cui quella contro l’assurdità dell’omofobia, nonché quella per l’equità e l’eguaglianza tra amori eterosessuali e amori omosessuali. La Fondazione denuncia ogni anno l’omofobia il 17 maggio, in occasione dell’International Day Against Homophobia and Transphobia, nella convinzione che questa fobia vada sempre contrastata, quotidianamente. Da qui il video “Questo è amore. This is love” disponibile sempre su You Tube e per sempre, in quanto installazione permanente, al Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce.

Quest’anno per il 17 maggio la Fondazione ha prodotto “Questo è amore. This is love”, un giorno prima del 18 maggio, data in cui la Francia (altri paesi lo hanno già fatto) approvava la legge sui matrimoni tra coppie del medesimo sesso, mentre dopo pochi giorni la Palma d’oro veniva assegnata a “La vie d’Adèle”.

La presentazione dell’installazione permanente a Villa Croce del video “Questo è amore. This is love” è fissata per venerdì 14 giugno alle ore 18,giornata significativa, in quando nella maggior parte delle città italiane segna l’inizio della settimana del Pride.

Tra i relatori: Francesca Biasetton (Artista e Calligrafa); Ilaria Bonacossa (Curatrice delle Attività Espositive di Villa Croce); Luca Borzani (Presidente di Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura); Carla Sibilla (Assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Genova); Nicla Vassallo (Professore Ordinario di Filosofia Teoretica).

Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce
Via J. Ruffini, 3 - 16128 Genova


giovedì 23 maggio 2013

Don Gallo. Un prete giusto



Un uomo giusto, fedele al messaggio evangelico più che alla Chiesa come istituzione. Anni fa lavorammo con lui ad un progetto per dar voce ai detenuti del carcere di Savona. Il risultato fu un piccolo giornale di cui uscì qualche numero. Una avventura che ci permise di conoscerlo da vicino e stimarlo. Lo ricordiamo con questo articolo di Famiglia cristiana e con l'editoriale che scrivemmo allora per il primo numero del giornale.

Don Gallo. Un prete giusto

Quando andavi a trovarlo uscivi dal suo piccolo studiolo carico di idee e odore di pipa. Non smetteva quasi mai di fumarla e di tenerla in mano. E intanto parlava del passato e dell’oggi. Dei progetti in cantiere per il futuro. Don Andrea Gallo, morto oggi all’età di 84 anni, era un fiume in piena. Nella comunità di San Benedetto, da lui stesso fondata a Genova, per essere vicino ai più deboli, erano passati tutti: ex brigatisti ed emarginati, intellettuali e poveri, atei e credenti. Il prete dalle mille battaglie, spesso critico nei confronti della stessa Chiesa, ma con quella fede dura che spostava le montagne riusciva a dialogare con tutti. 

Nonostante la malattia che lo consumava, scavandolo sempre più platealmente, era riuscito quasi fino all’ultimo a stare al passo con i tempi e con i “suoi ragazzi” giovani e adulti. Tentava tutte le strade per farsi compagno di viaggio. Nel suo ultimo twitter, il 20 maggio, aveva scritto “Sogno una Chiesa non separata dagli altri, che non sia sempre pronta a condannare, ma sia solidale, compagna”. Ed è proprio da lì che è arrivata anche la notizia della sua morte: “Ore 17.45 il cuore di Don Andrea Gallo ha cessato di battere, la comunità S.Benedetto e idealmente voi tutti siamo stretti intorno a lui”.

Don Andrea Gallo era entrato nel seminario dei salesiani nel 1948. Nel 1953 era partito per le missioni in Brasile, ma era tornato in Italia durante il periodo della dittatura. Ordinato presbitero il primo luglio 1959 era stato inviato, un anno dopo, come cappellano nella nave scuola della Garaventa, riformatorio per minori. Da quel momento in poi la passione per l’educazione dei ragazzi non lo avrebbe più abbandonato, così come l’attenzione per il carcere e per i detenuti. Nel 1964 lascia i salesiani e si incardina come sacerdote diocesano. Il cardinale Siri, che allora guidava Genova, gli affida l’incarico di cappellano del carcere. Fra i due c’è sempre stata una vivace polemica cui spesso hanno fatto seguito trasferimenti di incarichi e parrocchie. Fino alla rinuncia di don Gallo al trasferimento richiesto dal cardinale Siri nell’isola di Capraia. Don Gallo viene quindi accolto dal parroco di San Benedetto al Porto, don Federico Rebora, e insieme a un piccolo gruppo dà vita alla Comunità di San Benedetto al Porto. 

