TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


sabato 17 agosto 2019

La giornata di uno scrutatore



La Giornata di uno Scrutatore”
Circolo degli Artisti, Pozzo Garitta, 32 Albissola Marina
Dal 24 agosto all’8 settembre 2019.
Inaugurazione sabato 24 agosto alle 18
Orario apertura tutti i giorni dalle 16 alle 19

“La mostra è l’incontro tra due artisti che, per scelta o per necessità, operano in salita, creano i loro lavori solo dopo aver superato un ostacolo iniziale. L’ostacolo fisico dell’ascesa sulle pareti di roccia è solo una metafora dell’ostacolo più grande che ciascuno di loro ha dentro. È il mettersi continuamente alla prova: una sfida per esistere che si riflette nelle loro opere. Due artisti che, in sintesi, non scelgono mai la strada più breve, evitano i percorsi piani e più facili, scartano le scorciatoie edonistiche e le forme edulcorate dell’arte. Si misurano con una realtà aspra e ruvida per arrivare ad una rappresentazione artistica intensa e, talvolta, dolorosa. Entrambi sono legati ad una pittura basata sulla figurazione, usano supporti precari dai cartoni di Beppe Rosso alle metamorfosi rupestri di Mario Nebiolo”.[image:11874:r]

“Beppe Rosso in una visione della realtà parte dal basso, dal punto di vista dei “rifiuti”, siano essi materiali, sociali o umani. Ad esempio la sua opera per gli auguri di Natale del 2007, fu la rappresentazione dei resti (avanzi) del pranzo natalizio. Alcune sue nature morte raffigurano più i ritrovamenti dei cassonetti della spazzatura che non la vivacità di un frutto estivo. Queste nature morte che, lui stesso, titola “pop-rustic” molto spesso ricordano i resti delle tavole di Daniel Spoerri, mentre i suoi ritratti e le sue figure rimandano spesso all’opera di Francis Bacon”.

“Mario Nebiolo, oltre al fascino avventuroso della sua pittura rupestre su pareti di cava che coglie nelle pieghe e nei toni della roccia l’opportunità per produrre fantastiche metamorfosi della natura, realizza opere su cartoni ed altri supporti precari che seguono una gamma ricca e variegata di temi e di forme espressive. Dalle nature morte surreali ed oniriche che riproducono i giocattoli della stagione dell’infanzia, alle figurazioni drammatiche che sembrano citare le opere di Munch, fino alla rappresentazione feticistica di scarpe e stivali che, in qualche caso, assumono il senso di grattacieli urbani futuristi. Immagini urbane tra i progetti di Sant’Elia e le scenografie di Fritz Lang per Metropolis”.

sabato 10 agosto 2019

L'Italia, l'ENEL e lo sfruttamento dei popoli indigeni del Guatemala


    Aura Lolita Chávez Ixcaquic

L'Italia, l'ENEL e lo sfruttamento dei popoli indigeni del Guatemala


Lo sapevate che l'ENEL ha importanti interessi nelle zone indigene del Guatemala, dove lo sfruttamento intensivo delle risorse naturali si accompagna ad una violenta repressione delle popolazioni autoctone? Lo racconta in una lunga intervista sul Manifesto di oggi Aura Lolita Chávez Ixcaquic, portavoce del Consiglio delle Popolazioni Ki’che (Maya) del Guatemala. Lolita rappresenta il «Consiglio dei Popoli Ki’ches, in difesa della vita, della natura, della madre terra e del territorio» contro lo sfruttamento delle multinazionali. Per questo In sei occasioni ha subito attentati destinati a ucciderla ed ora vive in Europa sotto la protezione della Commissione Interamericana dei diritti umani. Riprendiamo la parte che ci riguarda direttamente e rimandiamo alla lettura dell'intervista.

Come intervengono le multinazionali nei territori del popolo Ki’che?

