TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


lunedì 12 settembre 2022

Un rivoluzionario dimenticato.Michelangelo Pappalardi 8. Il Congresso di Lille del Pcf e la battaglia del Centro contro i «bordighisti»

 


Giorgio Amico

Un rivoluzionario dimenticato.Michelangelo Pappalardi 8

Il Congresso di Lille del Pcf e la battaglia del Centro contro i «bordighisti» 


Tornato Bibbi a Parigi il Comitato d'Intesa non solo non viene sciolto, ma intensifica la sua attività fra i militanti di base, italiani e non solo, del partito francese. Pappalardi traduce in francese le tesi presentate dalla minoranza bordighiana al congresso di Lione. Le Tesi, integrate da un paragrafo riguardante la Francia, diventeranno un opuscolo con il titolo «Plateforme de la gauche. Projet de thèses présenté par un groupe de "gauchistes" (bordiguistes) à l'occasion du Ve Congrès du Parti Communiste Français», presentato prima al Quinto congresso del Pcf a Lille (20-26 giugno 1926), e poi diffuso come materiale di propaganda fra i compagni di base francesi. Le questioni dibattute nel Pcf non riguardavano solo gli operai francesi, era dovere dunque degli emigrati italiani far conoscere il loro punto di vista. A questo scopo Pappalardi prepara un capitolo aggiuntivo alle tesi di Lione riguardante la situazione francese. Nello scritto, letto e approvato da Bordiga, si definisce la situazione francese come una situazione di crisi caratterizzata dal crescere dell'inflazione, dal peggioramento delle condizioni di vita delle masse proletarie e dalla conseguente crescita delle tensioni sociali. Una situazione che per molti aspetti ricordava l'Italia:

«È assai possibile che allargandosi la crsi economica, e delineandosi una offensiva padronale, si debba constatare un cambiamento radicale di programma nell'ambito politico. Questa fase di politica di destra potrà presentare delle analogie con il fascismo italiano, e certamente la valutazione dell'esperienza italiana è utilissima per una analisi della politica francese attuale».

Tuttavia Pappalardi non prevedevano la possibilità a breve termine dell'avvento di un regime di tipo fascista. Mancava la condizione principale: una minaccia rivoluzionaria tale da spaventare la borghesia al punto di spingerla ad una drastica svolta reazionaria. E comunque occorreva respingere ogni tentazione di alleanza antifascista in difesa della democrazia sul modello del blocco aventiniano:

«Ciò che è essenziale, è comprendere che il piano fascista è in primo luogo un piano contro il proletariato e la rivoluzione socialista, e dunque che è agli operai che tocca fronteggiare e respingere il suo attacco. È una concezione sbagliata quella di considerare il fascismo come una crociata contro la democrazia borghese, lo stato parlamentare, gli strati piccolo-borghesi e i loro uomini e partiti politici al potere... Secondo questa idea, il proletariato non dovrebbe vhe dare l'allarme, prendere “l'iniziativa”... di questa lotta antifascista, battersi con gli altri per difendere i vantaggi di un governo “di sinistra”, considerare come obiettivo vittorioso il fallimento del fascismo in Francia...».

Per i bordighisti italiani era la classe operaia, per il suo peso numerico e per le sue tradizioni storiche, a rappresentare il fattore decisivo. A patto naturalmente che essa fosse conquistata ad una linea risolutamente rivoluzionaria. Da qui l'importanza di una lotta decisa all'interno del Partito comunista contro la politica seguita dal gruppo dirigente fedele esecutore della linea dettata dall'Internazionale comunista e incentrata sulla tattica del fronte unico e dell'unità antifascista per la conquista di un «governo operaio e contadino». In questa battaglia occorreva demarcarsi nettamente dalle opposizioni cui non si poteva fare alcun affidamento. Per la prima volta il termine «bordighista» fa la sua apparizione sulla scena politica a denotare la sinistra comunista italiana. La cosa, di sicuro, non piace a Bordiga, sempre restio a personalizzare la battaglia politica. In realtà fu Pappalardi che si intestardì, nonostante il parere contrario di una parte del gruppo, ad aggiungere l' aggettivo per distinguersi dalla sinistra zinovievista di Treint, Barré, Girault e dalla destra di Souvarine.

Ma l'attività del gruppo non si limita al lavoro teorico. A Parigi, Lione, Marsiglia, dove, come si è visto più consistenti erano i collettivi di lavoro italiani nel Pcf e più forte al loro interno la presenza della sinistra, i membri del Comitato d'Intesa parigino organizzano riunioni clandestine in vista della preparazione del congresso di Lille. Gli incontri sono organizzati in maniera piuttosto approssimativa, tanto che la direzione del partito ne viene presto a conoscenza e questò scatenerà una violenta campagna contro il «frazionismo» della sinistra e a una serie di espulsioni. In merito abbiamo la testimonianza di Piero Corradi, uno dei protagonisti di quegli avvenimenti:

«Noi eravamo maggioranza nei Gruppi del partito e tenevamo riunioni di frazione... all'insaputa del partito. Fummo scoperti a causa di un compagno che aveva ricevuto una convocazione da Rossi, che cumulava la funzione di segretario federale del partito e quella di segretario del Comitato della Sinistra; eravamo in riunione di frazione in un locale del partito, Michele [Pappalardi, nda] stava volgarizzando gli articoli di Bordiga quando Gnudi ci piombò addosso. Prese subito pretesto non solo [dal fatto] che tenevamo riunioni frazioniste, ma che queste erano capeggiate da un elemento che era fuori dal partito. Rossi prese la responsabilità della riunione e fu il primo ad essere espulso.»