Impegnato per la pace e nel movimento No Dal Molin, contro la costruzione di una nuova base militare a Vicenza, don Gallo non ha mai smesso di battersi contro l'emarginazione dei gay e contro l'omofobia, a favore della cittadinanza agli immigrati, per costruire una società più solidale, giusta e accogliente.


Savona. Carcere di S. Agostino















Giorgio Amico

Non luoghi

Carcere, manicomio, ospizio: luoghi scomodi, non-luoghi, luoghi invisibili. Sant’Agostino è uno di quei luoghi di cui preferiamo ignorare l’esistenza. Eppure è nel cuore della città, accanto a noi, parte della nostra vita quotidiana. Anche se preferiamo ignorarlo e continuare a far finta di niente.

Poveri, carcerati, disabili: persone scomode, non-persone, persone invisibili. Vivono accanto a noi, ma è come se non ci fossero. Cancellati dal mondo, estromessi dalla vita dei “normali”, riemergono alla nostra consapevolezza solo in occasione di fatti di cronaca, per essere poi subito rimossi e dimenticati.

Persone senza nome e senza volto, protagonisti di piccole storie squallide. Storie di ordinaria miseria, di follia, di emarginazione. Sant’Agostino ne raccoglie tante e gelosamente le conserva, celandole alla nostra vista di benpensanti. Impedendo che diventino visibili, che turbino il nostro piccolo, ordinato tran-tran quotidiano.

Cosa c’entra la scuola con tutto questo ? C’entra perché Sant’Agostino è anche in piccolissima parte scuola, luogo dove si svolgono attività di studio e di animazione culturale. “Scuola in carcere”, questa è la definizione ufficiale, fredda, asettica e un po’ retorica che le racchiude.

Ma si può fare scuola e cultura dietro le sbarre, senza cadere in un paternalismo tanto più orribile, quanto in buona fede ? Si può. Alla sola condizione di intendere queste attività come un percorso di liberazione.

Sappiamo bene che la cultura in se non rende liberi, come il lavoro non rendeva liberi i prigionieri di Auschwitz. Sappiamo però altrettanto bene che la cultura come valorizzazione della propria umanità, come urlo di chi rivendica il proprio diritto ad esistere è, forse, motivo di scandalo, ma, sicuramente, strumento di liberazione, percorso di libertà.

Questo, e non altro, il senso delle attività di animazione che insieme scuola e Circolo “Il Brandale” abbiamo svolto a Sant’Agostino nello scorso anno scolastico, iniziando un percorso che speriamo contribuisca a demolire l’idea del carcere come un non-luogo abitato da non-persone.  




lunedì 20 maggio 2013

Il lavoro dell'artista. Un percorso genovese 1977-1989



Gli anni fra il 1977 ed il 1989 sono stati, per la società, l'economia e la cultura, un intervallo tra un "non più" e un "non ancora". In quel periodo si incontrarono, a Genova, alcuni artisti di tre diverse generazioni, estranei alle mode dell'epoca, che operavano muovendo dal riconoscimento critico di una crescente ambivalenza e eterogeneità delle forme di vita e della prassi sociale. Alla base della mostra è il tentativo di cogliere attraverso le loro opere, i documenti, il materiale preparatorio la mappa di quella stagione. 
In collaborazione con Mucas (Museo del Caos).



Dal 22 maggio al 16 giugno 2013

Il lavoro dell'artista
Un percorso genovese 1977-1989
Brunetti, Bucci, Di Cristina, Galletta, Lagalla, Mignani, Terrone

a cura di Sandro Ricaldone

Genova, Palazzo Ducale
Cortile Minore, Spazio 42 Rosso

Orario: ore 15-19
ingresso libero

Info tel. 0105574065


martedì 14 maggio 2013

Un libro da leggere: “Nelle mani delle donne” di Maria Giuseppina Muzzarelli




Giorgio Amico

Un libro da leggere: “Nelle mani delle donne” di Maria Giuseppina Muzzarelli

Un libro sulla relazione fra le donne e il cibo dall'antichità al mondo moderno con una particolare attenzione al Medioevo (l'autrice è docente di storia medievale all'Università di Bologna). Un viaggio nel tempo che riporta al XV secolo della strega Matteuccia del Castello di Ripabianca, al XII secolo della dotta monaca Ildegarda di Bingen, fino all’XI secolo del vescovo Burcardo di Worms, seguendo il filo di una pluralità di fonti: procedimenti giudiziari, trattati, dipinti, opere letterarie.

La storia vista con gli occhi delle donne, confinate per secoli in cucina, dove il cucinare da impegno quotidiano diventa un modo per costruire relazioni, dare senso alla vita e imporsi comunque ad un mondo interamente declinato al maschile.

