TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


giovedì 30 aprile 2026

La Massoneria italiana e il Primo Maggio












 

La Massoneria italiana e il Primo Maggio


Noi liberi muratori del Grande Oriente d’Italia celebriamo il Primo Maggio, unendoci a tutti i lavoratori che ogni giorno partecipano allo sviluppo dell’umanità e contribuiscono al miglioramento della società.Questa ricorrenza, nel nostro presente, attraversato da trasformazioni profonde e da nuove fragilità sociali, mantiene intatta la sua forza e continua a interrogare le coscienze, richiamando il valore del lavoro quale elemento essenziale della vita civile.

In questo senso, il lavoro si rivela come l’altra faccia della libertà intesa come capacità di custodirne la dignità, la quale rappresenta la misura più autentica del suo grado di civiltà: quando essa si indebolisce si incrina la coesione sociale; quando è riconosciuta e tutelata, si rafforza la trama della convivenza.

E il Prino Maggio si inserisce in un lungo percorso storico che, a partire dall’Ottocento, ha visto maturare le grandi battaglie per l’umanizzazione del lavoro, alle quale hanno preso parte anche numerosi liberi muratori.

Il Grande Oriente d’Italia, erede delle antiche corporazioni dei Maestri costruttori, riconosce nel lavoro l’espressione della nostra Arte, che si esprime nella disciplina del gesto, nel rigore del sapere e nella trasmissione ordinata della conoscenza nel tempo. Per questo motivo siamo consapevoli che, così come il tempio interiore si edifica per gradi attraverso una pratica paziente e consapevole, anche la Comunità civile si edifica progressivamente mediante il concorso ordinato delle diverse espressioni del lavoro umano, secondo proporzione ed equilibrio. In questo spirito, il nostro compito oggi è quello di custodire il significato originale degli avvenimenti, insieme a tutti gli uomini e le donne del nostro tempo, tenendo vivo il senso profondo del lavoro di fronte alle trasformazioni in atto, segnate dallo sviluppo tecnologico, dall’innovazione dei processi produttivi e dall’avvento dell’era dell’Intelligenza Artificiale.

Non si tratta soltanto di accompagnare tali mutamenti, ma di orientarli affinché il progresso non generi nuove marginalità, bensì si traduca in un rafforzamento della dignità del lavoro e della piena partecipazione della persona alla vita civile. È nel lavoro, infatti, che l’individuo si confronta con la comunità, trasformando la propria esperienza in responsabilità condivisa e in costruzione comune di un avvenire sospeso tra memoria e presente.

Tale sospensione non è un semplice equilibrio ma una tensione: da un lato, la memoria delle conquiste che non sono dati naturali, bensì esiti di conflitti, di una storia attraversata da corpi e da sacrifici; dall’altro, un presente che sembra aver smarrito il linguaggio stesso della rivendicazione, come se ciò che è stato conquistato una volta fosse destinato a durare per inerzia. In realtà la storia non conserva ma consuma, visto ciò che non viene pensato di nuovo si logora e ciò che non viene difeso si ritira. Così il Primo Maggio rischia di trasformarsi in celebrazione svuotata di significato, se non si accompagna a unarinnovata interrogazione sul senso del lavoro oggi. Perché il lavoro contemporaneo non si presenta più con i tratti evidenti dello sfruttamento novecentesco.

Non ha sempre il volto della fabbrica, né il ritmo scandito dalla sirena. Si è fatto diffuso, intermittente, spesso invisibile. La precarietà non è soltanto una condizione economica, ma una forma dell’esistenza: è l’impossibilità di progettare, di stabilire un rapporto duraturo tra sé e il proprio fare. In questa instabilità, il lavoro smette di essere luogo di identità e diventa esperienza provvisoria, sostituibile e fragile. Le disuguaglianze crescono proprio mentre si diffonde l’illusione di una libertà senza vincoli visto che una libertà che non poggia su condizioni solide è solo una parola.

E allora la questione del lavoro ritorna come questione antropologica: che tipo di uomo si forma in un contesto in cui il lavoro è finalizzato esclusivamente all’interessi materiale, vuotato dell’opera rivolta al miglioramento personale? Anche il lavoro digitale, che pure promette autonomia e flessibilità, espone a nuove forme di dipendenza da algoritmi, da logiche impersonali che organizzano tempi e prestazioni senza offrire volto né interlocuzione. Qui il rischio non è solo la perdita di diritti, ma la dissoluzione stessa della relazione, e con essa della possibilità di riconoscersi.

In questo scenario, il Primo Maggio non può limitarsi a ricordare. Deve inquietare. Deve interrompere l’abitudine, restituire al pensiero ciò che la consuetudine ha anestetizzato. Perché tra memoria e presente non c’è continuità garantita, ma solo una possibilità: quella di scegliere, ogni volta, se il lavoro debba restare uno spazio di dignità o ridursi a funzione senza volto. E questa scelta, prima ancora che politica, è culturale. Riguarda il modo in cui pensiamo l’uomo.


Antonio Seminario
Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia


30 Aprile 2026

lunedì 20 aprile 2026

Marx in America

 












Marx in America

Mentre in Itala assistiamo, soprattutto a sinistra, ad una sistematica rimozione del pensiero e del metodo di analisi di Marx, negli Stati Uniti al contrario lo studio del grande pensatore tedesco non è mai stato così intenso. Lo testimonia questo libro, lontanissimo dalle astruserie accademiche che da noi sono state spacciate per decenni per marxismo prima dal PCI e poi dalla cosiddetta Nuova sinistra. Ne presentiamo l'introduzione (nella nostra traduzione) e l'indice.



