TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


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sabato 11 maggio 2019

Resina


sabato 20 aprile 2019

Angelo Ruga, Colline


martedì 21 agosto 2018

Misteri di Langa. La testa murata di Paroldo



A poca distanza dal traffico e dai rumori invadenti della modernità la Langa nasconde misteri senza tempo.


Giorgio Amico

Misteri di Langa. La testa murata di Paroldo

L'Alta Langa nasconde misteri senza tempo. E' il caso di Paroldo, il “paese delle masche” come si legge sui cartelli stradali.

E qualcosa di stregonesco in effetti c'è, basta guardarsi attorno e vedere l'orribile pista da motocross, uno scempio davvero “diabolico” del territorio che ha pochi eguali. Un grande fracasso, tante macchine, gente che guarda le moto andare su e giù su una collina ridotta a pista di terra battuta.


Poco sotto ritroviamo la Langa che amiamo, mucche pazienti ci guardano passare.


Poco prima di arrivare al paese su una collina, dove un tempo si ergeva il possente castello dei Del Carretto si intravvede la chiesa di San Sebastiano. Qui, naturalmente non c'è nessuno e il silenzio è totale.


Il luogo è magico e nasconde non pochi misteri. A partire dalla testa murata nella parete che vigila minacciosamente digrignando i denti con espressione davvero poco accogliente.


E' il guardiano della soglia, il genius loci di un edificio sacro quasi sicuramente risalente all'XI secolo, volto a Oriente secondo un'antichissima tradizione e poi girato, quando la Chiesa ha deciso di puntare solo sulla grandiosità e la magnificenza “profana” e abbandonare il simbolismo dei primi costruttori medievali. Ed è stato il trionfo del barocco. Sul fianco della facciata segni di un'antica arcata e pietre di recupero probabilmente dell'antico castello di cui in paese si dice restasse un mozzicone di torre ancora all'inizio del secolo scorso.


Nella parte posteriore troviamo le tracce dell'antica facciata. I resti di un grande rosone e di epoca più recente (quando i Del Carretto rendono esplicito il loro dominio) lo stemma dei feudatari.


Ma la cosa che ci colpisce di più è il grande pozzo circolare davanti all'ingresso originario. Qualcuno lo lega alle pestilenze del Seicento e lo interpreta come sede di sepolture collettive. Nulla impedisce di pensare che sia stato utilizzato anche così, ma a noi piace pensare ad una storia più antica e più affascinante.



Un originario pozzo sacro? Magari poi ingrandito e diventato pozzo del castello. E la contiguità alla chiesa che ci colpisce. E allora si dovrebbe pensare ad una sacralità del luogo ben anteriore alla cristianizzazione delle Langhe e a un rapporto con la testa murata che inevitabilmente rimanderebbe alle tradizioni dei celto-liguri antichi abitanti di questi luoghi.



giovedì 12 luglio 2018

Bizantini sulle Langhe. Santa Maria dell'Acqua Dolce



Echi bizantini nell'Alta Langa. Santa Maria dell'Acqua Dolce

Giorgio Amico

Santa Maria dell'Acqua Dolce


Ci sono luoghi che al visitatore che ci arriva per la prima volta danno immediatamente un senso di pace e di appagamento simile al sentimento che si prova incontrando una persona cara che non si vedeva da tanto tempo. Sono luoghi dell'animo capaci di risvegliare ricordi e suscitare echi profondi.

E' l'impressione che al primo sguardo ci ha fatto Santa Maria dell'Acqua Dolce di Monesiglio, splendida chiesa romanica persa fra campi e boschi, dal x secolo luogo di accoglienza e ristoro di pellegrini e viandanti. Un romanico purissimo ed elegante, ancora ben visibile nella zona absidale.


Un luogo caro agli abitanti che lo custodiscono gelosamente e, splendida sorpresa, lo offrono alla visita di chi, come noi, ci arriva quasi per caso e pensa di trovarlo, come ormai quasi dappertutto accade, chiuso.


E davvero questa attenzione al viandante, retaggio della tradizionale e antica ospitalità della gente di Langa, è una felice sorpresa. Perché questa chiesetta incastonata nel verde conserva un vero tesoro.


Appena entrati, sulla navata destra ci accoglie un affresco del XV secolo di autore ignoto, ma di buona fattura. Una Madonna dolcissima contornata da San Giovanni Battista e Sant'Antonio Abate.


Ma è nell'abside il vero tesoro. Un ciclo di affreschi, fra i più antichi dell'intero Piemonte, coprono il catino absidale e ricordano per la fattura che lungo queste colline correva il limes bizantino che in Mombasiglio trovava un fondamentale asse strategico.