Enio Gnudi, membro effettivo del Comitato centrale del Pcd’I, era stato da poco incaricato di supervisionare l'attività dei gruppi italiani nel partito francese e di liquidare l'opposizione dei «sinistri». Attività che fin da subito si accinse a svolgere con estremo zelo tanto che il 7 aprile 1926 così relazionava al Centro:

«Al mio arrivo la situazione interna del partito non era certamente buona, i cosiddetti sinistri capeggiati dal Rossi erano in piena offensiva per meglio svalutare l’opera del partito francese e in particolare di quello italiano. Vi basti sapere che i capeggiatori della frazione hanno distribuito a tutti i loro fiduciari l’ultima parte del discorso fatto da Bordiga al nostro congresso , e dato ordine di tenere la suddetta dichiarazione come base di tutta l’azione critica che essi intendono svolgere nei due partiti … Era per me troppo evidente, nonostante le loro smentite, che i frazionisti passavano forse per ordini ricevuti ad un lavoro organizzativo, senza esitazioni avevo perciò disposto perché fossero vigilati. Un biglietto caduto nelle mie mani in una riunione di gruppi, e firmato da Rossi, mi dava la prova che i cosiddetti sinistri erano invitati ad una riunione della massima urgenza. Fissato i necessari pedinamenti non mi è stato difficile scoprire il luogo della riunione, e penetrare nella [sala?] dopo che circa una quindicina di compagni presieduti da Rossi avevano già iniziata la discussione. E’ inutile dirvi la impressione che alla suddetta riunione ha fatto la mia presenza, mio scopo preciso era di staccare i buoni compagni dal Rossi, ed ho perciò anche in questa riunione lungamente discusso dimostrando a coloro che più ciecamente lo seguono che il Rossi non è degno di permanere più oltre nel partito. Ho la convinzione con la scoperta di questa riunione di avere inferto un forte colpo al frazionismo francese. Sfrutteremo alla base questo episodio scandaloso e inizieremo una vasta campagna sulla “Riscossa”. Ho proposto intanto al partito francese la espulsione del Rossi. Vi allego la lettera trasmessa dopo averla fatta tradurre al partito francese. La espulsione del Rossi è già stata convalidata dall’organizzazione francese parigina, e l’esecutivo francese mi assicurava che con la massima sollecitudine la sanzionerebbe». »

Dopo Rossi, toccò a Bibbi di essere messo sotto processo.

«L’espulsione del Rossi – riferì Gnudi in un suo rapporto nel mese di maggio – non ha dato luogo, nonostante le minacce fatte in precedenza, a nessun incidente. Sembra che lo stesso Rossi abbia chiesto consigli ad Amadeo. Vedremo di quale natura saranno questi consigli. Attualmente il gruppetto frazionista è molto calmo. Poche sere or sono alla riunione del primo gruppo di Parigi un certo Bruno [Bibbi], che ha assunto il ruolo del Rossi, ed evidentemente ispirato, muoveva accuse a me e alla Centrale per l’opera svolta a Napoli. Poiché questo dimostrava chiaramente che gli elementi parigini sono tutt’ora in collegamento con quelli d’Italia io non ho voluto lasciare cadere la questione. Il Bruno, invitato da me a precisare le sue affermazioni e a leggere le lettere che gli sono giunte dall’Italia, si è rifiutato di farlo dicendo che il momento opportuno lo avrebbe scelto lui... Noi non ci limiteremo a denunciare il Bruno solo per aver ingannato il S.R., ma esigeremo che egli specifichi in modo preciso quale fu la sua attività politica svolta a Marsiglia dove egli si fermò per qualche giorno. Inoltre egli dovrà ancora precisare di quale natura sarebbero le colpe commesse da me e dalla Centrale a Napoli”

L'attivismo dei suoi seguaci in Francia preoccupa Bordiga che il 19 giugno 1926 invia una lettera ai compagni in cui, per evitare ciò che sta accadendo nel partito tedesco dove l'opposizione di sinistra e in particolare Karl Korsch puntano ormai alla creazione di una organizzazione politica comunista rivoluzionaria contrapposta alla Kpd, li invita ancora una volta alla massima prudenza:

«I tedeschi pare si siano messi su una china pericolosa e si facciano espellere in molti. La nostra situazione è difficile. Bisogna evitare di farsi trascinare dove non abbiamo deciso di andare, e di determinare crisi a carattere puramente organizzativo e disciplinare, infeconde agli effetti del nostro compito politico che presto o tardi vedrà l'ora del suo “épanouissement”».

Dal 20 al 26 giugno si tenne finalmente a Lille il Quinto Congresso del Pcf. La selezione fu severa, nessun esponente della Sinistra italiana fu delegato al Congresso nonostante il peso che questa aveva fra i compagni italiani. I «bordighisti» presentarono il loro documento nei congressi locali, ma non oltrepassarono la fase intermedia dei congressi regionali. Da qui, come si è visto, la trasformazione delle tesi da documento congressuale in un opuscolo di propaganda aperto da una premessa che così recitava: «Non potendoci esprimere liberamente sulla stampa ufficiale del Partito prendiamo la decisione di far conoscere, tramite i nostri mezzi, il nostro pensiero ai comunisti francesi. Un gruppo di membri del Partito comunista francese».

8. Continua