TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


domenica 15 settembre 2019

Ligures 1. “Ligues”: i Liguri tra il mito e la storia




Giorgio Amico

Ligues”: i Liguri tra il mito e la storia

Negli anni scorsi abbiamo tenuto per l'UniSabazia di Vado L. e il MUDA di Albisola corsi sulla storia e la cultura dei Liguri antichi. Proponiamo una sintesi di quei materiali, ricordando che si tratta di appunti per una lezione e non di materiale strutturato.

Le fonti

La storia la scrivono i vincitori. Mai detto fu più appropriato per i Liguri. Non abbiamo alcun testo in cui i Liguri parlino di sé. Di conseguenza le nostri fonte sono greche e romane.

Anche lo stesso nome etnico “Liguri” è dovuto ai Greci. Restano i nomi tribali, numerosissimi. Liguri è il modo in cui li chiamano i greci quando entrano intorno al VII secolo a.C. in contatto con loro. Popolo senza scrittura, i Liguri hanno lasciato molte tracce materiali, ma per sapere qualcosa di più organico su di loro dobbiamo rivolgerci a chi con loro entrò in contatto, come i Greci e i Romani che ne parlarono diffusamente in termini geografici, economici, politici, sociali, ma anche mitici.

In realtà, prima dei Greci e dei Romani Fenici, Cartaginesi, Etruschi e Celti avevano stabilito con i Liguri legami economici e politici intensi e duraturi di cui restano molte tracce materiali, ma nessun testo scritto. Le nostre fonti dunque restano solo quelle greche e romane.

Il nome

Il termine greco con cui i Liguri sono designati è Ligues che diventerà poi Ligures. Terra ligustica il territorio che abitano. In realtà si tratta di una serie di termini: Ligues, ligustiché ghé, ligus, ligur, ligusticus, ligures. Tutti derivano dalla radice lig che indicherebbe un suono stridente, acuto. Insomma coloro che parlano un linguaggio barbarico, non comprensibile. Ma anche sonoro, armonico.

Omero per primo usa l'aggettivo “ligure” per indicare il canto con cui le sirene stregano Ulisse.

Ma le sirene con il canto sonoro [ligure] lo stregano”.

Un'altra ipotesi voleva invece che il nome venisse da "liga" (acquitrino) e indicasse le paludi alle foci del Rodano dove appunto arrivarono i Focei a fondare Massalia, l'attuale Marsiglia. 

Platone nel Fedro fa dire a Socrate “Suvvia, o Muse, dette dalla voce sottile [ligeiai] per il tono del canto o perché prendete questo soprannome dalla stirpe musicale dei Liguri”.

La lingua dei Liguri richiama dunque per gli antichi Greci il canto delle sirene e il fischio del vento, per diventare poi secondo il mito di Fetonte ( di cui tratteremo più oltre) il canto melodioso e straziante del cigno morente.

Oggi gli studiosi concordano sulla prima ipotesi, quella di Omero, che è anche la più poetica e carica di fascino.

Un popolo antichissimo che vive alla fine del mondo

Per i Greci (e poi per i Romani) i Liguri sono un popolo misterioso.

Esiodo (VIII sec. a.C.), citato da Strabone, li colloca tra i popoli che vivono ai confini estremi del mondo. I Liguri vivono all'estremo Nord, come gli Sciti a Est e gli Etiopi a Sud.

Gli Etiopi, i Liguri e gli Sciti allevatori di cavalli”, dice Esiodo.

Un'etnia di cui è difficile cogliere l'identità. Chi li dice autoctoni, chi provenienti da Oriente, chi discesi dall'estremo Nord, dal paese degli Iperborei seguaci di Apollo”. (Dio della musica, da qui la definizione di popolo musicale).

Avieno, un poeta latino del IV sec. d.C. riprende e approfondisce questa tesi in un poemetto in cui descrive le coste dell'Impero. Dell'opera, probabile rifacimento di un antico testo greco, databile al 6º sec. a. C., integrato sulla base di fonti posteriori, resta una parte del Primo libro in cui si legge:

Se di qui dalle isole Estrimniche qualcuno osa spingersi la prora sulle onde, là dove dal carro di Licaone [l'Orsa] l'aria è fatta ghiaccia, troverà la terra originaria dei Liguri vuota dei suoi abitanti, perché a causa dei Celti e a causa delle frequenti guerre essa è stata spopolata […] I Liguri scacciati giunsero nella terra che ora abitano, quasi ovunque irta di boschi, colma di asperità, dove rupi a picco e monti minacciosi sembrano toccare il cielo.”

Le isole Estrimniche sono state identificate con le Cassiteridi (oggi le Scilly), al largo ella Cornovaglia, dove secondo il greco Pitea i mercanti fenici andavano a acquistare lo stagno.

Personaggio interessante questo Pitea. Navigatore e scrittore greco di Marsiglia, visse nel IV secolo a.C. e fu autore di un viaggio oltre le colonne d'Ercole alla scoperta del Mare del Nord. Le notizie sulla sua opera dateci da Strabone, Diodoro, Plinio e altri autori sono scarse e talvolta contraddittorie. Il viaggio dovette avere scopo commerciale e scientifico: da Marsiglia, costeggiando la Spagna, Pitea passò nell'Atlantico e navigò lungo le coste britanniche; poi, dopo aver raccolto notizie sull'isola chiamata Tule, forse l'Islanda, proseguì lungo le coste del mare del Nord fino a luogo imprecisato, probabilmente la Scandinavia e il Baltico. Considerato per molto tempo un'opera di fantasia, oggi non si ha più dubbio sulla veridicità sostanziale del racconto di Pitea; le sue osservazioni specialmente sulle latitudini, sulle maree, sul Circolo polare artico sono oggi ritenute attendibili perché collimano perfettamente con le nostre attuali conoscenze.

Il Novecento vide gli studiosi confrontarsi in un interminabile dibattito sulle origini dei Liguri, se preindoeuropee (come per i baschi e i berberi) o indoeuropee. Il fascismo prima sposa la prima tesi (già degli storici liguri come il savonese Vittorio Poggi (1833-1914, il finalese Emanuele Celesia (1821-1889) e il genovese Arturo Issel (1842-1822). Per questi studiosi i Liguri erano un antichissimo popolo mediterraneo. La tesi serviva a sostenere contro l'Inghilterra il predominio, considerato naturale proprio perché antichissimo dell'Italia sul Mediterraneo, "Mare nostrum". Più tardi, dopo l'alleanza con la Germania nazista e le leggi razziali, questa tesi fu abbandonata a favore dell'antica teoria delle origini nordiche. In questo modo si garantiva agli Italiani una presunta purezza ariana, superiore persino a quella germanica.

Il dibattito era fondato oltre che sulle fonti antiche sulle tracce rimaste della lingua dei Liguri (toponimi e nomi di persona). Per molto tempo considerata lingua preindoeuropea (come il basco) oggi si ritiene l'antico ligure come una lingua indoeuropea con significativi lasciti anteriori e fortemente influenzata dai Celti.

1. continua