TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


sabato 5 agosto 2017

1717. La nascita della Massoneria moderna

    G. Washington

Il 24 giugno 1717 è la data di nascita della prima Gran Loggia di Londra, dopo alcuni tentativi in Scozia. All’inizio erano solo artigiani e manovali, poi arrivarono militari, scienziati, architetti.

Le origini segrete della massoneria


Le origini della massoneria moderna vanno rintracciate nella Scozia e nell’Inghilterra del secolo XVII, sebbene anche per questo periodo le fonti non siano molte. I primi archivi di una loggia permanente in Inghilterra sono datati al 29 settembre 1701 ad Alnwick, a pochi chilometri dal confine scozzese: si tratta di una loggia di mestiere che risponde al nome di “The Company and Fellowship of Free Masons att a lodge held at Alnwick”.

La prima loggia di cui abbiamo conoscenza viene creata da William Shaw, scozzese già al servizio come maestro di cantiere sotto Giacomo VI, alla fine del Cinquecento: sembra di capire che tali logge fossero una sovrapposizione rispetto alle corporazioni, che raccoglievano solo i muratori di una determinata città e forse anche un certo numero di artigiani e manovali con funzioni diverse nei cantieri, mentre le logge appaiono riservate a lavori specializzati.

Qualche traccia in più ci viene dalla corporazione dei muratori di Londra: nel 1619 è segnalata l’esistenza di una London Company of Freemasons che tra 1654 e 1655 diviene la London Company of Masons. Negli archivi della corporazione si trovano menzioni a modalità di adesione che prevedevano la cooptazione attraverso l’apprendistato o per diritto ereditario; durante riunioni specifiche alcuni individui vengono “accettati” e diventano accepted freemasons.

La storiografia si è divisa: alcuni propendono per l’ipotesi che l’accettazione riguardasse solo persone che non appartenevano al mestiere e che venivano introdotte a titolo onorifico nella loggia; è anche vero però che le testimonianze londinesi mostrano come molti fra gli “accettati” fossero già iscritti alle corporazioni, ma avessero acquisito particolare celebrità come tagliatori di pietre nelle chiese o al servizio di sovrani, o magari perché a capo delle corporazioni. Gradualmente, durante il Seicento, le corporazioni dei freemasons cominciano ad ammettere al loro interno gentlemen dotati di particolare reputazione: ufficiali dell’esercito, scienziati, architetti.

      Luogo di fondazione della GL

Nel 1708 lo scrittore John Hatton annota in una descrizione della Londra del tempo che numerosi fra nobili e borghesi sono membri di corporazioni di muratori. Probabilmente è da questo modello che si andò evolvendo l’idea della loggia massonica come sodalizio filosofi co-speculativo, che si sarebbe concretizzata quando i gentlemen avrebbero deciso (seguendo percorsi che permangono ignoti) di fondare logge sul modello di quelle dei freemasons, ma prive ormai di ogni legame con i mestieri effettivamente esercitati. Dopo questa fase di preparazione, agli inizi del Settecento vediamo la nascita ufficiale della Gran Loggia di Londra, per la quale è arduo stabilire un legame di continuità diretta rispetto alle logge di mestiere inglesi e scozzesi del Seicento.

Il 24 giugno 1717, solstizio d’estate, un gruppo di gentlemen inglesi (appartenenti all’alta borghesia che ormai viveva secondo i costumi della nobiltà) fondarono un gruppo d’appartenenza nuovo, modellato sulle logge dei muratori inglesi e soprattutto scozzesi che nel secolo precedente avevano talvolta accolto gentlemen nelle loro fila.

Nel 1723 il pastore della chiesa presbiteriana scozzese a Londra, James Anderson, figlio di un vetraio (segretario della sua loggia scozzese di mestiere), redasse le Constitutions of Freemasons, che rappresentava il vero punto di partenza della massoneria moderna e l’invenzione della sua tradizione iniziatica. Nonostante si trattasse di un documento del tutto nuovo e privo di precedenti diretti, uno degli scopi delle Costituzioni era quello di indicare, al contrario, una linea di filiazione rispetto al passato che guardava in particolare verso due direzioni: una storica, che concerneva le associazioni di costruttori del medioevo e della prima età moderna e una mitica, che legava la massoneria al re biblico Salomone e al suo architetto Hiram e quindi alla costruzione del Tempio di Gerusalemme.