Già dalle prime pagine l'autrice chiarisce il senso del libro, la volontà di offrire uno strumento di lettura e interpretazione della storia che aiuti a vivere il presente:

«Voglio raccontare, soprattutto a quante giovani donne impegnate in diversi ambiti lavorativi amano cucinare e lo fanno con maestria, mangiano di gusto e non si pongono, progettando una maternità, il problema dell’allattamento, come sono andate le cose fino a non molto tempo fa. Questo perché sappiano preservare quello che è stato faticosamente conquistato, anche se non sempre ne sono consapevoli, e recuperare quello che, più a loro che alle donne della mia generazione, pare di aver perduto. Soprattutto perché abbiano materia su cui riflettere a proposito di quanto è naturale e quanto invece socialmente costruito (dagli uomini ma anche dalle donne), ora perpetuando limitazioni e tenendo in vita pregiudizi e luoghi comuni duri a morire, ora introducendo opportunità prima assenti.»

Un libro rivolto solo alle donne, allora? Sarebbe una conclusione sciocca. Non esistono libri per uomini o per donne, ma solo libri per chi vuol capire. Nel leggere, per fortuna, il genere non conta.

Maria Giuseppina Muzzarelli
Nelle mani delle donne
Laterza, 2013
16 euro


domenica 5 maggio 2013

Nel cuore delle Alpi Marittime sulle vie dei contrabbandieri e dei pastori. La Chiesa di Santa Margherita di Mendatica e le cascate dell'Arroscia



















Giorgio Amico

Nel cuore delle Alpi Marittime sulle vie dei contrabbandieri e dei pastori. La Chiesa di Santa Margherita di Mendatica e le cascate dell'Arroscia

Mendatica è un gioiello fatto di case di pietra in cima alla Valle Arroscia. Lasciata l'autostrada ad Albenga ci si arriva attraverso la statale che porta a Pieve di Teco e poi al Passo di Nava.

Appena sotto il paese si imbocca una stradina sterrata che in breve conduce all’antica chiesetta di Santa Margherita, segno, scolpito nella pietra, di una storia fatta di boschi,di alpeggi e di sentieri che in passato conducevano viandanti, pastori e greggi lungo le vie di pascolo e di collegamento con la Francia e il Piemonte.




Luogo antichissimo di culto, riedificato nel Cinquecento, Santa Margherita contiene due cicli di affreschi di buona fattura, opera di Pietro Guido da Ranzo, un artista attivo in tutta la Valle Arroscia agli inizi del ‘500, autore di cicli pittorici importanti come quello di San Pantaleo a Ranzo o quello conservato nel Santuario della Madonna bambina di Rezzo.


Autore minore, ma dotato di uno stile efficace, capace di dar voce allo spirito religioso della gente della montagna Pietro Guido si formò probabilmente nella bottega di Tommaso Biasacci ad Albenga alla fine degli anni 80 del ‘400 per poi trasferirsi a Genova dove la sua presenza è attestata tra il 1499 e il 1503. 

Gli affreschi, restaurati tra il 1968 e il 1969 sotto la direzione dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri, si dividono in due parti: da un lato le pareti intorno all’altare affrescate con le storie di Santa Margherita d’Antiochia, dall’altra il tradizionale ciclo con la Passione di Gesù Cristo.



Oltrepassata la Chiesa il sentiero sale lungo una bella mulattiera che si addentra in un bosco fittissimo che costeggia l'Arroscia e i suoi splendidi salti d'acqua. Nel sottobosco la fioritura offre ad ogni svolta del cammino sorprese incredibili.



Passato l'antico ponte sul Rio Grupin (884 metri), si arriva con una serie di tornanti che salgono fra gli alberi ad un belvedere (1004 metri) ai piedi delle cascate, un luogo magico di una bellezza unica.



Dopo le cascate il sentiero continua a salire in mezzo al bosco per giungere prima a un antico Pilone (1146 metri) da dove lo sguardo spazia sulle Alpi Marittime e l'intera Valle Arroscia.


Il sentiero, a tratti piuttosto ripido, continua a salire fra castagni e poi faggi secolari fino a raggiungere l'antico abitato di Poilarocca a 1440 metri dove, nel cuore delle montagne, nei mesi caldi si portavano le mandrie al pascolo.


Oggi Poilarocca è un cumulo di rovine, ma il sentiero per arrivarci, che sale da Mendatica, è bellissimo. E’ un tratto della vecchia mulattiera che conduceva sul crinale più alto delle Alpi Liguri, dove transitava la mitica Via Marenca, la strada del sale e dei mercanti, diretta dal Piemonte al mare. Via di contrabbandieri e di pastori. Qui e là fra le rovine angoli di una suggestione profonda.



Inizia a piovere. Scendiamo in una nebbia fitta che rende il bosco un luogo misterioso e fatato.