L'esperienza ha dimostrato che nessun libro su Marx può aspettarsi di essere accolto con lo stesso distacco di un libro sugli eschimesi di Ammassalik o di un trattato sulla costituzione interna delle stelle. Le idee di Marx sono talmente radicate in ciò che le persone temono o accolgono oggi, le sue dottrine sono così intimamente connesse alla fede e all'odio di diverse classi sociali e così spesso invocate da gruppi con affinità politiche contrastanti che la sola vista del suo nome suscita nel lettore una predisposizione mentale di cui egli è in gran parte inconsapevole.

Sidney Hook



Nei primi anni della radio, la British Broadcasting Corporation trasmise una serie su famosi esuli che avevano vissuto a Londra. Un episodio includeva un'intervista a un anziano signore in pensione da tempo, che aveva lavorato nella sala di lettura del British Museum. Ricordava un mecenate di nome Karl Marx, che aveva lavorato per molti anni al museo a quello che sarebbe diventato il suo capolavoro, Il Capitale? Inizialmente, il pensionato non ricordò nulla. Ma dopo diversi indizi – Marx sedeva sempre nello stesso posto; aveva una folta barba brizzolata e dolorosi foruncoli sul fondoschiena; chiedeva incessantemente materiale sull'economia politica – il ricordo dell'uomo si fece vivo. "Oh, signor Marx, sì, certo. Ci ha dato un sacco di lavoro, con tutte le sue richieste di libri e articoli. E poi un giorno ha semplicemente smesso di venire. E sa qual è la cosa strana, signore? Nessuno ne ha più sentito parlare da allora!" Lo stesso Marx si aspettava quasi che il primo volume del Capitale sarebbe caduto nell'oblio. Mentre si preparava a mandarlo in stampa nel 1867, suggerì al suo migliore amico e collaboratore di lunga data Friedrich Engels di leggere Il capolavoro sconosciuto di Honoré de Balzac. Era una battuta sarcastica. Il capolavoro sconosciuto è la storia di un pittore che trascorre decenni a lavorare su un'unica, perfetta rappresentazione della realtà. Dopo che un collega artista lo deride definendolo incomprensibile, il pittore lo brucia frettolosamente e, con ben poche ragioni per vivere rimaste, muore poco dopo.

Eppure il capolavoro di Marx non era destinato all'oblio. Il Capitale ha svelato i meccanismi del capitalismo in modo così profondo che da allora persone in tutto il mondo lo leggono.

Leggere Marx significa confrontarsi con il mondo creato dal capitalismo. Quel mondo include l'America, soprattutto l'America. Cittadini e studiosi degli Stati Uniti hanno a lungo dato per scontata l'influenza formativa dei filosofi fondatori della nazione, come Thomas Jefferson e James Madison. Gli storici hanno anche evidenziato l'impronta lasciata sugli Stati Uniti da pensatori illuministi come Adam Smith, John Locke e Tom Paine. Ma Marx viene raramente considerato insieme a tali luminari. Eppure ha indicato il nostro mondo moderno in un modo che nessun altro ha fatto, perché il capitalismo è probabilmente la caratteristica più importante della vita americana moderna. E poiché Marx è probabilmente il critico più importante del capitalismo, la sua impronta potrebbe essere altrettanto significativa.

Questo libro indaga il significato di Karl Marx in America. Inizia chiedendosi perché Marx considerasse gli Stati Uniti una ricca fonte di materiale sul capitalismo. Si addentra poi nelle molteplici implicazioni del confronto degli americani con Karl Marx dalla fine del XIX secolo ai giorni nostri, dalla prima Età dell'Oro alla nostra. Perché un numero sottovalutato di americani si è rivolto a Marx come a un saggio in tempi turbolenti? E ​​perché così tanti americani che erano in disaccordo con Marx lo hanno comunque letto per dare un senso al loro mondo?

A prima vista, un libro del genere è assurdo. La maggior parte degli americani non ha mai accolto le idee di Marx con mente aperta. In quanto padre del comunismo, Marx è stato a lungo demonizzato come l'antitesi di tutto ciò che di buono c'è in America. Il capitalismo? Marx lo considerava un sistema economico basato sullo sfruttamento. La religione? Una droga per controllare le masse. La democrazia? Una farsa che offre copertura alla classe dominante.

Eppure.

Nonostante la consolidata tradizione di demonizzare Marx, molte persone che vivono negli Stati Uniti hanno espresso sgomento per il mondo creato dal capitalismo. Alcune di queste persone hanno trovato un alleato in Marx, e a ragione. Nel 1844, mentre viveva nella vivace città di Parigi, il promettente giovane filosofo osservò un terribile paradosso: "Il lavoratore si impoverisce tanto più quanto più ricchezza produce, tanto più la sua produzione aumenta in potenza e quantità. La svalutazione del mondo degli uomini è direttamente proporzionale all'aumento del valore del mondo delle cose". Meraviglia e orrore sono aspetti inscindibili del capitalismo. Nessuno è rinomato quanto Marx per aver richiamato l'attenzione su questa contraddizione, fonte di alienazione per milioni di persone.

Marx non fu certo il solo a riconoscere questo paradosso. Nel 1846, Ralph Waldo Emerson, scrivendo da una Nuova Inghilterra che stava anch'essa attraversando una rapida trasformazione capitalistica, espresse sentimenti simili.

È il giorno della merce

Tessuto da tessere e grano da macinare;

Le cose sono in sella,

E cavalcano l'umanità.


