TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


lunedì 28 dicembre 2009

Pinot Gallizio o dell'utopia situazionista


Pinot Gallizio

Continuiamo nel nostro viaggio alla scoperta di Pinot Gallizio con questo intervento di Pino Bertelli, tratto dal suo libro "Dell'utopia situazionista"

Pino Bertelli

Pinot Gallizio o dell'utopia situazionista


Pinot Gallizio (1902-1964), il partigiano della “pittura industriale”, farmacista cattolico, assessore comunale eletto come indipendente di sinistra (scrive Mirella Bandini), ma c'è chi giura che era si stato eletto come indipendente, ma nelle file della Democrazia Cristiana (Carlo Romano), scompare improvvisamente nel 1964, si porta dietro i baffi da zingaro e la bellezza cospirativa della sua vita/opera, dove il sovvertimento culturale è inscindibile dal disvelamento della falsa felicità della società corrente. Dopo la sua morte, qualcuno ha evidenziato che il suo lavoro pittorico è immerso in una “pratica inflattiva tesa a provocare l'azzeramento del valore di scambio” (Sandro Ricaldone), altri dicono che la sua pittura “odorante o ludica”, elaborata secondo un'ottica situazionista, era destinata a realizzare “il superamento e la distruzione dell'oggetto pittorico” (Michèle Bernstein). Altri ancora (come Piero Simondo, che l'aveva iniziato), non prendeva troppo severamente l'arte di Pinot Gallizio e ricordava che il “bidello del Laboratorio” sperimentale di Alba (come si autoproclamava Pinot Gallizio), teorizzava un'arte dematerializzata, banalizzata, détournement dell'oggetto artistico come produzione collettiva in opera di scambio, gioco, idea della nuova società situazionista, ma il regno dei loisirs e delle passioni come rivoluzione continua (secondo Debord), era molto distante o solo un momento illusoriamente liberatorio della critica situazionista.




Pinot Gallizio, "Re" degli zingari


Com'è noto anche ai palafrenieri dell'arte (merda) in scatola, Pinot Gallizio usava le tecniche più insolite per realizzare la sua pittura. Gli inchiostri erano gettati sul nylon, i colori “spruzzati”, “sparati” sulla tela cosparsa di vinavil impastato a una specie di polvere esplosiva... la vendita a metro della “pittura industriale” nelle gallerie italiane ed estere poi, andava a rovesciare il valore tradizionale dell'arte come mercimonio soltanto. La bellezza ereticale di ogni artista è quella di profanare ciò che il gusto comune venera, giacché senza violazione del certo, dell'ossificato, del mitologico, il mutamento non mette radici né annuncia nuovi (cattivi, forse) presagi di libertà creative.

“L'evoluzione in arte non è mai esistita; i mutamenti, si. Ed è proprio l'avanguardia che mette in causa il sistema: Il conservatore, invece, lo mantiene... a che varrebbe l'invenzione estetica mentre quello [Giuseppe “Pino” Pinelli, il ferroviere anarchico buttato dalla finestra del quarto piano della questura di Milano] sta lì sfracellato per terra, in mano alla polizia, quella stessa che difende le nostre proprietà e incolumità e i nostri vernissages e non ne siamo forse tutti responsabili con le nostre convenzioni, con il nostro conformismo, colla sifilide mentale delle tradizioni e dei pregiudizi, che ancora oggi, dopo millenni, reclamano il capro espiatorio? E loro in via Fate Bene Fratelli te lo danno il capro, se proprio lo vuoi”. (Enrico Baj, Autocritica, 2004)


Oggetti e spazi per un mondo peggiore


La civiltà del dominio è svuotata di ogni sostanza e il cuore stesso dell'impero è lo spettacolo. Lo sterminio delle differenze continua.
Nel “Discours d'ouverture” al 1° Congresso mondiale degli artisti liberi di Alba (2/8 settembre 1956), che servì da fionda al lancio della pietra filosofale/politica situazionista... Pinot Gallizio disse:

“La decomposizione sociale del mondo borghese di tutti i colori è in atto – voi siete il nuovo lievito che germinerà la nuova speranza”.

Di lì a poco, le sue provocazioni artistiche si faranno “lievito per molti” e andranno a germinare altre poetiche o fronde del dissenso creativo, capaci di mostrare la miseria dell'arte e della sua circuitazione.


(Tratto da: Pino Bertelli, Dell'utopia situazionista, Massari Editore, 2007, pp.37/39)


Pino Bertelli è una delle figure centrali del neosituazionismo italiano. Attivo da anni nella critica cinematografica indipendente, è sicuramente il più originale dei fotografi di strada operanti in Italia. Tra le sue molte pubblicazioni ricordiamo: Cinema dell'eresia, Dell'utopia situazionista, Contro la fotografia.