Evidente è l'influsso bizantino nei volti e nel simbolismo.


Straordinaria la figura del Cristo in trono rappresentato nell'atto di offrire le chiavi del potere a Pietro e il libro del sapere a Giovanni. E' la Traditio legis, una rappresentazione dai profondi significati simbolici, tipicamente bizantina e che dunque testimonia dell'antichità del luogo, già citato in un documento del 998 come pieve, chiesa battesimale dell'intero territorio.



mercoledì 5 ottobre 2011

Eros & Tartufi



Eros & Tartufi
Virtù nascoste ...messe in evidenza
Documenti storici, testimonianze scientifiche, opere d'arte contemporanea

Sabato 8 ottobre alle ore 17.00
presso il Salone d'Onore del Castello dei Busca
Enoteca Regionale Colline del Moscato, Mango

La mostra resterà aperta fino al 18 novembre
con un ricco programma di eventi collaterali
Associazione culturale I Cavalieri d'Aleramo e Accademia Aleramica

Piazza San Paolo, 3 - 12051 Alba (CN) - Tel e fax: 0141.89495

sabato 26 dicembre 2009

Ricordo di Raoul Molinari


Raoul Molinari

Ricordo di Raoul Molinari

Giovedì 3 dicembre 2009, alle 18,30, presso l’Ospedale di Alba si è spento il giornalista Raoul Molinari, Presidente dell’Associazione Culturale I Cavalieri d’Aleramo e infaticabile organizzatore di eventi culturali, un personaggio di grande spessore morale ed intellettuale.

Raoul Molinari era nato il 10 giugno 1935 a Mango d’Alba da genitori cortemiliesi, Olga Caffa e Mario Molinari, medico condotto del paese. Trascorsa l’infanzia e l’adolescenza tra Mango e Cortemilia (ma soprattutto a Cortemilia dove frequentò le Scuole Medie). Diplomatosi alla metà degli anni ’50 al Liceo Govone di Alba, centrali nella sua formazione furono gl’insegnamenti libertari ricevuti da Pietro Chiodi, professore di filosofia al Govone, e le opere del concittadino Beppe Fenoglio, di Cesare Pavese e di Oreste Gallina, cantore dialettale della vita contadina nelle Langhe.
Mentre frequentava il Liceo entrò in rapporto con Giacomo Morra, il “re del tartufo”, per il quale cominciò a scrivere comunicati stampa e resoconti giornalistici. Al tempo stesso Molinari avviò una carriera di giornalista senza contratto che ha portato avanti per cinquant’anni.
Nel 1957, poco più che ventenne, fu eletto Presidente della Pro loco di Mango, mantenendo tale carica fino al 1965.
In quegli anni ideò una serie di eventi che raggiunsero un’eco nazionale, come “I cani tabui a congresso”, una sfida tra i più bravi trifolao delle Langhe; il Carnevale storico organizzato tra Mango e alcuni paesi del Sud Italia; “La giostra dei poeti”, concorso nazionale di poesia dialettale. Nel 1968 promosse il “Convegno nazionale dei bacialè” in collaborazione con il Comune di Guarene.
Al tempo stesso Molinari avviava una carriera di giornalista free lance che ha portato avanti per cinquant’anni. I suoi “scritti liberi”, analisi lucide e fortemente critiche delle trasformazioni sociali ed ambientali del Basso Piemonte e in particolare delle Langhe, furono pubblicati sulle pagine del quindicinale La Bilancia, da lui stesso fondato nel 1964 e diretto fino al 1977. Sempre nel 1964 fu tra i promotori, ad Alba, del Circolo culturale Luigi Einaudi.
Durante la sua lunga carriera ha collaborato poi per La Stampa di Torino, la Gazzetta del Popolo, Il Secolo XIX, il Corriere delle Langhe e del Roero, L’Unione Monregalese, Il Monferrato. Addetto stampa dell’Associazione Commercianti Albesi, fino all'ultimo ha collaborato costantemente con la Gazzetta d’Alba.
Negli anni Settanta collaborò con la Televisione svizzera di lingua italiana (RTSI). Nel 1979, assieme all’editore Luigi Toselli, fondò l’emittente Telecupole Piemonte della quale restò il Direttore artistico fino a 1991. In quella veste ideò programmi di successo che anticipavano i talk-show alla Costanzo: “La trattoria dei ricordi”, “Premiato caffè”, “Piazza grande”, “E le stelle stanno a guardare”, “Obiettivo agricoltura”, “Cantapiemonte” e dibattiti di varia attualità.
Ma il campo in cui Raoul Molinari ha profuso le sue migliori energie è stato la promozione economica e culturale della sua terra: le Langhe, il Roero e il Monferrato.
Dal 1971 al 1980 fu direttore di Alba Manifestazioni, ente organizzatore della Fiera del Tartufo, sotto il cui mandato ottenne dal Ministero dell’Agricoltura il riconoscimento di Fiera Nazionale.
Dal 1971 al 1980 fu direttore di Alba Manifestazioni, ente organizzatore della Fiera del Tartufo, sotto il cui mandato ottenne dal Ministero dell’Agricoltura il riconoscimento di Fiera Nazionale. La passione per i tartufi e l’amore per l’ambiente lo spinsero a farsi promotore dell’Associazione Trifolao delle Langhe e Monferrato e poi nel 1999, assieme a Giacomo Oddero, del Centro Nazionale Studi Tartufo.
Al tempo stesso organizzava la Fiera del Vino di Pasqua e la Fiera di San Martino. In quegli anni ideò il “Teatro della Fiera” che portava rappresentazioni nelle Langhe e nel Roero di opere tratte da Beppe Fenoglio, Cesare Pavese ed altri autori.
Nel 1985, tornato a Mango, fu nominato Presidente dell’Enoteca regionale “Colline del Moscato”, con sede nel Castello di Mango, conservando tale carica per diciassette anni nel corso dei quali fece del Castello un vivace centro culturale, organizzando spettacoli, feste, convegni e mostre ad altissimo livelli.
Nel 1994, subito dopo la drammatica alluvione del Tanaro, diede vita all’Agenzia di Sviluppo del Territorio e alla Società consortile Langhe, Monferrato e Roero. Fu poi tra i fondatori e primo direttore dell’Ente Turismo Alba-Bra-Langhe e Roero.
Nel 2000, assieme ad altri operatori culturali piemontesi e liguri, diede vita all’Associazione Culturale I Cavalieri d’Aleramo e all’Accademia Aleramica, restandone Presidente fino al 2009. L’idea portante dell’Associazione consisteva nella valorizzazione di quel vasto territorio che va dal Po al Mar Ligure passando per il Monferrato unito da comuni motivi storici e culturali: la Marca Aleramica.
Quest’idea ha fornito lo spunto per una iniziative di ogni genere: i Mercatini Aleramici, finalizzati a promuovere i cibi storici del territorio e le Feste Fiorite di Alba, che riprendono idealmente le tradizionali feste del maggio