Anche l'amico di Emerson, Henry David Thoreau, si angosciava per i nuovi assetti. Usando le ferrovie in rapida espansione come metafora dell'assalto del capitalismo industriale, Thoreau scrisse che "anche se una folla si precipita alla stazione e il capotreno grida 'Tutti a bordo!', quando il fumo si dirada e il vapore si condensa, si percepirà che pochi viaggiano, ma il resto viene travolto".5

Emerson e Thoreau immaginavano di trascendere il caotico mondo materiale del capitalismo. I loro scritti trasmettevano un senso di apertura che fungeva anche da alternativa alle città affollate e soffocate dal fumo del capitalismo industriale. La loro visione morale leniva la crescente ansia per la privazione dell'indipendenza operata dal capitalismo. Come i bardi del naturalismo americano, Emerson e Thoreau ricordavano un mondo in cui una persona poteva affrontare la vasta natura selvaggia del Nord America con poco più del proprio ingegno e delle proprie mani. Non sorprende che Thoreau abbia costruito una piccola capanna sul lago Walden. Non sorprende nemmeno che la storica Jill Lepore scriva: "Invece di Marx, gli americani avevano Thoreau". Il disgusto per il capitalismo raramente è stato sufficiente a spingere gli americani a dare ascolto ai deliri di uno strano comunista tedesco. Soprattutto in una terra dove prosperavano profeti autoctoni.⁶

Eppure.

Forse Marx aveva davvero qualcosa di unico da offrire agli americani. Forse Marx rispondeva a domande ignorate dalle tradizioni politiche americane. Forse lo scrittore John Cassidy aveva ragione quando proclamò nel 1997 che Marx "varrà la pena di essere letto finché il capitalismo esisterà".

Fin dalla fine del XIX secolo, una parte degli americani si è rivolta a Marx in cerca di saggezza. Durante la Gilded Age, i socialisti leggevano Marx come un antidoto al potere incontrollato delle potenti corporazioni. Durante la Grande Depressione, i comunisti si rivolsero a Marx come a un profeta per trascendere la distruttiva economia capitalista. Negli anni '60, i giovani ribelli scoprirono in Marx l'ispirazione per la loro resistenza alla macchina da guerra imperialista che devastava il Sud-est asiatico. Ognuna di queste epoche è stata unica, eppure in ognuna di esse è emerso un mercato fiorente per Marx perché i lettori credevano che egli offrisse qualcosa che mancava al discorso politico americano.

Nel momento in cui scrivo, nel 2024, a sei anni dal duecentesimo anniversario della nascita del filosofo, stiamo vivendo il quarto boom di Marx. Gli americani stanno riflettendo su Marx a un livello che non si vedeva dagli anni '60, o forse nemmeno dagli anni '30.

Nel 2002, la rivista The Economist, non certo incline a sostenere la rivoluzione comunista, definì Marx "preveggente". Da Manchester a Mosca, da Kansas City a Kinshasa, il capitalismo "ha spietatamente lacerato gli eterogenei legami feudali che univano l'uomo ai suoi 'superiori naturali', non lasciando altro nesso tra uomo e uomo se non il nudo interesse personale, se non lo spietato 'pagamento in contanti'". Il celebre aforisma di Marx, "tutto ciò che è solido si dissolve nell'aria", racchiudeva in una frase concisa la propensione distruttiva del capitalismo.

Mentre il crollo del comunismo alla fine del XX secolo favoriva ulteriormente l'inarrestabile espansione del capitalismo, eventi più vicini a casa hanno anche spinto verso una riscoperta di Marx in America. Nell'autunno del 2011, migliaia di attivisti si accamparono nel cuore del distretto finanziario di Manhattan, una vivida dimostrazione del loro malcontento per le enormi sofferenze scatenate dal tracollo finanziario del 2008. Occupy Wall Street propose un'affascinante narrazione vicina a Marx per spiegare la crisi del capitalismo. Gli attivisti di Occupy si riferivano a se stessi e ai loro compagni come al "99%", coloro che, come il proletariato di Marx, non avevano nulla da perdere se non le proprie catene. Il movimento prendeva di mira l'"1%", coloro che, come la borghesia di Marx, succhiavano, "come vampiri", la ricchezza produttiva della società.⁹

I risultati politici tangibili di Occupy sono trascurabili, ma sulla sua scia è sorta una cultura politica incentrata sulle idee di Marx. Riviste e podcast popolari dedicati alla politica marxista si sono moltiplicati. I libri di e su Marx hanno registrato ottime vendite. Sono nati gruppi di lettura marxisti. Il socialista dichiarato Bernie Sanders, paladino della solidarietà della classe operaia, è andato vicino a vincere la nomination del Partito Democratico per la presidenza nel 2016 e di nuovo nel 2020.

Questo attuale boom di Marx ha stimolato molti commenti. Alcuni interpretano l'interesse per Marx come un fenomeno estraneo. Altri notano giustamente che Marx non è mai veramente scomparso. Eppure, anche questi osservatori più acuti evitano di confrontarsi con il significato storico di tale affermazione. La lunga e complessa storia del rapporto degli americani con Marx offre un correttivo, dimostrando che, sebbene le idee di Marx non siano state assimilate nelle tradizioni politiche americane, non sono nemmeno state eliminate, nonostante i migliori sforzi di innumerevoli anticomunisti.

Marx è rimasto rilevante negli Stati Uniti per oltre 150 anni perché ha proposto una prospettiva alternativa sulla libertà. In una nazione a lungo ossessionata da questo concetto, perché così tanti americani erano relativamente non liberi? In una nazione fondata sui principi di vita, libertà e ricerca della felicità, perché così tante vite americane sono state sacrificate? Dando voce a un profondo senso di sfruttamento, Marx ha a lungo offerto risposte convincenti a questi interrogativi sconcertanti. Il lavoro ha cambiato forma diverse volte dai tempi di Marx. Marx scrisse all'inizio di una rivoluzione industriale alimentata dalla macchina a vapore. Da allora, i modi di produzione capitalistici sono stati rivoluzionati più volte. Eppure i principi fondamentali descritti da Marx permangono. In quanto fonte di valore in un'economia capitalista, il lavoro deve essere disciplinato per massimizzare il profitto. I lavoratori in una società capitalista non possono essere completamente liberi.

