Ciao, Augusta
lascio agli altri
ricordarti per il tuo lavoro scientifico, io preferisco ricordare la
compagna di liceo decisa nelle sue convinzioni, ma affettuosa e
tenera con gli amici. E noi lo eravamo allora e lo siamo rimasti per
tutta la nostra vita.
L'ultima volta che ci
siamo sentiti, un poco prima di Natale, avevamo parlato dei nostri problemi, del peso crescente degli anni, per concludere poi che la clessidra
si stava svuotando, ma che la nostra era stata una vita piena e spesa
bene. A partire proprio dagli anni del liceo.
Ti avevo promesso allora
di darti alla prima occasione una vecchia fotografia, di quasi
sessanta anni fa, che ci ritrae ad una festa a casa di una compagna
di scuola. Ti avevo anche un po' presa in giro, dicendoti che la foto
era meglio l'avessi tu, in quanto potenzialmente compromettente. La
cosa ti aveva incuriosita e me ne avevi chiesto il perché. Non ricordavi
niente di quella festa tanto meno la corte insistente che uno dei
nostri compagni ti aveva fatto in quell'occasione. Non lo ricordavo
neppure io, che quel giorno (le feste allora si facevano di
pomeriggio, frettolosamente, perché poi ritornavano i genitori a
riprender possesso della casa) ero preso con una ragazza che non mi
filava minimamente. Ma la foto era lì a ricordarlo, ritraendoti
riservata, un po' in disparte, mentre io facevo lo spavaldo in prima
fila..
Cara Augusta, la
clessidra si è svuotata troppo in fretta senza lasciarmi il tempo di
mantenere la mia promessa. Lo faccio adesso che non ci sei più.
Ricordino gli altri la
studiosa, la docente impegnata, la storica illustre che sei
diventata.
Io ti ricorderò sempre
come la ragazza riservata e tenerissima di quella vecchia foto.