TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


domenica 18 giugno 2023

Ricordo di Sebastian Volkov (Sieva) 1926-2023

 


A 97 anni è mancato Esteban Volkov, nipote di Trotsky, uno degli ultimi sopravvissuti alle purghe di Stalin. Nato a Mosca nel 1926, Sieva – come lo chiamavamo noi amici – visse lo stalinismo sulla propria pelle. Sua madre, Zinaida Bronstein, nota come Zina, era figlia della prima compagna di Trotsky, Aleksandra Sokolovskaya, prominente rivoluzionaria di suo. Suo padre, Platón Volkov, membro del sindacato insegnanti, fu fucilato nel 1937. Nina, sorella di Zina, morì di tubercolosi nel 1928. La figlia di essa, Volina, intorno all’età di tre anni fu presa in carico dalla nonna Aleksandra, che dirigeva l’Opposizione di Sinistra a Leningrado.

Nel gennaio 1931 Zinaid ottenne un visto per cominciare una terapia all’estero e giunse a Prinkipo, in Turchia, dove Trotsky si trovava in esilio. Aveva con sé il piccolo Sieva, ma aveva lasciato dietro di sé Platón e l’altra sua figlia, Aleksandra. Sconvolta per la morte di sua sorella Nina, accudita nonostante fosse lei stessa malata, Zinaida andò a Berlino per curarsi. Sieva rimase con Trotsky e Natalia Sedova, la sua seconda moglie, cosicché poté raggiungere sua madre solo alla fine del 1932. Terrorizzata dal nazismo e consumata dalla malattia, Zina si suicidò col gas il 5 gennaio 1933. 

Successivamente Sieva, a 7 anni, venne accudito da Lev Sedov – nato nel 1905, figlio di Trotsky e Natalia – che lo portò a Parigi dove viveva e dirigeva il movimento trotskista. Tuttavia nel 1938 Sedov morì sotto i ferri durante un’operazione di appendicite, nonostante con ogni certezza venne avvelenato da agenti di Stalin.

Imprigionata nel 1935 dalla polizia segreta sovietica (GPU), la nonna Aleksandra fu vista per l’ultima volta in un campo di lavoro a Kolymá nel 1937. Di Volina se persero le tracce nelle purghe, così come per Alexandra Volkov, la sorella di Sieva. Platón venne fucilato nel 1938.

L’odissea di Sieva non era ancora finita. Secondo quanto mi raccontò lui stesso, visse per un po’ di tempo a Parigi presso Dina Vierny (Dina Aïbinder, 1919-2009), collezionista, gallerista e musa dello scultore Aristide Maillol, oltre che militante trotskista e per un certo periodo amante di Vlady, il figlio di Victor Serge.

Nel 1939 Marguerite Thevenet e Alfred Rosmer, vecchi militanti operai e amici di Trotsky, portarono Sieva in Messico, dopo una lunga battaglia giudiziaria tra Trotsky e Jeanne Martin des Pallières, la vedova di Sedov, per ottenere la sua custodia. Sieva aveva allora tredici anni. Nel maggio del 1940 fu ferito nell’attentato di Siqueiros contro Trotsky; conobbe quello che alla fine sarebbe stato l’assassino, credendolo “un compagno” e in agosto vide come uccise suo nonno.

I successivi 83 anni Sieva li passò in Messico in maniera relativamente tranquilla curando la memoria del nonno e creando istituzioni come il Museo Casa León Trotsky, consagrato alla memoria del rivoluzionario russo. Intraprese anche una carriera scientifica, si sposò ed ebbe quattro figlie, tutte donne brillanti. E la cosa più imposrtante: non perse la speranza della possibilità di costruire un mondo migliore.

La vita di Sieva che termina oggi simboleggia la tragedia di una rivoluzione che si cannibalizza. Si potrebbe dire che con lui muore – ora davvero - il secolo XX con le sue utopie e i suoi incubi; ma al tempo stesso, con la sua personalità soave ed anche con la sua ostinazione, Sieva simboleggia l’umanesimo rivoluzionario que non muore mai. Non dimenticherò i suoi occhi azzurri, la sua amicizia e l’onore che mi fece invitando me, anarchico da sempre, ai suoi compleanni che festeggiavamo in un ristorante russo nel sud di Città del Messico.

Sulla vita di Sieva va segnalato il documentario di Adolfo García Videla, “Mis memorias con Trotsky. Entrevista a Esteban Volkov” presentato nel plantel Centro Histórico dell’Universidad Autónoma de la Ciudad de México (UACM) il 20 agosto 2013. Coerente con sé stesso, Volkov disse in questa occasione che “il capitalismo è arrivato a un livello di sfruttamento, di distruzione del pianeta; il marxismo è una delle alternative esistenti. Magari vi fossero altre ideologie, altri metodi che ci possano dare una soluzione per uscire da questo inferno in cui sta vivendo gran parte della popolazione…”

Claudio Albertani

(fonte:www.utopiarossa.blogspot.com)