Marx diagnosticò la compulsione del capitalismo a sfruttare, così come la sua compulsione a dominare. Il capitalismo non solo estrae valore dal lavoro dei lavoratori, ma li priva anche della loro autonomia. Per Marx, la libertà richiedeva che le persone avessero indipendenza sul proprio lavoro, sul proprio tempo, sul proprio corpo. Poiché la maggior parte delle persone in una società capitalista non gode di tale autogoverno e deve vendere il proprio lavoro per sopravvivere, il capitalismo è incompatibile con la libertà. Marx si affermò nella vita americana perché offrì una potente teoria della libertà, che fungeva anche da mappa per un futuro alternativo degli Stati Uniti.



Andrew Hartman.

Karl Marx in America

The University of Chicago Press, 2025



Indice

Introduction: Karl Marx, Ghost in the American Machine

American Revolutionary: The US Civil War

Working-Class Hero: The Gilded Age

Bolshevik: The Russian Revolution

Prophet: The Great Depression

False Prophet: Midcentury Liberalism

Red Menace: Postwar Conservatism

Humanist Liberator: The New Left

Theorist: Academia in the Age of Reagan

Specter Haunting: Twenty-First-Century Capitalism


venerdì 17 aprile 2026

Un grande romanzo, un grande protagonista del Novecento















Un anno e mezzo di lavoro , ma tra poco disponibile finalmente anche in italiano uno dei libri fondamentali per capire la storia grande e terribile del Novecento.

giovedì 16 aprile 2026

Indagine su Cézanne


 

venerdì 13 marzo 2026

Philippe Marlowe nella Venezia dei Carbonari

 


Philippe Marlowe nella Venezia dei Carbonari

Ho appena finito di leggere questo noir storico ambientato nel pieno del Risorgimento. Confesso che ho sempre diffidato di queste trasposizioni letterarie, pensando che il poliziesco, soprattutto se si rifà a classici come Chandler, non sia esportabile al di fuori del contesto che lo ha generato. Mi sono dovuro ricredere già dalle prime pagine..

Nel raccontare Il circolo dei congiurati, Paolo Lanzotti non si limita a costruire un giallo storico: scolpisce un paesaggio morale. La sua Venezia del 1850 è una città piegata, ma non spezzata; una città che porta ancora addosso le ferite della rivolta del ’49, e che tuttavia continua a respirare, a opporsi, a custodire sotto la cenere un fuoco che non si è mai spento. È una Venezia crepuscolare, dove la luce non scompare del tutto ma solo si attenua.

Lanzotti possiede una qualità rara: la capacità di far percepire la materia viva della città attraverso la lingua. Le sue frasi hanno un ritmo lento, denso, quasi vischioso, come l’acqua dei canali che scorre senza fretta. La Venezia che descrive non è un fondale, ma un organismo che pulsa: le calli umide, i ponti che sembrano scricchiolare sotto il peso dei ricordi, le ombre che si allungano come presagi. La scrittura non illustra: evoca. E in questa evocazione si sente la dignità di una città che ha perso la battaglia, ma non la propria anima.

In questo scenario sospeso si muove Teodoro Valier, figura che richiama irresistibilmente un Philippe Marlowe catapultato nel pieno Risorgimento. Come il detective di Chandler, Valier è un uomo che non appartiene più a nulla: non alla polizia che lo ha espulso, non ai patrioti che lo guardano con sospetto, non alla città che ama ma che lo ha tradito. Ha la malinconia dei perdenti e l’ostinazione dei giusti. Cammina nella nebbia come Marlowe camminava sotto i neon: con la consapevolezza che la verità non salva, ma almeno illumina per un istante. Ogni passo della sua indagine è anche un passo dentro la propria solitudine, dentro un passato che non smette di chiedere il conto.

Accanto a lui emerge la figura di Lucetta, forse il personaggio più luminoso del romanzo. È una donna che incarna lo spirito del Risorgimento non come mito, ma come scelta quotidiana: coraggiosa, determinata, capace di rischiare tutto pur di non piegarsi. Valier se ne innamora con la consapevolezza dolorosa di chi sa di non avere alcuna speranza. Lei appartiene a un ideale, a una lotta, a un futuro che lui non può più permettersi. Il loro rapporto è fatto di sguardi trattenuti, di parole che non si dicono, di un sentimento che nasce proprio perché impossibile. Lucetta è l’eroina che la storia spesso dimentica: non quella che guida le rivolte, ma quella che le rende possibili.

Il mistero che Valier si trova a sciogliere è solo la superficie di un mondo in cui tutto è doppio: le alleanze, le identità, le verità. Il “circolo dei congiurati” non è solo un gruppo di uomini, ma un simbolo della città stessa, dei suoi segreti, della sua resistenza sotterranea. Lanzotti intreccia politica, memoria e colpa con una naturalezza che non appesantisce mai la narrazione. Il ritmo è misurato, ma ogni pagina aggiunge un’ombra, un sospetto, un dettaglio che sposta l’equilibrio. La scrittura è elegante, capace di rendere tangibile la Venezia ferita del 1850. I personaggi, soprattutto Valier e Lucetta, realistici. Sospesi tra ciò che sono e ciò che avrebbero potuto essere. Colpisce soprattutto l’atmosfera crepuscolare, che avvolge tutto come la nebbia che sale dai canali Così come la capacità di fondere noir e storia in un equilibrio raro.

Il risultato è un romanzo che non si limita a raccontare un’indagine, ma restituisce il respiro di un’epoca e la dignità di una città che, pur piegata, non si è mai arresa

Giorgio Amico


giovedì 19 febbraio 2026

Pietro Secchia, Il PCI e lo stalinismo

 


Secchia rappresenta una figura-ponte: ultimo grande esponente dell’ala rivoluzionaria del PCI, ma anche testimone critico della degenerazione staliniana. La sua voce, nel 1961, è quella di un dirigente che non ha rinunciato al sogno rivoluzionario, che continua a guardare all’URSS come al faro del socialismo mondiale, ma che al tempo stesso chiede al movimento comunista internazionale di rinnovarsi profondamente per evitare che gli errori del passato si ripetano. La sua posizione, minoritaria ma lucida, permette di comprendere le tensioni interne al PCI nel difficile passaggio alla nuova fase aperta dalla destalinizzazione.


