Giorgio Amico
La ragazza di Gladio: un libro che smonta mezzo secolo di “misteri italiani”
Per decenni abbiamo chiamato “misteri italiani” le bombe, le stragi e i depistaggi che hanno insanguinato il Paese tra il 1969 e il 1993. Una definizione comoda, quasi rassicurante: se tutto è mistero, nulla è davvero responsabilità. Paolo Biondani, cronista investigativo dell’Espresso, ha deciso di ribaltare questa narrazione. La ragazza di Gladio e altre storie nere non è un esercizio di memoria né un’operazione dietrologica, ma un atto civile. Un libro che dimostra, carte alla mano, come molte di quelle stragi non siano affatto misteriose.
Le verità, sostiene Biondani, esistono già. Sono scritte nelle sentenze definitive, negli atti giudiziari, nelle inchieste parlamentari. Raccontano una storia molto più chiara e coerente di quanto si sia voluto ammettere nel dibattito pubblico. Il problema non è l’assenza di verità, ma la loro sistematica rimozione.
Quella di Biondani è dunque un’operazione di pulizia storica: un lavoro che si attiene rigorosamente ai fatti accertati in giudizio e alle testimonianze riscontrate, rifiutando sia il complottismo sia l’amnesia collettiva. Il libro attraversa un quarto di secolo di violenza politica, da Piazza Fontana alla stagione delle stragi dei primi anni Novanta, passando per Piazza della Loggia a Brescia. Una sequenza che l’autore ricostruisce con metodo e rigore, mostrando come quegli attentati non siano episodi isolati, ma tasselli di una trama coerente.
Una trama nera, fatta di gruppi neofascisti, settori deviati dei servizi segreti, depistaggi sistematici, complicità istituzionali e silenzi interessati. Non una “strategia del caos”, ma una strategia precisa: destabilizzare per governare, seminare paura per condizionare la vita democratica del Paese.
Le pagine dedicate alla strage di Piazza della Loggia sono tra le più emblematiche del volume. Biondani mostra come la verità giudiziaria sia stata ostacolata per decenni da depistaggi interni alle forze dell’ordine, omissioni dei servizi segreti e sentenze che hanno assolto figure chiave nonostante confessioni, riscontri e indizi convergenti. Una vicenda che racconta non solo una strage, ma il funzionamento patologico di una parte dello Stato.
Il cuore narrativo dell’opera è la figura della “ragazza di Gladio”, una donna che negli anni Settanta, appena diciassettenne, frequentava ambienti neofascisti bresciani per ragioni sentimentali. La sua testimonianza – riportata da Biondani solo nelle parti già verificate e riscontrate – diventa un filo d’Arianna che attraversa decenni di trame nere, collegando persone, luoghi e apparati.
Secondo la ricostruzione dell’autore, la ragazza e il suo fidanzato Silvio Ferrari – morto nove giorni prima della strage di Brescia mentre trasportava una bomba – avrebbero partecipato a riunioni riservate in una caserma, alla presenza di militari e giovani estremisti, coordinate da un alto ufficiale dei servizi. Una storia inquietante che, a mezzo secolo di distanza, è ancora oggetto di indagini e interrogativi irrisolti.
Molti dei fili che emergono nel libro conducono a Gladio o a sue articolazioni più opache. Biondani non sostiene che la struttura stay-behind sia stata la regista delle stragi, ma mostra come singoli membri, reti parallele o ambienti contigui abbiano avuto ruoli ambigui, quando non direttamente compiacenti, nel clima che rese possibili attentati e depistaggi.
La ragazza di Gladio e altre storie nere si legge con il ritmo di un giallo, pur essendo costruito esclusivamente su atti giudiziari, documenti e testimonianze accertate. È un libro importante non perché offra rivelazioni sensazionalistiche, ma perché restituisce dignità alla verità storica e giudiziaria. Perché dimostra che molte stragi non sono affatto misteri. E perché ricorda che la memoria non è un esercizio retorico o celebrativo, ma un dovere civile.
La ragazza di Gladio
Fuori scena, Milano 2024
