TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


giovedì 19 gennaio 2012

Pino Masi a Savona

martedì 17 gennaio 2012

Pier Giulio Bonifacio a Villa Croce


Museo d'arte contemporanea di Villa Croce
via Jacopo Ruffini, 3 Genova

mercoledì 18 gennaio alle 17.00 inaugurazione

Pier Giulio Bonifacio
una donazione al Museo

intervengono
Germano Beringheli
Viana Conti
Luca Mazzari
Francesca Serrati

mostra dal 19 al 29 gennaio 2012
a cura di Sandro Ricaldone

da martedì a venerdì 9.00-18.00
sabato e domenica 10.00-18.00


Pier Giulio Bonifacio, Senza titolo (1991)

Sandro Ricaldone

PIER GIULIO BONIFACIO

Frazionata in gruppi legati a poetiche divergenti, la scena pittorica italiana dei primi anni Cinquanta presentava nel solo ambito della ricerca non figurativa (contrastata, nel suo insieme, dal contenutismo ideologico dei neorealisti) una grande varietà di opzioni, saggiate talvolta con entusiasmo ancora ingenuo (è il caso dell'astrazione postcubista originariamente seguita dai giovani romani di "Forma 1" come dell'esplosione informale dei "nucleari" milanesi), talaltra con rigore schematico da parte dei neoconcreti del M.A.C.; praticate con l'impulso d'una maturit subitamente acquisita (quale si ravvisa nella vicenda materica di Burri) o sulla scorta dell'aspirazione ad oltrepassare i limiti del quadro, propugnata da Fontana e dagli Spazialisti.

E' in un simile contesto - conosciuto direttamente attraverso le frequentazioni degli ambienti torinesi e milanesi (legate anche agli studi d'architettura), del melting pot cosmopolita d'Albisola - che Pier Giulio Bonifacio s'accosta alla pratica della pittura.

Il suo approccio si delinea inusuale. Senza toccare gli estremi di un Barnett Newman, per il quale la crisi morale connessa al secondo conflitto mondiale avrebbe costretto il pittore a ripartire da zero, dal graffito, "come se la pittura non fosse soltanto morta ma addirittura mai esistita", Bonifacio lascia decantare, nel lavoro, le impressioni ricevute sino a far emergere quel tratto specifico che, pur attraverso caratterizzazioni di tempo in tempo differenti, ne contraddistingue l'opera.

Un tratto, se si vuole, elementare, che vediamo dispiegato già ne Il porto di Savona, un disegno del 1953 dove s'affaccia una tensione lineare, energetica più che descrittiva (analoga in certo qual modo a quella che si ravvisa negli schizzi di Constant per New Babylon), pronta ad abbandonare il pretesto rappresentativo per definirsi come struttura.

Benché il riferimento ad una spazialità esistenzialmente esperita torni di quando in quando ad affiorare (nelle più tarde sequenze degli "interni" e delle "finestre"), il senso di questa evoluzione risulta confermato dai lavori realizzati fra il 1955 ed il 1963, in cui l'accentuarsi della formalizzazione geometrica non mira al raggiungimento d'un equilibrio compositivo mediante la distribuzione di figure e di masse cromatiche nel piano ma vuol contribuire piuttosto ad instaurare una più nitida articolazione costruttiva, capace di assumere all'interno d'uno schema unitario un dato di complessità..

E' per agevole avvertire come i risvolti riflessivi e, si potrebbe dire, progettuali che rendono la pittura, per Bonifacio, "strumento di pensiero" non siano la risultante d'un algido calcolare valori e interazioni di forma.

Dietro la severità dell'immagine rilevata da Angelo Savelli sta infatti una sensibilità acuta per la componente germinale del segno, per la sua flessibilità simulatoria e persino per la complicazione barocca che - se talora esplode in varianti "eretiche", identificabili nei lavori "dall'andamento decisamente organico" (Meneguzzo) del '78/'79 o nella fase di marcato gestualismo attorno alla metà degli anni '80 - rimane comunque leggibile anche nelle opere di pi rigoroso impianto razionale. L'ordine viene quindi a porsi, nella ricerca di Bonifacio, non come deduzione da un a priori formale bensì in termini di processo, accidentato e interminabile; è avvicinamento ostico ("ogni ordine è una tortura - scrive Canetti ne La provincia dell'uomo - "ma l'ordine che stabiliamo noi stessi lo è più di tutto"), mai esaurito, piuttosto che perfezione raggiunta.

Di una tale disposizione testimoniano l'asimmetria ed il persistente rigetto dell'ortogonalità (rintracciabile persino nei pezzi d'intonazione minimalista - grandi sagome monocrome, modellate geometricamente in obliquo - prodotti fra il 1980 ed il 1981); l'impiego, anche nei più controllati lavori ultimi, dove si radicalizza la riduzione della gamma cromatica, ristretta al grigio ed al nero, al bianco ed al rosso, di stesure qua e là rarefatte, da cui traspare, secondo una casualità attentamente governata, la vibrazione del fondo. Od, anche, l'irregolarità impercettibile, l'accennata smarginatura di taluni elementi lineari, definiti ricoprendo lo spazio circostante, con un mettere per levare che - in certo modo - consente all'artista di "costruire il vuoto in pittura" (Conti), d'isolare, nell'insieme dei possibili, il segno apportatore di significato.