Le Costituzioni di James Anderson vennero stampate nel 1723 con la prefazione di un ex gran maestro della Loggia, Jean Théophile Désaguliers. Il testo si apriva con una prima parte dedicata alla storia mitica del mestiere di architetto; nella seconda si parlava degli usi e dei doveri del massone; la terza parte concerneva i regolamenti generali, quali la distribuzione delle cariche in seno alla loggia, le modalità di voto per l’accettazione di un “profano”, cioè di un nuovo adepto (interessante notare che è richiesta l’unanimità), il funzionamento della Gran Loggia che riuniva i rappresentanti di tutte le logge, la procedura di elezione del gran maestro. La quarta e ultima parte conteneva anche quattro canti massonici con testi e musica.

La seconda parte è la più interessante se si vogliono comprendere le posizioni della massoneria del tempo. Il primo articolo riguarda Dio e la religione: vi si legge che il massone “non sarà mai un ateo stupido né un libertino irreligioso”; poiché storicamente ogni confratello è stato inquadrato all’interno di Paesi dotati di una tradizione religiosa (si postula qui un’antichità della massoneria che sappiamo essere del tutto ipotetica), egli ha dovuto aderirvi per ragioni di convenienza; è tuttavia da preferire “quella religione su cui tutti gli uomini sono d’accordo”, con riferimento quindi a principi generali che, al tempo, si credevano comuni alle diverse fedi e che costituivano dunque la “religione naturale”.

Nel secondo articolo si manifesta la necessità di lealismo verso il proprio governo, escludendo la partecipazione a complotti e cospirazioni. Nel terzo si prende in considerazione la condizione dei membri della loggia, che devono essere nati liberi e di età matura, mentre non sono ammessi schiavi o donne, né persone dalla condotta scandalosa. Gli articoli restanti si soffermano sul comportamento del massone all’interno della loggia, verso i confratelli anche stranieri, e sull’atteggiamento (dettato dalla prudenza) da tenere in presenza di estranei.



La mitologia cavalleresca e la scoperta dei Templari

Negli anni Trenta del Settecento la massoneria inglese cominciò a insediarsi anche in Francia, inizialmente attraverso militari e viaggiatori britannici che dettero vita a piccole logge in alcune città. Nel 1739 venne fondata la Gran Loggia di Francia, con l’intento di coordinare lo spontaneismo che aveva caratterizzato gli esordi del movimento: il suo dominio sarebbe stato indisturbato sino al 1773, quando una scissione condusse alla nascita della loggia del Grande Oriente di Francia. È in territorio francese che si compì l’avvicinamento della massoneria alla mitologia cavalleresca, con particolare riferimento alla vicenda dei Templari. Già in tutta l’Europa del Seicento si era avviato un movimento di interesse nostalgico per i costumi, le cerimonie, le tradizioni cavalleresche.

In Inghilterra Elias Ashmole, alchimista dilettante curioso di cultura ermetica e in particolare dell’Ordine dei Rosacroce, nonché uno fra quei “non-manovali” ammessi nella massoneria operativa, scrivendo nel 1672 le Institutions, laws and ceremonies of the most noble Order of the Garter aveva già rispolverato la memoria dei Templari, a suo dire nobili e generosi cavalieri che tuttavia, ricchi e superbi, si erano troppo subordinati al Papa, causando così la propria rovina. Le idee di Ashmole influenzarono presumibilmente André- Michel Ramsay, massone scozzese fervente partigiano della dinastia reale Stuart ma residente in Francia dopo la rovina di essa e a lungo segretario di François Fénelon, conosciuto a Cambrai nel 1709, che lo aveva convinto a convertirsi al cattolicesimo.

Nel 1736 il cavaliere di Ramsay pronunziò un discorso pubblico che marca profondamente lo sviluppo della massoneria francese: se nella prima parte del discorso aveva esposto le qualità richieste al massone – cioè la capacità di mantenere un segreto, la moralità, l’amore per il prossimo, la passione per le scienze e le arti – nella seconda parla della storia della massoneria, che fa risalire non più tanto alle corporazioni di costruttori quanto piuttosto alla cavalleria. Criticando quanti, a suo dire, pongono le origini delle logge in un’antichità troppo nebulosa, Ramsey afferma che la loro origine va posta nell’XI secolo, quando sovrani, nobili e cittadini si uniscono in confraternite per ristabilire il dominio cristiano in Terrasanta contro gli infedeli. Queste confraternite sarebbero poi confluite nell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, i cui membri, tornati in Europa, avrebbero dato vita alle logge nelle diverse nazioni; per esempio, un certo Jacques Stewart di Scozia sarebbe stato gran maestro di una loggia a Kilwinnen nell’anno 1286; la sua loggia avrebbe accolto i conti di Gloucester e dell’Ulster.