Il quaderno è disponibile sul sito www.academia.edu

martedì 17 febbraio 2026

Ciao, Augusta, amica di una vita










Ciao, Augusta

lascio agli altri ricordarti per il tuo lavoro scientifico, io preferisco ricordare la compagna di liceo decisa nelle sue convinzioni, ma affettuosa e tenera con gli amici. E noi lo eravamo allora e lo siamo rimasti per tutta la nostra vita.

L'ultima volta che ci siamo sentiti, un poco prima di Natale, avevamo parlato dei nostri problemi, del peso crescente degli anni, per concludere poi che la clessidra si stava svuotando, ma che la nostra era stata una vita piena e spesa bene. A partire proprio dagli anni del liceo.

Ti avevo promesso allora di darti alla prima occasione una vecchia fotografia, di quasi sessanta anni fa, che ci ritrae ad una festa a casa di una compagna di scuola. Ti avevo anche un po' presa in giro, dicendoti che la foto era meglio l'avessi tu, in quanto potenzialmente compromettente. La cosa ti aveva incuriosita e me ne avevi chiesto il perché. Non ricordavi niente di quella festa tanto meno la corte insistente che uno dei nostri compagni ti aveva fatto in quell'occasione. Non lo ricordavo neppure io, che quel giorno (le feste allora si facevano di pomeriggio, frettolosamente, perché poi ritornavano i genitori a riprender possesso della casa) ero preso con una ragazza che non mi filava minimamente. Ma la foto era lì a ricordarlo, ritraendoti riservata, un po' in disparte, mentre io facevo lo spavaldo in prima fila..

Cara Augusta, la clessidra si è svuotata troppo in fretta senza lasciarmi il tempo di mantenere la mia promessa. Lo faccio adesso che non ci sei più.

Ricordino gli altri la studiosa, la docente impegnata, la storica illustre che sei diventata.

Io ti ricorderò sempre come la ragazza riservata e tenerissima di quella vecchia foto.  

 












venerdì 13 febbraio 2026

Il Presidente Truman e la Massoneria italiana (1948-1950)


 

Il quaderno ricostruisce il carteggio intercorso tra Harry S. Truman, Presidente degli Stati Uniti dal 1945 al 1953, e Melvin M. Johnson, Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico e Accettato per la Northern Masonic Jurisdiction dal 1933 al 1953, relativo ai problemi della ricostruzione della Massoneria in Italia. In appendice “Il riallacciamento dei rapporti tra la Massoneria italiana e americana dopo la caduta del fascismo” da L'Acacia Massonica, n. 1-2, gennaio-febbraio 1950.

Disponibile sul sito www.academia.edu

martedì 27 gennaio 2026

David Alfaro Siqueiros, Pablo Neruda e il tentativo di assassinio di Trotsky del 24 maggio 1940


Nel 1952 il settimanale Le Libertaire pubblicava un comunicato di protesta contro la presenza dell’artista messicano David Alfaro Siqueiros nella grande mostra organizzata da Fernando Gamboa sulla storia dell'arte messicana. Il comunicato, firmato da diverse organizzazioni rivoluzionarie anti-staliniste, accusava apertamente l'artista messicano di essere stato l'organizzatore e l'esecutore dell’attentato del 24 maggio 1940 contro Lev Trotsky e dell’assassinio del giovane militante trotskista Robert Sheldon Harte.

La pubblicazione del volantino su Le Libertaire il 23 maggio 1952 voleva essere un atto di denuncia di quella che le organizzazioni firmatarie consideravano come una vera e propria riabilitazione, mascherata da celebrazione artistica, di un sicario stalinista. Da qui il titolo esplicito: “All'assassino”.

Firmato da un ampio spettro di organizzazioni rivoluzionarie — dal Movimento Surrealista alla Federazione Anarchica e all'italiano Partito Comunista Internazionalista — il volantino non riguardava soltanto la figura di Siqueiros, che comunque per tutta la vita rivendicò con orgoglio quell'azione pur definendola “dimostrativa” e negando che lo scopo fosse di uccidere Trotsky, ma soprattutto il silenzio degli ambienti culturali vicini alla sinistra, in Messico e non solo, sui crimini di Stalin a partire proprio dalla liquidazione fisica del suo principale avversario,

A questo scopo il comunicato insisteva sul ruolo svolto nel fallito attentato da Pablo Neruda, allora console generale del Cile in Messico, che avrebbe dato sostegno prima logistico e poi diplomatico a Siqueiros organizzandone la fuga all'estero. Va detto però che allo stato attuale della ricerca storica non esistono prove definitive che dimostrino un coinvolgimento operativo diretto del poeta nel tentativo di Siqueiros di assassinare Trotsky, mentre è accertato il suo ruolo nella liberazione e nell'espatrio in Cile del muralista messicano.

Come ricostruito dallo storico americano Adam Feinstein nel suo fondamentale lavoro Pablo Neruda: a passion for life (Bloomsbury, 2004):

“Il primo tentativo di assassinio di Trotsky fu organizzato da uno dei pittori muralisti messicani, David Alfaro Siqueiros. Era il capo di un gruppo di uomini in uniforme della polizia che attaccò la casa di Trotsky a Coyoacán la notte del 24 maggio 1940. Lo stesso Siqueiros partecipò all'azione indossando l'uniforme di maggiore dell'esercito messicano. Tutti i partecipanti all'attacco erano membri del Partito Comunista Messicano (MCP) o legati a organizzazioni controllate dal partito. Fecero irruzione in casa di Trotsky e spararono 300 proiettili nella sua camera da letto. Trotsky e sua moglie Natasha sopravvissero miracolosamente riparandosi sotto il letto. Il loro giovane nipote, il cui padre era stato ucciso poco prima dall'NKVD (la polizia segreta sovietica, in seguito nota come KGB) a Parigi, rimase ferito nell'attacco.

