TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


giovedì 7 giugno 2018

OM αφιλοσοφια che figurato amore




Lunedì 11 giugno, alle ore 17,00
presso la Biblioteca Universitaria di Genova (ex Hotel Colombia, via Balbi 40)
PAOLO DELLA GRAZIA
SANDRO RICALDONE
GIORGIO ZANCHETTI

presenteranno il volume di MARTINO OBERTO

OM αφιλοσοφια
che figurato amore
a cura di Lorena Giuranna e Giorgio Zanchetti
(Pasian di Prato, Campanotto Editore, 2017)

In questo “libello”, consegnato a Paolo Della Grazia nel 2011 e pubblicato da Campanotto sei anni più tardi, Martino Oberto - figura storica della ricerca verbovisiva, fondatore con Anna Oberto e Gabriele Stocchi di Ana Eccetera (1958-1971), cineasta sperimentale - ha raccolto pagine in cui si confronta con l’immagine della scrittura, “una VISIONE ESTATICA in chiave di DESTRUTTURAZIONE DEL LINGUAGGIO dall’IMAGINARIO interiore”, appuntando in una sorta di diario alcuni dei temi costanti della sua riflessione: lo SPENSARE, azzardo afilosofico oltreconfine tra il Tractatus di Wittgenstein e l’Axiomatik di Rogge; la filosofia della barra; l’alfa privativo come leva; l’aforisma come impromptu antiteorico …

Nei fogli raccolti in questo volume postumo – secondo quanto osserva Paolo Della Grazia nella postfazione – «l’alfabeto di segni e colori, la parola scritta di OM, realizzano in senso virtuale e artistico la complessità che presiede i meccanismi della mente. (…)  La doppia valenza del “fare arte” di OM, nel senso che la sua scrittura è immagine e parola, dà la dimensione della complessità della realtà contemporanea e soprattutto evidenzia le infinite verità che in essa coesistono, un universo da interpretare e non solo da raffigurare».