TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


venerdì 11 luglio 2014

’Mandali su da me alla prima notte di luna’. Itinerario notturno sui luoghi di Francesco Biamonti.




SAN BIAGIO DELLA CIMA

sabato 12 luglio 2014
ore 20.30.

Itinerari di letteratura 2014’ (10a edizione)

Mandali su da me alla prima notte di luna...’

Itinerario notturno sui luoghi di Francesco Biamonti. Ritrovo alla Chiesetta dell'Annunziata



"Varì lasciò Luvaira che era tardi.
Prese una mulattiera che saliva in una gola buia e raggiunse un dosso di pietrischi. Lo agirò e riprese a salire per le fasce di Aùrno.
«Ne abbiamo fatto del cammino assieme, - pensava salendo, - ne abbiamo conosciuti nomadi e viandanti. Eravamo due passeurs onesti, lui di mestiere io a tempo perso. Non abbiamo mai lasciato nessuno di qua del confine».
Adesso andava su fasce d'argilla marnosa con ulivi grandi agitati da una brezza ch'era come un vento. Tra quegli ulivi aveva la sua casa e più in là, protette dagli ulivi e dalle rocce, le colture floreali.
«Ne abbiamo fatto di cammino insieme, - tornò a dirsi mentalmente. - Lui adesso viaggia per altre terre: del silenzio, della penombra».
Le colline erano scure, e scure anche le montagne contro il cielo stellato. Solo la Cimòn Aurive aveva i crinali verso il mare toccati da barlumi.
S'alzò presto. Ma trovò la terra indurita dal freddo e preferì il sole prima di mettersi a innaffiare. Con l'acqua quella terra dura avrebbe morso le radici.
Mentre aspettava, vide Sabèl venire sul sentiero. Non l'aveva mai vista venire ad Aùrno a quell'ora. Camminava veloce nei fremiti del mattino, e dietro di lei il sole entrava nelle cime degli ulivi e le argentava.
- Mi dispiace, - le disse, - sapessi quanto mi dispiace per «barba» Andrea.
- S'è accasciato per strada, in paese: non ha più detto una parola non mi ha neppure riconosciuta quando l'ho chiamato.
- L'hai chiamato?
Trovava crudele chiamare chi se ne andava.
Sabèl tocco le foglie di una waldorf: le restò sulle dita una sorta di polvere.
- Si coprono di polvere per non traspirare, - egli disse. -Se continua questo secco non riusciranno a portare il fiore.
Chinate dall'aria tutte le mimose si raccoglievano dolcemente nella gran luce.
Gli sembrava che la donna guardasse il confine, desolato crinale che il sole invetrava. Poi lei gli prese la mano. Era salita, disse, per parlargli, per chiedere un consiglio, e non ci riusciva... Ecco, per farla breve: «barba» Andrea teneva nascosti due clandestini e adesso lei non sapeva cosa farne. Di abbandonarli non se la sentiva. Erano un bulgaro e una rumena, una rumena molto bella che le ricordava una ragazza conosciuta anni prima, quando andava a fare la stagione della mimosa sulla Corniche d'Or.
- Li fai partire alla prima notte chiara. Adesso no, adesso è scuro, e se adoperano la lampada li vedono da lontano.
- E se andassero di giorno?
- Li prenderebbero di sicuro.
- Non conosci un passeur? non possiamo trovare qualcuno?
- Ce n'è, ma sulla costa, molto infidi. Io non li metterei nelle loro mani. Rischiano meno a tentare da soli: se li prendono tutt'al più si fanno qualche mese nel campo di Latina. Ora dove sono?
- Sopra il paese, in un fienile.
- Nella casetta della Boeira?
Era una casetta con un mandorlo sulla porta sempre carico di colombi. Quanta gente vi aveva nascosto Andrea in tanti anni! Lo ricordavo al lavoro, gli sembrava di rivederlo: si faceva pagare per strada, non avvertiva quando passavano il confine, e s'allontanava di colpo: «Ecco, siete in Francia, andate!» perché non fossero tentati di riprendergli i soldi.
- A che pensi? - lei disse imbarazzata.
- Mandali su da me alla prima notte di luna. Sarà meglio che li accompagni io."


(Da: F. Biamonti, Vento largo)

martedì 8 luglio 2014

Vuoto critico






domenica 6 luglio 2014

Agenore Fabbri Disegni 1940-1970


venerdì 4 luglio 2014

Tutti insieme sul Beigua



Il sentiero è interamente percorribile in carrozzella.

La passeggiata è libera e aperta a tutti, presso la casa degli alpini ci sarà un piccolo ristoro e per chi vorrà e sarà possibile pranzare al rifugio di Prato Rotondo.tel. 010.9133578

Chi vuole aggregarsi a noi può inviare la propria adesione all’ email : savona@coni.it.

Hanno annunciato la loro partecipazione l’Equipe medica dell’ Unità Spinale del S.Corona, alcuni promotori di Genny Mobility Italia e amici di diverse associazioni.


giovedì 3 luglio 2014

Paesaggi di Calvino




Paesaggi di Calvino

Sabato 5 luglio 2014
Ore 17.45

Centro Polivalente "Le Rose"
San Biagio della Cima (IM)


martedì 1 luglio 2014

Pèire Bèc. Ricordo di un grande occitanista.

Ricordo di un grande occitanista.

Giorgio Amico

Pèire Bèc 


E' mancato Pèire (Pierre) Bèc, grande scrittore e linguista occitano. Aveva 92 anni. L' Occitània perde con lui uno studioso di straordinario valore e un militante appassionato.

Agli inizi degli anni '70 intraprese un lavoro scientifico per uniformare l'occitano su basi razionali e sistematiche.