Siqueiros e altri otto militanti dell'MCP furono arrestati dopo il fallito tentativo di assassinio. Grazie alle pressioni dell'Unione Sovietica e degli agenti dell'NKVD in Messico, ricevettero condanne lievi. Senza consultare il Ministero degli Esteri cileno, Neruda incontrò Siqueiros in carcere e gli fece ottenere un visto per il Cile. In segno di gratitudine, Siqueiros avrebbe dipinto un gigantesco murale a Chilian, nel sud del Cile.”

Il documento pubblicato su Le Libertaire nel 1952 costituisce dunque una testimonianza preziosa dell'azione della sinistra rivoluzionaria nei primi anni '50 per la difesa della memoria storica sui crimini dello stalinismo e la denuncia della complicità di larga parte degli intellettuali di sinistra nell'opera di occultamento di questi.


All'assassino!

La mostra di arte messicana dall'epoca precolombiana ai giorni nostri, organizzata da Fernando Gamboa (1), include una sala dedicata a David Alfaro Siqueiros. È importante che il pubblico sia informato su questo espositore.

David Alfaro Siqueiros è un militante stalinista di lunga data. Partecipò alla Guerra Civile Spagnola nella brigata di Lister, "di sinistra memoria" (Victor Serge). Tornato in Messico dopo la sconfitta spagnola, guidò un assalto la notte del 24 maggio 1940 contro la residenza di Lev Trotsky. Quella notte, un gruppo di stalinisti, vestiti con le uniformi della polizia che Siqueiros aveva procurato loro e comandati da un maggiore (Siqueiros) e da un tenente, giunse al posto di guardia assegnato dal Presidente Cárdenas per garantire la sicurezza di Lev Trotsky. In un istante, i veri poliziotti furono disarmati e legati, e gli stalinisti assaltarono la casa, armati di mitragliatrici e bombe incendiarie. Furono sparati più di sessanta colpi e il nipote di Lev Trotsky, allora di circa dieci anni, fu ferito, mentre uno dei segretari dell'ex Commissario del Popolo, Robert Sheldon Harte, fu rapito. Il suo corpo fu trovato il 25 giugno a pochi chilometri di distanza, in una baracca affittata da Leopoldo e Luis Arenal, cognati di Siqueiros. Il corpo, ricoperto di calce, portava i segni di due proiettili. "È stato ucciso nel sonno" (Victor Serge). Arrestato il 4 ottobre dal generale Sánchez Salazar, Siqueiros fu rilasciato su cauzione nell'aprile del 1941 e fuggì in aereo il 5 maggio, grazie alla complicità di Pablo Neruda, allora console generale del Cile in Messico, sospettato persino di aver permesso agli stalinisti di travestirsi da poliziotti a casa sua.

L'inchiesta rivelò che Siqueiros aveva agito agli ordini di un certo Felipe, scomparso subito dopo l'attentato. Siqueiros era chiaramente in contatto con Jackson Mornard, che avrebbe assassinato Trotsky il 20 agosto 1940, poiché l'indirizzo fornito da Mornard alla sua compagna era quello di un ufficio affittato da Siqueiros.

Tornato in Messico nel 1947 dopo un soggiorno di sei anni in Cile, Siqueiros dichiarò al quotidiano Excelsior di Città del Messico il 23 maggio 1947: "Non ho mai rifiutato e non rifiuterò mai la responsabilità che ho in questa vicenda (l'aggressione del 24 maggio 1940 e l'assassinio di Robert Sheldon Harte), pur sostenendo di aver agito da cane sciolto. Devo ammettere che considero la mia partecipazione uno dei più grandi onori della mia vita". A quel tempo, il suo fascicolo era già stato fatto sparire dagli stalinisti.

David Alfaro Siqueiros non può che essere un agente di polizia (NKVD). Aveva appena trascorso diversi mesi dietro la cortina di ferro. La sua presenza a una mostra e l'importanza che gli è stata data possono essere spiegate esclusivamente dagli interessi politici degli organizzatori. La sua partecipazione a questa mostra altrimenti ammirevole costituisce una provocazione che deve essere denunciata. È inaccettabile sotto ogni aspetto e ci costringe a sollevare la più veemente protesta.


MOVIMENTO SURREALISTA.
FEDERAZIONE ANARCHICA.
SINDACATO INTERNAZIONALE DEI LAVORATORI.
GRUPPO DI COMBATTIMENTO RIVOLUZIONARIO (Spagna).
PARTITO COMUNISTA INTERNAZIONALISTA.

(1) Fernando Gamboa e la sua compagna Zaradina Libovitch (alias Suzana Steel, alias Suzana Gamboa), entrambi stalinisti, si distinsero nel 1939, mentre godevano della fiducia dell'ambasciatore stalinista del Messico a Parigi, Narciso Bassols, impedendo, contro le istruzioni del presidente Cárdenas, la partenza per il Messico di rifugiati spagnoli non stalinisti, che arrivarono persino a costringere a scendere dalle navi su cui erano riusciti a imbarcarsi. Molti rifugiati spagnoli devono a loro la conoscenza dei campi di concentramento nazisti dove alcuni di loro perirono.