Le multinazionali, le imprese che estraggono materie prime sono arrivate in Guatemala attraverso accordi bilaterali con lo Stato e contrattati internazionali, come il Trattato di Libero Commercio, che impongono il diritto economico delle multinazionali sulla legislazione nazionale. Una delle maggiori imprese idroelettriche presenti in Guatemala è Enel. Un’impresa molto violenta, per questo diciamo che Enel ha le mani sporche di sangue. Enel ha generato molta violenza nei nostri territori ed è riuscita a dividere le comunità alimentando un clima di odio contro chi difende i nostri territori. La conseguenza è che si permette qualsiasi tipo di violenza contro i popoli originari. In Guatemala ci sono stati più di 36 anni di guerra e i massacri che vennero commessi si verificano di nuovo.
Se nelle nostre comunità non lasciamo entrare le imprese arriva la repressione, scatta il coprifuoco o lo stato d’assedio e si vive con la presenza dei distaccamenti militari. I giovani vengono arruolati dai militari o da organizzazioni criminali, come le pandillas o le maras, che vengono utilizzate per reprimere.


Il decreto sicurezza bis è una manomissione illiberale della democrazia




La forza dei regimi autoritari è la passività dei cittadini. Chi tace e fa finta di non capire che in Italia Salvini sta, passo dopo passo, ponendo le basi di un regime illiberale, è complice. Non mi piacciono le catene su FB, ma questa volta chiedo a chi  è d'accordo con l'intervento di Salinari , di condividerlo e farlo circolare.

Raffaele K. Salinari

Il decreto sicurezza bis è una manomissione illiberale della democrazia

Il Decreto sicurezza bis ha, tra gli altri, uno scopo preciso: criminalizzare il Diritto internazionale dei diritti umani. Nell’ambito della visione sovranista e xenofoba del mondo, delle relazioni tra popoli e nazioni, tra chi è nel supermercato globale come compratore e chi ne è invece merce, come i migranti, impedire per legge l’attuazione e le pratiche che, di fatto, si riferiscono alla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, è la madre di tutte le battaglie politiche. Il resto delle progressive restrizioni, sul piano dell’inclusione sociale, della riduzione per gli spazi di dissenso e democrazia, viene di conseguenza.

Il Governo, o chi lo conduce verso questa strada, sa bene che le norme del Decreto sono incostituzionali, che ledono tutta una lunga serie di Convenzioni internazionali che il nostro Paese ha, sino ad ora, almeno cercato di onorare. Se non ci fossero proprio questi ampi margini di incostituzionalità e di violazione palese, che senso avrebbe avuto fare il Decreto? La posta in gioco è proprio il creare la lesione, portare sino alla massima profondità possibile il vulnus per modificare radicalmente un sistema di certezze. Il Diritto Internazionale dei Diritti umani è come una diga: una volta praticato un foro, prima o poi l’acqua rompe gli argini e travolge tutto.

E la parte ong, quella dell’azione umanitaria e della cooperazione allo sviluppo, è oggi evidentemente la più esposta a questi attacchi, dato che si pone alla frontiera del rispetto di Diritti che, oggi conculcati per i migranti, tra poco, già ora, lo saranno per quanti dissentono e rivendicano la loro coerenza democratica.

Noi sappiamo, o dovremmo, che nel recente passato molti regimi liberali, o formalmente tali, sono stati trasformati progressivamente in illiberali attraverso la manomissione degli stessi strumenti della democrazia. Questo è successo perché le forze progressiste non hanno capito quando era arrivato il momento di porre un argine forte, ampio, ai continui smottamenti illiberali.  Bene, almeno per noi ong, questo momento è già arrivato.

Da una parte si riducono drasticamente i fondi per gli aiuti allo sviluppo per i paesi di provenienza, con tagli che fanno retrocedere il Paese a percentuali del Pil ridicole, e questo, evidentemente non perché i fondi non ci siano, ma proprio per marcare, ancora una volta, la distanza da quegli impegni internazionali già presi.