Raoul Molinari è stato anche scrittore originale, autore di opere di narrativa e di saggi fra cui "Anche i pacu hanno un’anima", Mango, 2004; La Marca Aleramica. Storia di una regione mancata, Soletti Editore, Baldissero d’Alba 2008; Tobi e il tesoro del tartufo d’Alba, Araba Fenice, Boves 2009
.
Così lo ha ricordato Roberto Fiori su "La Stampa" del 4 dicembre 2009:

Negli ultimi anni si era innamorato della figura di Aleramo, il leggendario marchese a cui l'imperatore Ottone I concesse tante terre quante fosse riuscito a percorrerne cavalcando senza sosta in quelle che poi diventarono le Langhe e il Monferrato. In fin dei conti, anche la vita di RAOUL MOLINARI, morto ieri sera all'ospedale di Alba, e' stata una grande cavalcata. Un continuo andare su e giu' per le colline, un incessante proporre idee nuove, organizzare manifestazioni, pubblicare libri e articoli, senza mai perdere il gusto per l'ironia e per il navigare controcorrente.
Era nato a Mango 74 anni fa dal medico condotto Mario MOLINARI e al suo paese ha dedicato gran parte delle energie. E' stato fondatore e a lungo presidente dell'Enoteca regionale del Moscato, dove ieri sera la notizia della sua morte e' arrivata coprendo con un velo di tristezza l'inaugurazione dell'Anteprima Moscato 2009. Ma anche, tanto per dare l'idea del suo genio creativo, promotore di eventi dedicati al «baciale'», il sensale di matrimoni, e di vari congressi sul tabui, il cane bastardo perfetto per scovare tartufi. Erano gli anni Sessanta-Settanta. Le Langhe stavano appena iniziando a uscire allo scoperto e MOLINARI fu un protagonista indiscusso di questa rinascita tra vini e tartufi, ma anche politica e tanta cultura. Con Sergio Miravalle a Mango organizzo' i dibattiti ironici come Erosvinando e «I messaggi in bottiglia».
«RAOUL MOLINARI - dice il giornalista e scrittore Luigi Sugliano - e' stato uno dei grandi padri delle colline: e' stato la Langa. Quella piu' bella, quella piu' vera, senza troppi lustrini, trucchi, passerelle, luci distorte».