Le Libertaire - 23 mai 1952.


lunedì 26 gennaio 2026

Giovanni Castiglia, Pergamena brunita e altre carte


 

GIOVANNI CASTIGLIA 
Pergamena brunita e altre carte 
a cura di Matteo Fochessati 
Entr’acte via di sant’Agnese 19R 
Genova 22 gennaio – 27 febbraio 2026 
orario: da mercoledì a venerdì, ore 16-19 


Dopo le due mostre dedicate a Beppe Dellepiane, Entr'acte presenta "Pergamena brunita e altre carte", selezione di lavori su carta di Giovanni Castiglia (Casteldaccia 1955-2019), il cui itinerario artistico, fra la Sicilia e Genova, dove ha vissuto fra il 1982 e il 1988, è stato recentemente ricostruito nella mostra "Acqua, cenere e stelle" allestita nella Sala Liguria di Palazzo Ducale (aprile-maggio 2025) e nel relativo catalogo edito da SAGEP, con testi di Sandro Parmiggiani, Matteo Fochessati e Sandro Ricaldone. 

Proprio negli anni genovesi Castiglia ha iniziato a “privilegiare un approccio linguistico di matrice informale, in cui segno e materia contribuivano a definire l’impianto compositivo della sua pittura: un orizzonte di ricerca autonomamente definito all’interno dei binari linguistici imboccati, che manteneva comunque intatta la possibilità di aperture verso una dimensione narrativa, sovente rivelata dai titoli stessi delle sue opere” (Fochessati). 

Con il successivo ritorno in Sicilia, il colore ha acquisito un'intensità ancora più accesa e vibrante, culmine di una espressività che univa tensione emotiva e innovazione formale. 

Nelle cinque carte ora esposte l'elaborazione di spunti naturalistici e/o di figura si traduce in una ricerca astratta fondata su segni, forme e materie. L'artista vi costruisce una sintassi visiva in cui luci e ombre, stratificazioni e contrasti cromatici delineano un equilibrio dinamico tra interiorità ed esperienza del reale. La superficie pittorica si configura così come uno spazio di dialogo tra visione e sensazione dove l'esperienza visiva si approfondisce in una dimensione simbolica e introspettiva.

sabato 24 gennaio 2026

L'Ordine del Tempio tra Ponente ligure, Provenza e Basso Piemonte


 

Nel quadro della complessa articolazione giurisdizionale e territoriale del Ponente ligure tra XI e XIII secolo, la presenza dell’Ordine del Tempio non si configura primariamente come esercizio di signoria diretta o di dominazione fondiaria. Piuttosto, essa assume rilievo come fattore di integrazione sovraregionale, in grado di mettere in relazione la costa, l’entroterra e le aree transalpine attraverso una rete di insediamenti, proprietà e diritti localizzati lungo le principali direttrici di traffico commerciale. In un contesto in cui i poteri locali — ecclesiastici, comitali e comunali — sono già ampiamente strutturati, i Templari si inseriscono non tanto come un nuovo potentato che si affianca a quelli già esistenti, ma come un Ordine religioso in grado di governare la mobilità e di rendere più sicure e regolari le vie di pellegrinaggio, ma anche commerciali che attraversano il territorio.

Questa dinamica è comprensibile soltanto se si considera l’Ordine del Tempio nella sua natura profonda, cioè come organismo politico, economico e militare, in cui l’aspetto religioso è strettamente intrecciato con una capacità di gestione del territorio su scala mediterranea. È a partire da questa doppia dimensione — spirituale e pratica — che va letta la presenza templare in Liguria, in Provenza e nel Piemonte meridionale, dove la rete templare si inserisce come un’infrastruttura al servizio della mobilità e della sicurezza, più che come una semplice “acquisizione” di possessi terrieri.


Il quaderno di 15 pagine e consultabile sul sito www.academia.edu

venerdì 16 gennaio 2026

La ragazza di Gladio:un libro che smonta mezzo secolo di “misteri italiani”

 














Giorgio Amico

La ragazza di Gladio: un libro che smonta mezzo secolo di “misteri italiani”



Per decenni abbiamo chiamato “misteri italiani” le bombe, le stragi e i depistaggi che hanno insanguinato il Paese tra il 1969 e il 1993. Una definizione comoda, quasi rassicurante: se tutto è mistero, nulla è davvero responsabilità. Paolo Biondani, cronista investigativo dell’Espresso, ha deciso di ribaltare questa narrazione. La ragazza di Gladio e altre storie nere non è un esercizio di memoria né un’operazione dietrologica, ma un atto civile. Un libro che dimostra, carte alla mano, come molte di quelle stragi non siano affatto misteriose.

Le verità, sostiene Biondani, esistono già. Sono scritte nelle sentenze definitive, negli atti giudiziari, nelle inchieste parlamentari. Raccontano una storia molto più chiara e coerente di quanto si sia voluto ammettere nel dibattito pubblico. Il problema non è l’assenza di verità, ma la loro sistematica rimozione.

Quella di Biondani è dunque un’operazione di pulizia storica: un lavoro che si attiene rigorosamente ai fatti accertati in giudizio e alle testimonianze riscontrate, rifiutando sia il complottismo sia l’amnesia collettiva. Il libro attraversa un quarto di secolo di violenza politica, da Piazza Fontana alla stagione delle stragi dei primi anni Novanta, passando per Piazza della Loggia a Brescia. Una sequenza che l’autore ricostruisce con metodo e rigore, mostrando come quegli attentati non siano episodi isolati, ma tasselli di una trama coerente.

Una trama nera, fatta di gruppi neofascisti, settori deviati dei servizi segreti, depistaggi sistematici, complicità istituzionali e silenzi interessati. Non una “strategia del caos”, ma una strategia precisa: destabilizzare per governare, seminare paura per condizionare la vita democratica del Paese.

Le pagine dedicate alla strage di Piazza della Loggia sono tra le più emblematiche del volume. Biondani mostra come la verità giudiziaria sia stata ostacolata per decenni da depistaggi interni alle forze dell’ordine, omissioni dei servizi segreti e sentenze che hanno assolto figure chiave nonostante confessioni, riscontri e indizi convergenti. Una vicenda che racconta non solo una strage, ma il funzionamento patologico di una parte dello Stato.