Se dunque - al di là di una ricostruzione propriamente linguistica - il percorso di Bonifacio si svolge nel tentativo di superare il dualismo che Musil identifica nel vedere "ora con gli occhi della ragione, ora con quegli altri occhi...", l'approdo non può consistere in una mera adesione alla sintassi oggettiva ed autosufficiente del concretismo, di cui pure subisce il fascino. La fessura, il cuneo, la linea spezzata (quella sorta di ronciglio che tanto sovente si scopre nei suoi quadri) assurgono ad un valore d'emblema, riverberano nella loro presenza geometrica elementare la figura ideale del tramite minuto di giunzione fra anima ed esattezza, fra universale e singolare.

(1994)

(Da: http://www.hozro.it)

venerdì 13 gennaio 2012

Shalom Aleykum, musica e cultura ebraica



La Fondazione TRIBALEGLOBALE, in collaborazione con Salonidellefeste, l'associazione Musica oltre il sipario e con il Patrocinio della Comunità Ebraica Ligure presenta una serie di eventi che si svolgeranno tra Genova ( Palazzo Imperiale , Piazza Campetto 8 ) e Savona ( Palazzo delle Azzarie, Santuario di Savona).

1) MUSICA
Con il nome SHALOM ALEYKUM nasce un insieme di iniziative multidisciplinari: concerti e laboratori permanenti sulle espressioni musicali dei popoli e sulla forza dialogante che esse sprigionano. Il progetto è sviluppato e coordinato dal Maestro Eyal Lerner, noto musicista israeliano residente a Genova.

"SHALOM ALEYKUM contiene una parola in ebraico ed una in arabo e significa:benvenuti, la pace sia con voi - dice il Presidente della Fondazione Tribaleglobale Dario Arnaldi, medico e musicista - è il miglior auspicio per un progetto che si propone di costruire dialoghi tra diversi linguaggi musicali in una prospettiva di bellezza, serenità e pace condvisa".

La prima sessione prevede tre giorni di intensa attività:

Piano Nobile di Palazzo Imperiale, Piazza Campetto Genova
Mercoledì 18 gennaio alle ore 21
L’ANNO PROSSIMO A GERUSALEMME
La storia del popolo ebraico fra musica e narrazione

Eyal Lerner – voce, flauti, narrazione
Luigi Maione – chitarra
Federico Bagnasco – contrabbasso

Con il primo concerto pubblico del CORO SHLOMOT diretto da Eyal Lerner, nato in seno alla Comunità Ebraica Ligure. Il coro è composto da cantori di ogni appartenenza religiosa ed etnica.


Giovedì 19 gennaio

WORKSHOP SULLA MUSICA POPOLARE EBRAICA
primo incontro gratuito aperto a strumentisti e cantanti di tutti i livelli ed età, appassionati della musica etnica.

Per informazione, mandare una mail a:
shalomaleykumliguria@gmail.com

Santuario di Savona , Palazzo delle Azzarie

Venerdì 20 gennaio alle ore 21
VOCI DI PACE
Quando ebrei, musulmani e cristiani fanno musica insieme

Eyal Lerner (Israele) – voce, flauti
Ghazi Makhoul (Libano) – voce, oud
Jamal Quassini (Marocco) – violino arabo
Luigi Maione (Napoli) – chitarra
Federico Bagnasco (Genova) – contrabbasso
Tarek Awad Alla (Egitto) – percussioni

2) ARTI VISIVE

Mercoledì 18 gennaio alle ore 18 Piano Nobile di Palazzo Imperiale, Piazza Campetto Genova

Anteprima della mostra "SOFFERENZA CHE SALVA" , che si terrà a Vendone ( SV) dal 1 al 29 Aprile.
Dipinti e sculture legate al tema della sofferenza nella tradizione cristiana dialogano con opere d'arte extraeuropea.

Da notare un dipinto inedito di Orazio Ferrari proveniente dalla collezione Artes

PER INFORMAZIONI 3299611927
INFO@TRIBALEGLOBALE.INFO

giovedì 5 gennaio 2012

Cairo Montenotte ricorda Peppino Impastato


Cairo Montenotte (SV) ricorda Peppino Impastato

Venerdi 13 Gennaio 2012 alle ore 21:00
• Sala “A .De Mari” – Palazzo di Città
Rassegna “Incontro con l’autore” presentazione del libro di Umberto Santino “ Breve Storia della mafia e dell’antimafia”

Sabato 14 Gennaio 2012 alle ore 10:00
• Sala “A .De Mari” – Palazzo di Città
Breve presentazione e proiezione di audiovisivo del Centro Siciliano di documentazione dedicato a
“Peppino Impastato”

• Biblioteca Civica
Intitolazione della Saletta della Musica a Giuseppe “Peppino” Impastato

Dal 14 al 26 Gennaio 2012
• Sala Mostre – Palazzo di Città
Esposizione Mostra Fotografica “ Peppino Impastato: Ricordare per continuare”