Secchia rappresenta una figura-ponte: ultimo grande esponente dell’ala rivoluzionaria del PCI, ma anche testimone critico della degenerazione staliniana. La sua voce, nel 1961, è quella di un dirigente che non ha rinunciato al sogno rivoluzionario, che continua a guardare all’URSS come al faro del socialismo mondiale, ma che al tempo stesso chiede al movimento comunista internazionale di rinnovarsi profondamente per evitare che gli errori del passato si ripetano. La sua posizione, minoritaria ma lucida, permette di comprendere le tensioni interne al PCI nel difficile passaggio alla nuova fase aperta dalla destalinizzazione.
Il quaderno è disponibile sul sito www.academia.edu
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