Il cuore narrativo dell’opera è la figura della “ragazza di Gladio”, una donna che negli anni Settanta, appena diciassettenne, frequentava ambienti neofascisti bresciani per ragioni sentimentali. La sua testimonianza – riportata da Biondani solo nelle parti già verificate e riscontrate – diventa un filo d’Arianna che attraversa decenni di trame nere, collegando persone, luoghi e apparati.

Secondo la ricostruzione dell’autore, la ragazza e il suo fidanzato Silvio Ferrari – morto nove giorni prima della strage di Brescia mentre trasportava una bomba – avrebbero partecipato a riunioni riservate in una caserma, alla presenza di militari e giovani estremisti, coordinate da un alto ufficiale dei servizi. Una storia inquietante che, a mezzo secolo di distanza, è ancora oggetto di indagini e interrogativi irrisolti.

Molti dei fili che emergono nel libro conducono a Gladio o a sue articolazioni più opache. Biondani non sostiene che la struttura stay-behind sia stata la regista delle stragi, ma mostra come singoli membri, reti parallele o ambienti contigui abbiano avuto ruoli ambigui, quando non direttamente compiacenti, nel clima che rese possibili attentati e depistaggi.

La ragazza di Gladio e altre storie nere si legge con il ritmo di un giallo, pur essendo costruito esclusivamente su atti giudiziari, documenti e testimonianze accertate. È un libro importante non perché offra rivelazioni sensazionalistiche, ma perché restituisce dignità alla verità storica e giudiziaria. Perché dimostra che molte stragi non sono affatto misteri. E perché ricorda che la memoria non è un esercizio retorico o celebrativo, ma un dovere civile.


Paolo Biondani
La ragazza di Gladio
Fuori scena, Milano 2024

domenica 4 gennaio 2026

Quando un partito diventa setta: il caso del Workers Revolutionary Party

 














Giorgio Amico

Quando un partito diventa setta: il caso del Workers Revolutionary Party

The Party Is Always Right. The Untold Story of Gerry Healy and British Trotskyism, di Aidan Beatty, è un libro che ha suscitato forti polemiche all’interno di una parte di ciò che resta (poco) del movimento trotskista. Tuttavia, lette al di fuori delle tradizionali guerre di parrocchia tra correnti rivali, molte di queste polemiche appaiono più come il riflesso di antichi conflitti settari che come critiche storiograficamente fondate del libro. Basti, tanto per citarne una, Biography as demonology: Aidan Beatty’s The Party is Always Right: The Untold Story of Gerry Healy and British Trotskyism di David North.

Il libro di Beatty non ambisce a essere una storia complessiva del trotskismo britannico, né una ricostruzione sistematica dei suoi dibattiti teorici. Si tratta piuttosto di una biografia politica atipica, che utilizza la figura di Gerry Healy come riflessione critica sulle dinamiche perverse dei piccoli partiti rivoluzionari del secondo Novecento, caratterizzati da una forte centralizzazione del potere, da un linguaggio ideologico e da un rapporto autoritario tra leadership e base militante, oltre che da un maschilismo sfociato come nel caso di Healy o del SWP britannico addirittura nell'abuso sessuale delle militanti da parte di capi e capetti come pratica in qualche modo "normale".

Da questo punto di vista, il principale merito del libro sta nella capacità di descrivere con chiarezza e rigore le dinamiche di potere interne al Workers Revolutionary Party e all’ambiente che lo circondava. Beatty mostra come l’idea del “partito sempre nel giusto”, evocata già nel titolo, possa trasformarsi da principio di coesione politica in strumento di gestione autoritaria del corpo militante e, inevitabilmente, in meccanismo di legittimazione dell’autorità personale del leader, di cui viene sacralizzata la figura e sancita l'infallibilità. La figura di Healy emerge così non solo come dirigente politico, ma come emblema di un sistema in cui il dissenso viene percepito come tradimento e la fedeltà politica si confonde con la devozione personale.

Beatty racconta come l’impegno totale richiesto ai membri dell’organizzazione produca isolamento sociale, e da qui una totale dipendenza psicologica dall'organizzazione e una difficoltà crescente nel distinguere tra vita privata e vita politica. In estrema sintesi la descrizione di come un gruppo politico si trasforma in setta. In questo senso, il libro offre spunti che vanno ben oltre il caso Healy e risultano utili per comprendere fenomeni analoghi in altri movimenti politici radicali, non necessariamente di matrice marxista.

Va detto che, privilegiando soprattutto la figura di Healy, la dimensione teorica, così come il contesto storico più ampio in cui egli operò, rimangono spesso sullo sfondo. Nonostante questo il libro di Aidan Beatty merita di essere letto come un contributo alla comprensione, più che della storia del movimento trotskista, dei rischi di vero e proprio plagio insiti in organizzazioni politiche fortemente ideologizzate e minoritarie, dove il confine tra disciplina e autoritarismo è spesso molto labile.


Aidan Beatty
The Party is Always Right
Pluto Press, London 2024

giovedì 1 gennaio 2026

Raniero Panzieri da Mondo Operaio ai Quaderni Rossi

 















Il presente lavoro si propone di ricostruire il percorso teorico e politico di Raniero Panzieri nel periodo compreso tra il 1957 e il 1961, una fase spesso interpretata come puramente transitoria ma che, al contrario, costituisce un momento decisivo non solo nella biografia intellettuale dell’autore, bensì nella storia complessiva del marxismo italiano del secondo dopoguerra. Questi anni, che precedono la fondazione dei Quaderni Rossi, rappresentano infatti un vero e proprio laboratorio teorico e politico, nel quale si elaborano — attraverso un confronto serrato con la crisi del movimento operaio internazionale e con le trasformazioni del capitalismo avanzato — i presupposti fondamentali dell’operaismo italiano.  

Il quaderno può essere scaricato da www.academia edu