Nato a Parigi nel 1921, di madre creola e di padre occitano, crebbe a Casèras (Comenge). Dal 1943 al 1945 fu prigioniero di guerra in un campo nazista. Dopo la guerra completò i suoi studi linguistici a Parigi specializzandosi in occitano antico e moderno.

Professore all’Università di Poitiers, fu direttore del Centro di Studi Superiori di Civiltà Medievale e presidente dell’Istituto di Studi Occitani (IEO). Negli ultimi anni aveva partecipato all'attività del Consiglio della Lingua Occitana (CLO) e dell’Istituto di Studi Aranesi-Accademia Occitana (IEA).

Tra le sue opere La langue occitane (colleccion Que sais-je?, 1963), Manuel pratique de philologie romane (1970-71), Manuel pratique d’occitan moderne (1973) oltre che racconti e il romanzo Sebastian (1980).




Difendere i piccoli migranti



Quando si capirà che il fenomeno dei migranti non è una emergenza temporanea, ma un fattore strutturale di una economia globalizzata che produce barbarie? In una parola, il lato oscuro (assieme alla guerra e al disastro ambientale) di un capitalismo senza più avversari. Riprendiamo un intervento (di qualche tempo fa ma purtroppo attualissimo) di Raffaele Salinari che dimostra come sia possibile intervenire concretamente già da ora iniziando dalla tutela dei bambini. 

Raffaele K. Salinari

Protezione internazionale per i piccoli rifugiati

Solo l’estrema disperazione può spingere dei genitori ad affidare a dei trafficanti di esseri umani senza scrupoli i propri figli, sapendo che lì da dove vengono per loro non c’è futuro ma che dove vanno forse non arriveranno mai.

Eppure spinti da una volontà di vita e di libertà, oramai sono migliaia i minori stranieri non accompagnati, MSNA, così si chiamano in gergo giuridico i bambini migranti senza un adulto che li accompagni, ad intraprendere un’avventura rischiosissima pur di far brillare ancora nei loro occhi la scintilla della speranza di un domani migliore, fatto di accoglienza e diritti.

Ieri, ma non è né la prima né certamente l’ultima volta, erano in maggioranza ragazzini gli immigrati somali sbarcati a Porto Empedocle. Su un totale di 97 persone 61 erano minori stranieri non accompagnati.

Ma, a farci capire, se fosse ancora possibile vedere con gli occhi ciò che ci sta sotto gli occhi, la portata epocale delle ingiustizie che vivono ogni giorno queste popolazioni, sull’imbarcazione c’erano anche 16 donne, comprese 5 incinte di cui una al nono ed una all’ottavo mese.

Di fronte a questa ordinaria normalità dovuta alla globalizzazione ineguale che stiamo vivendo, e molti subendo, la politica, specie quella italiana, in occasione delle imminenti elezioni europee, si deve interrogare sul suo ruolo e sulle possibili soluzioni che possono essere riassunte in alcuni punti ben precisi.

A livello europeo, in vista del semestre italiano: riconoscimento del fenomeno dei minori migranti quale assoluta priorità per tutta l’Unione Europea che deve essere affrontato sulla base del principio chiave di una loro effettiva ed efficace protezione, indipendentemente dal Paese di arrivo. Per farlo effettivamente bisogna modifica il cosiddetto «Sistema Dublino» che scarica sul primo Stato membro di arrivo tutto l’onere non solo dell’accoglienza ma della verifica dello status di rifugiato o richiedente asilo.

Questa necessaria revisione dovrebbe portare in primis ad aprire veri e propri corridoi umanitari per permettere ai minori in fuga un approdo sicuro; in seconda battuta armonizzare il sistema di accoglienza in Unione Europea così da mettere fine alla circolazione irregolare di minori a rischio di sfruttamento ed al respingimento di madri con bimbi alle frontiere.

A livello Italiano è necessario velocizzare la messa a punto di una Banca Dati per la mappatura delle disponibilità in tempo reale dell’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati su tutto il territorio nazionale, così da evitare blocchi e sovraesposizione al fenomeno di talune Regioni soltanto.



Per questo la Banca Dati deve essere sostenuta dalla garanzia, in tempi brevi per i Comuni ospitanti, dell’accesso sicuro alle coperture finanziarie di cui al Fondo Nazionale per l’Accoglienza dei Minori Stranieri così da sbloccare il sovraffollamento dei migranti in poche regioni, ormai al collasso. Per tutto questo serve un Piano Nazionale e procedure organiche a livello Paese per l’accoglienza dei minori migranti, che adottino parametri atti a garantire la tutela del «superiore interesse del fanciullo» come dice l’ONU, in tutte le fasi di accoglienza, assicurando in questo modo la concreta attuazione alla Risoluzione del Parlamento UE del 12 settembre 2013, in particolare per quanto attiene alle procedure di accoglienza dei MSNA e per le procedure di determinazione della minore età.

Ma, al di là delle leggi da sistematizzare o da far applicare, l’esperienza ci dice che è fondamentale riconoscere l’importanza strategica delle prime 48 ore di accoglienza garantendo al minore sin da subito una sistemazione in luogo salubre e protetto.

Questo implica una qualità dell’accoglienza sin dalle prime ore dallo sbarco, con una forte rassicurazione circa la loro posizione legale e sociale in Italia, che li aiuti a sentirsi accolti e ascoltati così da evitare il rischio di decisioni affrettate che portino ad autolesionismi o alla fuga.

Questo significa garantire a ciascun minore la pronta nomina di un Tutore che lo assicuri sull’effettiva pieno godimento dei diritti riconosciuti dalla normativa. Tutto questo si può e si deve fare, senza aspettare che altri morti misurino la già scarsa tenuta di quella amorfa cosa che chiamiamo valori occidentali.


Il Manifesto – 13 maggio 2014