Dall’altra si decreta di comminare multe milionarie e chi quegli stessi impegni ha il dovere, ed il diritto, sì perché la salvaguardia della vita umana è anche un diritto da esercitare, di far rispettare.
Non è ancora abbastanza per capire che l’attacco è alle fondamenta dello Stato di Diritto? Alla Costituzione? Alle normative comunitarie? Al multilateralismo?

In una parola a tutto ciò che rende il consesso umano ancora in grado di dialogare e risolvere le grandi questioni globali: il clima, la povertà, le disparità di genere? Noi ong ci siamo ritrovati ad essere sempre una postazione avanzata, non solo a denunciare ciò che di inammissibile ed ingiusto avviene nel mondo, ma anche a portare soluzioni concrete, con una visione semplice: la Terra ha bisogno di mantenere la sua biodiversità nel rispetto per tutte le forme del vivente, a partire dalla nostra, non di diseguaglianza ed esclusione.

Continueremo a attuare questa nostra visione, ciascuno nella sua singola missione. Siamo tante noi ong, ed oggi, come sempre, continuiamo il nostro cammino, nonostante tutto, nonostante chi vorrebbe normalizzarci.

E in questo ruolo ci sentiamo soprattutto di chiamare al nostro fianco tutti coloro i quali hanno colto lo spirito dei tempi, affinché le nostre azioni, come la ragazzina che tiene chiuso il buco della diga nella favola, siano finalmente viste come ciò che sono: patrimonio comune dell’Umanità.

il Manifesto, 10 agosto 2019


venerdì 9 agosto 2019

Le Albisole celebrano Eliseo Salino



Riceviamo e volentieri facciamo circolare.


Le Albisole celebrano Eliseo Salino

I Comuni di Albissola Marina e Albisola Superiore celebrano Eliseo Salino.

L’omaggio all’artista, che avrebbe compiuto cento anni, avverrà lunedì 12 agosto 2019, alle 18.30, presso le Ceramiche San Giorgio ad Albissola Marina dove gli assessori alla cultura di Albissola Marina e Albisola Superiore, Nicoletta Negro e Simona Poggi, incontreranno gli amici nella fabbrica nella quale l’artista ha lavorato per più di quarant’anni.
L’evento è organizzato dall’Associazione culturale Arte DOC con la collaborazione dei Comuni di Albissola Marina e Albisola Superiore.

“Un semplice e doveroso gesto - spiega Simona Poggi, neo Assessore alla Cultura del Comune di Albisola Superiore - per un poliedrico artista che aveva dentro di sé l’essenza di Albisola. In ogni suo lavoro troviamo infatti il profumo dell’argilla usata nelle fabbriche insieme ai dialoghi con i grandi artisti internazionali del tempo; vediamo l’unione armonica della storia della ceramica ligure con gli influssi dell’arte contemporanea più aggiornata. C’è la cultura di un territorio, dove non compaiono solo i suoi personaggi caricaturali trattati con la sua peculiare ironia, ma anche i presepi e le inconfondibili streghe che caratterizzano la sua produzione e che descrivono le tante anime di un popolo antico composte di religiosità e spiritualità, ma anche di magia, sogno e trascendenza, per non parlare del suo amore per la tradizione culinaria nella quale il cibo, le ricette e i sapori si legano indissolubilmente alla sua arte, alla cultura e all’identità di una comunità”.

Aggiunge Nicoletta Negro, Assessore alla cultura del Comune di Albissola Marina: “Cento anni fa nasceva Eliseo Salino: Albissola Marina deve molto alla sua arte e alla sua umanità. Anch'io devo molto ad Eliseo Salino: è stato per me un riferimento culturale importante ed un compagno di grandi risate. La passione per la ceramica, che ha accompagnato tutta la mia vita, la devo sicuramente alla mia famiglia, ma anche e soprattutto, all'amicizia con lui. Celebrare la sua figura, con i suoi familiari e gli Albisolesi che tanto lo hanno amato, in una serata conviviale, fra aneddoti di vita vissuta ed un brindisi in suo onore, credo sia il modo in cui vorrebbe anche lui e sono certa che, sotto ai suoi baffoni, sorriderà di noi e con noi”.

lunedì 29 luglio 2019

Mulini e frantoi delle valli alpine occidentali




Giorgio Amico

Mulini e frantoi delle valli alpine occidentali

È disponibile l'ultimo numero de La Rafanhauda. la bella rivista a cura dell'Association Renaissença Occitana di Chiomonte (Valle Susa).

