TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


giovedì 27 settembre 2018

Il traghettatore



Passare un fiume rappresenta sempre un'avventura alla ricerca di un altrove.

Giorgio Amico

Il traghettatore

Da bambino abitavo in un piccolo paese di campagna situato lungo la riva di un fiume. Non un grande fiume, quasi un torrente, ma che diventava grande e impetuoso negli ultimi chilometri del suo corso, quasi al momento di buttarsi in mare. Non c'erano ponti allora. Il primo fu costruito solo agli inizi degli anni Sessanta. Ho ancora da qualche parte una foto dell'inaugurazione che ritrae anche me allora poco più di un bambino. Per passare da una riva all'altra si prendeva un traghetto, una piccola chiatta capace di ospitare una decina di persone, qualche bicicletta e forse, nel caso, un paio di mucche. Macchine no, allora ne circolavano poche e comunque non passavano da lì.

Una lunga e robusta fune d'acciaio univa le due sponde e ad essa era legata la chiatta che veniva spostata, grazie ad un ingegnoso sistema di carrucole, a forza di braccia da una sorta di gigante, conosciuto come Panzanera per l'abbronzatura della pelle e le dimensioni pantagrueliche dell'addome.

Per me bambino passare il fiume sul traghetto di Panzanera era un'avventura senza eguali. Per quanto piccolo avevo già scoperto la magia dei romanzi di Salgari e i canneti lungo le rive mi facevano immediatamente pensare a uomini in agguato e tigri feroci pronte al balzo. Pensavo alle paludi del Bengala e ai crudeli thugs, gli strangolatori dal laccio di seta, adoratori della sanguinaria dea Kalì. Ma non avevo paura, perché accanto a me c'era mio padre, il maresciallo dei carabinieri del paese che ogni tanto mi portava con sé nei suoi giri di ispezione. Fin da piccolo avevo notato, senza ben capirne il perché, il riguardo timoroso con cui gli altri si rivolgevano a lui, il silenzio che si creava quando si entrava nelle osterie di campagna. Come i canti cessassero e i giocatori di carte abbassassero il tono della voce. E poi quasi immediato il saluto ossequioso del padrone. Ero un bambino e non potevo sapere nulla dell'effetto che ancora poteva fare una divisa in un'Italia appena uscita dalla parentesi buia della dittatura e da una guerra che anche lì aveva visto la ferocia dell'occupazione tedesca. Un paese povero dove la gente si arrangiava come poteva. 

Quel silenzio, che si creava improvviso attorno a noi, mi pareva solo rispetto, mi inorgogliva, mi faceva sentire importante. Ma sul traghetto era un'altra cosa. Panzanera non faceva silenzio, ne mostrava un particolare ossequio, continuare a regnare sulla sua piccola chiatta indifferente a tutto e a tutti e al suo confronto mio padre quasi spariva. La cosa un poco mi turbava e ogni volta il fascino di quel gigante scuro ne usciva ulteriormente accresciuto.

Il tempo è passato, dal 1962 il traghetto è sparito, soppiantato da un ponte moderno che il fiume si è già portato via più volte. Ma la figura magica del traghettatore non mi ha mai abbandonato e l'ho ritrovata ogni volta che la vita mi ha fatto incontrare uomini che, contro venti e maree, cercavano tenacemente di traghettare altri uomini dalla sponda grigia del conformismo a quella verdeggiante e misteriosa della libertà, a vivere, oltre i flutti tumultuosi della vita, avventure degne di essere ricordate.

Traghettatore è stato il prof. Locatelli, il mio vecchio insegnante di latino e greco, e Don Bof, prete, confidente e amico, e Lello De Cicco, che aveva solo tre anni più di me, ma mi fa fatto scoprire la grande utopia del comunismo. Traghettatori verso un altrove senza pirati e tigri, ma non meno meritevole di essere cercato.