TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


giovedì 12 novembre 2020

Bordiga sconosciuto (1926-1944) 5. La “terribile Ortensia” e l'avvocato spia Cassinelli

 


Giorgio Amico

5. La “terribile Ortensia” e l'avvocato spia Cassinelli

Durante il confino Bordiga non dovette solo prendere le distanze dal padre e dai suoi appelli al Duce, ma, cosa ben più grave e lacerante per lui, si trovò a gestire un forte contrasto insorto con la moglie, Ortensia De Meo, e abilmente sfruttato dalla polizia politica grazie all'opera dell'avvocato Bruno Cassinelli, legale di Amadeo che lo considerava un amico fidatissimo.

In realtà Cassinelli, deputato socialista massimalista, al momento del delitto Matteotti aveva deciso di fare il salto della quaglia e di mettersi al servizio della polizia politica di cui divenne in breve uno dei più importanti informatori. Nel momento in cui il fascismo si trasformava in regime e la situazione dei partiti della sinistra diventava sempre più difficile, Cassinelli, che era stato uno degli artefici della brillante battaglia legale in difesa di Bordiga e di altri 30 dirigenti comunisti nel “processone” del 1923 terminato con l'assoluzione piena di tutti gli imputati, prese contatto con con figure di primo piano dell'apparato governativo e poliziesco. Questa collaborazione, destinata a durare fino al crollo del regime si eplicitò nella forma classica della delazione e della provocazione utilizzando soprattutto la sua veste professionale. In tutta una serie di processi, alcuni anche molto importanti, Cassinelli assunse la tutela legale di antifascisti davanti al Tribunale speciale, difesa poi condotta non solo secondo le direttive ricevute dalla polizia politica, ma soprattutto utilizzando il rapporto fiduciario creatosi con gli imputati per carpire informazioni. I rapporti fra Cassinelli e uomini di punta del regime, come il vicesegretario del PNF Leandro Arpinati non erano passati inosservati. Tanto che Cassinelli era stato espulso dal Partito socialista e la stampa antifascista dell'esilio lo aveva duramente attaccato, definendolo un «piccolo Giuda». Nonostante questa campagna gli fosse ben nota, Bordiga del tutto inspiegabilmente continuò a mantenere verso l'avvocato un rapporto di grande amicizia e fiducia sia nel periodo del confino che una volta liberato, al punto di fargli, mentre era detenuto nel carcere di Palermo per il presunto complotto insurrezionale di Ustica, confidenze definite «gravi» sui finanziamenti e l'organizzazione della struttura di sostegno ai detenuti comunisti, il cosiddetto Soccorso rosso. Confidenze che il legale immediatamente girò alle autorità di polizia con un appunto in data 8 marzo 1928. Una fiducia che «Brucassi», lo pseudonimo con cui l'informatore firmava i suoi rapporti, usò spregiudicatamente già dal periodo di Ustica, facendosi forte della vera e propria dipendenza psicologica che Ortensia De Meo, moglie di Bordiga, mostrava di avere nei suoi confronti. Una eloquente descrizione di questo torbido intreccio ci viene fornita da Mimmo Franzinelli in un passaggio del suo fondamentale studio sull'OVRA:

“Cassinelli operò abilmente per compromettere l'ex segretario del PCI Amadeo Bordiga in prese di posizione filofasciste. I due erano buoni amici, essendosi conosciuti nell'anteguerra durante la comune militanza socialista; con il passaggio di Bordiga all'opposizione interna, Cassinelli esercitò forme di pressione dalla seconda metà degli anni venti e lungo l'intero arco degli anni trenta, riuscendo quanto meno a insinuare dubbi e sospetti sull'intransigenza rivoluzionaria del leader comunista. «Brucassi» si giovò di difficoltà economiche e problemi familiari: egli sin dal 1927 si era assicurato la fiducia di Ortensia De Meo, moglie di Bordiga, che assecondò l'opera di «allineamento» favorita dall'emissario della Divisione polizia politica”. [1]

A questo punto diventa necessario spendere qualche parola sulla controversa figura di Ortensia De Meo, alla quale, tranne in un caso, nessuno dei biografi di Bordiga sembra aver dedicato particolare attenzione. In realtà, Ortensia è una figura molto interessante, il cui comportamento contraddittorio ebbe probabilmente non poca parte nella decisione del marito di ritirarsi dopo il 1930 dalla politica. Giovanissima militante socialista e promettente scrittrice, Ortensia aveva condiviso con Bordiga il percorso politico che dalla fondazione del circolo socialista dissidente “Carlo Marx” aveva portato alla scissione di Livorno e alla fondazione del Partito comunista. Già nel 1922 qualcosa però era cambiato nell'atteggiamento della donna verso la politica e la militanza comunista. Anche i rapporti con il marito non erano più gli stessi, Ortensia, tra l'altro descritta come gelosissima tanto da volerlo seguire a Mosca al congresso dell'Internazionale comunista, considerava l'attività politica svolta da Amadeo come un fattore di disturbo del loro rapporto coniugale e un impedimento forte alle proprie aspirazioni in campo letterario. In un libro di memorie apparso negli anni Settanta, Luigi Longo offre un quadro terribile dei rapporti burrascosi fra Amadeo e la moglie da cui emerge un'immagine della donna fortemente negativa:

“Lagnosa, meschina, dispettosa, soprattutto nei confronti del marito che accusava di tutti i mali, veri e immaginari, che l'affliggevano. Era un'insegnante, era una donna delusa, frustrata dalla vita non facile vissuta con Bordiga. […] Naturalmente era rispettata da tutti, non solo perchè donna, ma perché si vedeva che soffriva veramente per la difficile vita che conduceva, per le delusioni subite,per le svanite velleità letterarie, Bordiga con lei era della massima correttezza e pieno di riguardi, fino a sopportare affronti atroci che avrebbero mandato fuori di carreggiata anche un santo”. [2]

La “terribile Ortensia” [3], come la definirà Giorgio Amendola in un passo delle sue memorie, nonostante l'apparente fragilità era comunque una donna determinata, capace anche di una consumata astuzia. Nelle sue memorie Camilla Ravera ricorda come al ritorno nel 1922 da Mosca, arrivati al confine italiano Ortensia avesse inscenato una crisi isterica con tanto di svenimento finale per distogliere l'attenzione dei poliziotti dalla sua valigia che celava in un doppio fondo le sovvenzioni dell'IC al partito italiano. Una finzione talmente naturale da convincere non solo i poliziotti, ma anche i suoi compagni che si erano molto preoccupati del suo stato di salute. [4]

L'unico che si è occupato con un certo impegno del ruolo giocato da Ortensia nel periodo di confino di Amadeo Bordiga è il ricercatore biellese Roberto Gremmo che addirittura dedica un intero capitolo del suo libro Gli anni amari di Bordiga agli ambigui rapporti fra Ortensia De Meo e l'avvocato Cassinelli. Scrive Gremmo:

“Mentre Bordiga era a Ustica il legale romano fece forti pressioni su sua moglie, la maestra Ortensia De Meo perchè convincesse il celebre confinato a firmare una lettera di aperta dissociazione dal movimento comunista […] l'avvocato si recò più volte a Napoli dove trovò la donna in un profondo stato di prostrazione, preoccupata per il marito e per i due figli in tenera età ma così ostile agli uomini del Partito comunista da dichiarare d'aver rifiutato il sussidio del “Soccorso Rosso” che le sarebbe stato offerto “a nome di Mosca” dal dottor Ludovico Tarsia, espressamente incaricato dai sovietici […] La De Meo mostrò di essere pronta a tutto pur di far liberare dal domicilio coatto il marito, disse a Cassinelli di aver chiesto aiuto all'onorevole fascista Fedele e confessò d'aver pensato di scrivere una supplica a Mussolini anche se poi non l'aveva fatto “trattenuta dalla paura che detta lettera non fosse poi di gradimento del Duce” . Alla fine accettò la proposta di recarsi a Ustica per convincere il suo uomo a firmare quel documento di accusa alla III Internazionale che sembrava stare così a cuore allo spionaggio e alla provocazione fascista”. [5]

Un comportamento, quello di Ortensia, che qualcuno ha cercato di spiegare con uno stato particolarmente grave di salute, a livello soprattutto nervoso, conseguente già al primo arresto subito dal marito nel 1923. Una grave crisi nervosa che con gli anni era andata sempre più peggiorando, tanto che persino nei rapporti di polizia Ortensia è definita «di carattere eccitabilissimo» [6] e probabilmente proprio su questa debolezza psicologica si era puntato dall'Ufficio Generale Affari Riservati del Ministero degli Interni per impostare l'operazione provocatoria della spia Cassinelli. Resta comunque il fatto, come ampiamente documentato dall'ampio scambio di lettere fra la donna e l'avvocato Cassinelli e da questi girato alla polizia politica che consapevolmente la Di Meo, almeno dal marzo 1928, aveva accettato di mettersi «a disposizione del Governo Nazionale» [7] per convincere il marito a prendere pubblicamente le distanze dal Partito comunista e ottenerne così la immediata liberazione.

Una operazione spionistico-provocatoria ben articolata che, tuttavia, finì in nulla, perché come si evince da una delle tante lettere inviate da Ortensia a Cassinelli, non solo Bordiga non prese minimamente in considerazione la proposta, ma addirittura non rispose più alle lettere della moglie in cui, insistendo soprattutto sulla difficile situazione dei figli, questa cercava di “indurlo a sottomettersi”. [8]

Note

1. Mimmo Franzinelli, I tentacoli dell'OVRA, Bollati Boringhieri, Torino, 1999, pp. 17-18.

2. Luigi Longo- Carlo Salinari, Tra reazione e rivoluzione, Teti, Milano 1972, p. 198.

3. Giorgio Amendola, Comunismo, antifascismo, Resistenza, Roma, Editori Riuniti, 1967, p. 136.

4. Camilla Ravera, Diario di trent'anni 1913-1943, Editori Riuniti, Roma 1973, pp. 133-134.

5. Roberto Gremmo, Gli anni amari di Bordiga, Storia ribelle, Biella, 2009, p. 14.

6. Citato in A. Peregalli-S. Saggioro, Amadeo Bordiga. La sconfitta e gli anni oscuri, cit. p. 210.

7. Citato in R. Gremmo, cit., p. 17.

8. Ivi, p. 15.


5. Continua