TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


giovedì 19 febbraio 2026

Pietro Secchia, Il PCI e lo stalinismo

 


Secchia rappresenta una figura-ponte: ultimo grande esponente dell’ala rivoluzionaria del PCI, ma anche testimone critico della degenerazione staliniana. La sua voce, nel 1961, è quella di un dirigente che non ha rinunciato al sogno rivoluzionario, che continua a guardare all’URSS come al faro del socialismo mondiale, ma che al tempo stesso chiede al movimento comunista internazionale di rinnovarsi profondamente per evitare che gli errori del passato si ripetano. La sua posizione, minoritaria ma lucida, permette di comprendere le tensioni interne al PCI nel difficile passaggio alla nuova fase aperta dalla destalinizzazione.


Il quaderno è disponibile sul sito www.academia.edu

martedì 17 febbraio 2026

Ciao, Augusta, amica di una vita










Ciao, Augusta

lascio agli altri ricordarti per il tuo lavoro scientifico, io preferisco ricordare la compagna di liceo decisa nelle sue convinzioni, ma affettuosa e tenera con gli amici. E noi lo eravamo allora e lo siamo rimasti per tutta la nostra vita.

L'ultima volta che ci siamo sentiti, un poco prima di Natale, avevamo parlato dei nostri problemi, del peso crescente degli anni, per concludere poi che la clessidra si stava svuotando, ma che la nostra era stata una vita piena e spesa bene. A partire proprio dagli anni del liceo.

Ti avevo promesso allora di darti alla prima occasione una vecchia fotografia, di quasi sessanta anni fa, che ci ritrae ad una festa a casa di una compagna di scuola. Ti avevo anche un po' presa in giro, dicendoti che la foto era meglio l'avessi tu, in quanto potenzialmente compromettente. La cosa ti aveva incuriosita e me ne avevi chiesto il perché. Non ricordavi niente di quella festa tanto meno la corte insistente che uno dei nostri compagni ti aveva fatto in quell'occasione. Non lo ricordavo neppure io, che quel giorno (le feste allora si facevano di pomeriggio, frettolosamente, perché poi ritornavano i genitori a riprender possesso della casa) ero preso con una ragazza che non mi filava minimamente. Ma la foto era lì a ricordarlo, ritraendoti riservata, un po' in disparte, mentre io facevo lo spavaldo in prima fila..

Cara Augusta, la clessidra si è svuotata troppo in fretta senza lasciarmi il tempo di mantenere la mia promessa. Lo faccio adesso che non ci sei più.

Ricordino gli altri la studiosa, la docente impegnata, la storica illustre che sei diventata.

Io ti ricorderò sempre come la ragazza riservata e tenerissima di quella vecchia foto.  

 












venerdì 13 febbraio 2026

Il Presidente Truman e la Massoneria italiana (1948-1950)


 

Il quaderno ricostruisce il carteggio intercorso tra Harry S. Truman, Presidente degli Stati Uniti dal 1945 al 1953, e Melvin M. Johnson, Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico e Accettato per la Northern Masonic Jurisdiction dal 1933 al 1953, relativo ai problemi della ricostruzione della Massoneria in Italia. In appendice “Il riallacciamento dei rapporti tra la Massoneria italiana e americana dopo la caduta del fascismo” da L'Acacia Massonica, n. 1-2, gennaio-febbraio 1950.

Disponibile sul sito www.academia.edu