TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


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lunedì 7 ottobre 2024

In ricordo delle vittime del terrorismo palestinese in Israele e in Italia

 In ricordo delle vittime del massacro del 7 ottobre 2024 e di quelle del terrorismo palestinese in Italia. 






martedì 12 marzo 2024

Sull'odierno antisemitismo

 

L’articolo di Ginzburg sull’antisemitismo è interessante, ma ha un grosso difetto.

Il suo sbaglio, secondo me, consiste nel  trattare la questione senza mettere in primo piano un elemento fondamentale: la Shoah, lo sterminio degli Ebrei voluto e tentato, e in grande misura anche attuato, da Hitler e dal nazismo tedesco, è uno spartiacque decisivo nella storia dell’antisemitismo. 

Perché è così?

Non perché prima non ci siano stati massacri di villaggi e nuclei ebrei, dall’antica Giudea (coi Persiani e coi Romani), e poi via via in giro per il Medio Oriente e per l’Europa. Non perché non sia esistita prima una sistematica discriminazione e persecuzione degli Ebrei in varie forme.   

Ma perché l’opera dei boia nazisti ha mostrato al mondo intero in che modo l’odio per gli Ebrei e le sue manifestazioni più o meno banali e quasi “innocue” siano propedeutici e ausiliari rispetto a un disegno mostruoso che intende realizzare un genocidio totale impiegando le tecnologie più moderne disponibili.

Dopo la Shoah chiunque si dichiari esplicitamente antisemita si sta schierando con Hitler e coi suoi progetti osceni e demenziali. Ovviamente molti al giorno d’oggi si risentono se le loro posizioni vengono descritte usando questa terminologia.

Non è un caso se in Urss, fin dai tempi di Stalin nei primi anni '50, si è insistito sulla presunta distinzione tra “antisionismo” e antisemitismo.  

Il secondo è Hitler,mentre il primo sarebbe la “legittima opposizione ai progetti razzisti del sionismo”, e dunque il tentativo di delegittimare lo Stato di Israele e propugnarne, in modi più o meno espliciti e più o meno radicali, la scomparsa dalla faccia della Terra.

Ma “antisionismo” e antisemitismo sono soltanto due modi diversi di dire la stessa cosa, e sottendono una stessa nozione di fondo: “gli Ebrei non sono un popolo come tutti gli altri popoli”, “gli Ebrei non hanno diritto ad avere un proprio Stato (e tantomeno nelle loro terre ancestrali)”, “il mondo sarebbe migliore se gli Ebrei non esistessero”.   

Una distinzione logica molto valida e necessaria è quella fra il dire “Il Tale è un antisemita” e il dire “Il Tal'altro ha una posizione antisemita” ovvero “ha detto qualcosa che è antisemita”.

Criticare Israele non è di per sé una manifestazione di antisemitismo. Alcune “critiche” sono però espressioni di antisemitismo, ovvero esprimono in forma blanda una posizione che è in sé antisemita senza per questo invocare apertamente la distruzione dello Stato di Israele e lo sterminio degli Ebrei. 

Definire antisemite tali posizioni è possibile, anzi è necessario, proprio perché rientrano in quella “sottovalutazione dell’antisemitismo” operata da alcuni personaggi, come Marx e Kautsky, di cui parla proprio Ginzburg.

Ma fra loro (o anche Liebknechkt e Rosa Luxemburg sul processo Dreyfus) e gli odierni “sottovalutatori” dell’antisemitismo, se vogliamo chiamare così tutti coloro che Ginzburg cerca di difendere in qualche modo, c’è di mezzo la Shoah. E questo cambia tutto.

Nel 1848 o nel 1903 si poteva fare una distinzione, giusta e sensata, fra i pogromisti di Kišinev [1903, in Moldavia] o le Centurie nere in Russia, da una parte, e coloro che criticavano i sionisti e il Bund anche in termini molto duri, dall'altra.

Nel 2024, dopo i massacri, gli stupri e gli ostaggi del 7 ottobre 2023, chiunque gridi “Dal fiume al mare la Palestina sarà libera” può anche essere un ignorante che non conosce il nome del fiume e del mare di cui blatera, ma quella è una posizione antisemita. 

Ed essa si colloca su un continuum che inizia con gli idioti che negli stadi gridano “Ebrei” ai tifosi della squadra avversaria ma finisce con l’apologia della Shoah.

Oggi essere un “sottovalutatore” non è più una giustificazione valida per nessuno.

Perché vuol dire contribuire ad alimentare l’antisemitismo genocida, quali che siano le intenzioni più o meno “buone” o “ignoranti” di chi sottovaluta i pericoli dell’antisemitismo.