Il numero, monografico, è dedicato ad una ricerca sui mulini e frantoi delle valli alpine occidentali, con particolare riferimento alla realtà della valle di Susa con particolare riguardo alla Val Clarea.

Come è facile immaginare, quello dei mulini e dei frantoi ad acqua è un elemento centrale della cultura e della storia materiale fino almeno alla metà del secolo scorso.

La rivista affronta il tema da diverse angolazioni, a partire da quella linguistica con un glossario sui termini inerenti mulini e frantoi nell'occitano alpino di Chaumont.



Una serie di articoli è poi dedicata alla ricostruzione dell'attività dei mulini con particolare riguardo alle attrezzature interne e al contesto naturale in cui erano inseriti, ulteriore dimostrazione, se ce ne fosse necessità, dell'attenzione con cui le popolazione alpine curavano le risorse naturali del territorio (a partire proprio dall'acqua) da cui largamente dipendevano per la loro stessa sopravvivenza fisica.

Colpisce l'estrema cura nella scelta dei siti e il modo ingegnoso con cui pietra e legno (i materiali a disposizione) venivano utilizzati per la costruzione dei mulini e dei frantoi. Una attenzione che il fascicolo mette bene in risalto con un ricco corredo fotografico e illustrativo, da cui riprendiamo due immagini.



Ultimo, ma importante, uno studio su mulini e frantoi a Guardia Piemontese in Calabria, come si sa abitata fin dal XIII secolo da una comunità valdese (di lingua occitana) proveniente dalla Val Angrogna a causa dalle persecuzioni religiose. L'articolo mette in risalto la permanenza, pur in un contesto così diverso e lontano dai luoghi di provenienza, di tecniche e termini linguistici.

Per informazioni e richiesta copie:
larafanhauda@gmail.com


giovedì 25 luglio 2019

Valli valdesi. Passeggiate storiche 2019


martedì 23 luglio 2019

Mater Matuta. Un tributo al Sacro femminino


Mater Matuta

Evento culturale straordinario all’interno della manifestazione Triora Lammas 2019.

Un tributo al Sacro femminino


L’evento costituisce la parte centrale di un progetto che attraverso la riscoperta del Sacro femminino e delle sue molteplici manifestazioni nel corso dei secoli, mira a recuperare le radici più arcaiche della nostra identità regionale ,italiana ed europea, riproponendo in forma divulgativa e artistica tematiche perlopiù circoscritte all’ambito accademico e ai cultori della materia.

L’iniziativa

Il 3 agosto a Triora, in piazza Tommaso Reggio, si tributerà attraverso le foto di Roberta Ancona , le poesie di Lucia Lo Cascio, e la conferenza di Paolo Portone un tributo a Mater Matuta , l’arcaica divinità italica:associata all’aurora , al parto e alla rinascita, spesso rappresentata assisa su un trono con un pargoletto in braccio , e i cui simboli erano una melagrana e una colomba, e a cui di recente il comune di Albenga ha voluto dedicare una statua da installare in Piazza Azzurri d’Italia. Personficazione della Grande Dea del Paleolitico e del Neolitico le cui immaginette sono state ritrovate ovunque nell’Antico continente, anche in Liguria, come testimoniano le stautuine ritrovate nel Finalese, soprattutto nella Caverna delle Arene Candide e nella Grotta Pollera (5000.4200 a.C.),


Programma della serata

– una mostra fotografica dell’artista Roberta Ancona
– un reading di poesie di Lucia Lo Cascio.

– una conferenza di Paolo Portone intitolata “In principio era la Dea. I volti del sacro femminino in Italia dall’antichità agli albori della modernità”