La Gloria del Grande Architetto dell’Universo

L’Inghilterra sarebbe dunque stata la principale sede della massoneria cavalleresca, prima che le guerre di religione del Cinquecento generassero una crisi in seno alla cristianità: per questa ragione era importante il ritorno della massoneria, promotrice di fratellanza, sul continente, e in particolare in Francia. La storia proposta dal Ramsey è ovviamente fantasiosa, ma destinata a grande successo. C’era tuttavia un problema non indifferente: si deve notare che Ramsey non faceva riferimento ai Templari, quanto piuttosto ai Giovanniti, cioè agli Ospitalieri, che nel Settecento erano ormai divenuti il potente e prestigioso Ordine di Malta che certo non poteva veder di buon occhio l’idea di esser posto all’origine delle logge massoniche invise alla Chiesa cattolica.

D’altro canto il Ramsey faceva proseliti in Francia: ciò gl’impediva di chiamare in causa l’Ordine religioso-cavalleresco per eccellenza, ossia i Templari, come aveva suggerito Ashmole: dato che, soppressi da Filippo IV il Bello tra 1307 e 1314, godevano ancora di cattiva fama nella Francia d’Ancien régime in quanto “nemici” della corona. Perché dai Cavalieri di San Giovanni si passasse ai Templari, bisognò allora trasferirsi dalla Francia in altre aree d’Europa. Per esempio, in Inghilterra e in Germania, l’Ordine templare – soppresso da un re di Francia con la complicità di un Papa – era circondato da un diffuso rispetto.

Scopo dell’iniziazione massonica era, e da allora è formalmente restato, il perfezionamento spirituale dell’aspirante. Il candidato viene ammesso in un Tempio, così chiamato per evidenziarne il carattere sacrale, edificato “alla Gloria del Grande Architetto dell’Universo”. Qui il candidato ascende i gradi previsti grazie non a un singolo “sacerdote”, ma per merito del collegio dei membri, ai quali spetta avviarlo lungo il cammino della conoscenza esoterica.

Il riferimento a una nozione della divinità, che sarà di lì a poco definita correntemente dalle logge “Grande Architetto dell’Universo”, che non coincide con una denominazione religiosa e confessionale, si comprende bene alla luce degli sviluppi culturali della società del tempo, nella quale si andavano diffondendo i principi del deismo. La convinzione deista si fonda sulla dottrina della religione naturale, cioè una religione che non deriva da una rivelazione storica, ma viene elaborata dalla ragione umana in base all’osservazione della natura e alla convinzione circa l’esistenza di un principio nel Creato. In opposizione al deismo inglese, gli intellettuali dell’illuminismo, con in testa Voltaire, preferiscono parlare di “teismo”, negando al principio divino il governo del mondo morale.



Il lungo duello con la Chiesa

La diffusione della massoneria al di fuori del mondo protestante e sino a quello cattolico non poteva passare inosservata agli occhi della Chiesa; tanto più che, soprattutto in Italia, l’affiliazione massonica si accompagnò ben presto a uno spiccato anticlericalismo. Il primo intervento di censura nei confronti del fenomeno giunge con la lettera apostolica In eminenti apostolatus specula di papa Clemente XII, promulgata nel 1738. La Chiesa avrebbe reiterato la propria censura nei confronti della massoneria in diverse occasioni, e in modo particolare con la Humanum genus (1884) di Leone XIII, poi recepita nel Codice di diritto canonico del 1917. Ma, come si legge nel documento di papa Clemente, neppure le autorità laiche stavano a guardare. Già a partire dagli anni Trenta del XVIII secolo si ha notizia dell’interessamento della polizia alle logge, con qualche perquisizione e alcuni arresti; anche le folle cittadine non sembrano entusiaste all’idea di clan segreti: nei Paesi Bassi e ad Amsterdam si registrano attacchi contro le sedi massoniche, e nella città olandese si arriva nel 1744 a un divieto di riunione per la massoneria.

Nonostante tali divieti, applicati con zelo moderato, le logge avrebbero proseguito pressoché indisturbate la propria attività. Diverso il discorso per la Chiesa cattolica, che non ha mai ritirato la scomunica di Clemente XII; anzi, i successivi documenti ufficiali della Chiesa hanno ribadito che chi appartiene alla massoneria non può ricevere i sacramenti, in quanto i principi delle associazioni massoniche vengono considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa. Una posizione ribadita nel 1983, sotto il papato di Giovanni Paolo II, dall’allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, cardinale Joseph Ratzinger.


Il Fatto – 9 luglio 2017