Luciano Dondero

Lettera inviata al Foglio


venerdì 24 febbraio 2023

Quando le armi cecoslovacche salvarono Israele

 


Molti ignorano che il neonato Stato ebraico (e nato – chiariamo – non per atto proprio, ma per una decisione dell'ONU rifiutata dalle monarchie filo-inglesi che allora governavano i paesi arabi) sopravvisse nel 1948 all'aggressione di cinque Stati arabi (Egitto, Siria, Libia, Giordania, Iraq) grazie all'aiuto militare fornito dalla Cecoslovacchia. Fu grazie a questi aiuti che fu evitata una seconda Shoah. Pur vincendo la guerra, Israele perdette comunque più dell'uno per cento della sua popolazione. Una percentuale enorme anche considerando il numero limitato della popolazione del nuovo Stato.


Gita Zbavitelová

Le armi cecoslovacche che salvarono Israele


Un giorno dopo la proclamazione dello Stato di Israele, il 14 maggio 1948, una coalizione militare di paesi arabi attaccò il nuovo Stato. David Ben-Gurion si aspettava l'attacco, e poiché gli ebrei nella Palestina mandataria mancavano disperatamente di armi, aveva iniziato a cercarle molto prima della decisione delle Nazioni Unite del novembre 1947 di istituire gli stati ebraico e arabo.

Era in vigore un embargo internazionale sulle armi e l'unico paese disposto a vendere armi al nascente Stato di Israele era la Cecoslovacchia a corto di liquidità, che si offriva anche di addestrare piloti israeliani e altri specialisti. Il primo accordo tra l'Yishuv e la Cecoslovacchia fu firmato nel gennaio 1948 – e non era economico.

Gli israeliani ottennero dai cechi circa 400 tonnellate di mortai e altri armamenti pesanti, bombe aeree, fucili, munizioni, mitragliatrici, lanciafiamme, esplosivi, carri armati e veicoli da combattimento. Un accordo separato prometteva ventiquattro caccia Avia S-199 di costruzione ceca, una versione minore del Messerschmitt tedesco. Dopo il suo primo volo, Lou Lenart, un pilota di caccia americano e volontario, definì l'aereo "la peggior schifezza che abbia mai volato".

I primi piloti israeliani e volontari stranieri arrivarono in Cecoslovacchia prima dell'invasione araba, l'11 maggio 1948. L'addestramento era tutt'altro che finito quando scoppiò la Guerra d'Indipendenza; gli aerei da combattimento dovettero essere smontati frettolosamente, inviati in Israele e riassemblati.

Alla fine di maggio, i "Sakinim", come gli israeliani soprannominavano il Messerschmitt cecoslovacco, salvarono Tel Aviv. Seimila soldati egiziani stavano avanzando sulla città quando i piloti Lou Lenart, Ezer Weizman, Modi Alon e Eddie Cohen decollarono con i loro "Sakinim" e bombardarono gli invasori. In realtà inflissero solo danni minimi, ma causarono un enorme shock – gli egiziani non avevano idea che Israele avesse una forza aerea. Le truppe di terra ebraiche li attaccarono e l'Egitto si ritirò.

Nell' l'autunno, la Cecoslovacchia offrì anche i suoi Spitfire in eccedenza della seconda guerra mondiale e vendette 61 caccia a Israele.

Nel gennaio 1949, la Cecoslovacchia aveva addestrato circa 200 specialisti, paracadutisti e meccanici aeronautici israeliani, tra cui 82 piloti e 1.600 volontari provenienti dalla Cecoslovacchia e da altri paesi europei. Molti di loro scelsero dopo la Guerra d'Indipendenza di rimanere in Israele .

Per molte persone in Cecoslovacchia, aiutare Israele era una questione morale, mentre per altri era un'opportunità per fare soldi. Secondo un rapporto del 1952 del ministro degli esteri cecoslovacco Viliam Široký, la Cecoslovacchia ricevette quasi 14,5 milioni di dollari per le sue armi. Era un'enorme quantità di denaro per lo Stato di Israele, ma gli Avia S-199 hanno svolto un ruolo cruciale. Nel 1968, David Ben-Gurion disse: "Le armi cecoslovacche hanno salvato lo Stato di Israele, davvero e assolutamente. Senza queste armi, non saremmo sopravvissuti".

Nel febbraio 1948, la Cecoslovacchia divenne un paese comunista e da allora seguì ciecamente la politica dell'Unione Sovietica. Inizialmente, Stalin sostenne lo Stato di Israele, ma quando i partiti filo-sovietici persero le prime elezioni israeliane alla Knesset nel gennaio 1949, ritirò il suo sostegno – e così fece la Cecoslovacchia.

(Fonte: Jerusalem Post, 30 November 2020 – traduzione nostra)

* Nella foto: Il primo ministro David Ben-Gurion incontra due piloti di ritorno dal corso di addestramento in Cecoslovacchia: il generale Ezer Weizman, comandante in capo dell'aeronautica e il colonnello Daniel Shapiro. (Fonte: Istituto di storia militare di Praga)