TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


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giovedì 16 aprile 2026

Indagine su Cézanne


 

lunedì 26 gennaio 2026

Giovanni Castiglia, Pergamena brunita e altre carte


 

GIOVANNI CASTIGLIA 
Pergamena brunita e altre carte 
a cura di Matteo Fochessati 
Entr’acte via di sant’Agnese 19R 
Genova 22 gennaio – 27 febbraio 2026 
orario: da mercoledì a venerdì, ore 16-19 


Dopo le due mostre dedicate a Beppe Dellepiane, Entr'acte presenta "Pergamena brunita e altre carte", selezione di lavori su carta di Giovanni Castiglia (Casteldaccia 1955-2019), il cui itinerario artistico, fra la Sicilia e Genova, dove ha vissuto fra il 1982 e il 1988, è stato recentemente ricostruito nella mostra "Acqua, cenere e stelle" allestita nella Sala Liguria di Palazzo Ducale (aprile-maggio 2025) e nel relativo catalogo edito da SAGEP, con testi di Sandro Parmiggiani, Matteo Fochessati e Sandro Ricaldone. 

Proprio negli anni genovesi Castiglia ha iniziato a “privilegiare un approccio linguistico di matrice informale, in cui segno e materia contribuivano a definire l’impianto compositivo della sua pittura: un orizzonte di ricerca autonomamente definito all’interno dei binari linguistici imboccati, che manteneva comunque intatta la possibilità di aperture verso una dimensione narrativa, sovente rivelata dai titoli stessi delle sue opere” (Fochessati). 

Con il successivo ritorno in Sicilia, il colore ha acquisito un'intensità ancora più accesa e vibrante, culmine di una espressività che univa tensione emotiva e innovazione formale. 

Nelle cinque carte ora esposte l'elaborazione di spunti naturalistici e/o di figura si traduce in una ricerca astratta fondata su segni, forme e materie. L'artista vi costruisce una sintassi visiva in cui luci e ombre, stratificazioni e contrasti cromatici delineano un equilibrio dinamico tra interiorità ed esperienza del reale. La superficie pittorica si configura così come uno spazio di dialogo tra visione e sensazione dove l'esperienza visiva si approfondisce in una dimensione simbolica e introspettiva.

mercoledì 10 dicembre 2025

Petit Hotel Des Valises

 





































Petit Hotel Des Valises
Locataire: DELLEPIANE
a cura di Sandro Ricaldone
In collaborazione con Zeffirino Zali
Entr’acte
Via di sant’Agnese – Genova
11-20 dicembre 2025
7-16 gennaio 2026
orario: da mercoledì a venerdì 16-19
inaugurazione giovedì 11 dicembre, ore 17


Ogni valigia è un quadro che sogna di partire.
Dentro: un’aria piegata, come una mappa dismessa.
Le linee disegnano le scale del vuoto.
C’è odore di abbandono nelle tasche,
odore di barlume che si abbuia.
Il visibile è pittura evaporata.
Da uno squarcio, le gambe di una sedia.
Respira altrove un azzurro silenzioso,
le maniglie afferrano la mano.
Trascinato dalle ruote del passato,
il tempo apre le ali del ritratto.
Ogni simbolo s’inabissa, pan perduto.
Nell’Hotel nessuno vede il giorno.
L’ombra sostiene il peso della luce,
l’alfabeto afasico s’intrica.
Una fodera: fusione sul ligustro,
un peso profetico che preme.
Rimane, tutto, nel bagaglio dei ricordi.
In pagine tremanti Dellepiane
vive scritto come è scritto l’attimo
di tutte le immagini inventate.

Nota: questo testo contiene riferimenti a opere, performances e mostre di Beppe Dellepiane e cita alcune delle poesie contenute nel volume “Carta santa” (2015)


Beppe Dellepiane (Genova Bolzaneto 1937 – 2019).

Esordisce all’inizio degli anni Sessanta, muovendosi inizialmente tra Informale e Poesia Visiva, e sviluppa successivamente un linguaggio personale che unisce pittura, parola e oggetto.
Nel 1971 presenta due lavori destinati a segnare la sua affermazione nazionale: Bici-ambivalente (galleria Unimedia di Caterina Gualco, Genova) e La Madonna della seggiola (galleria Brandale di Savona). In questo periodo Dellepiane diviene uno dei protagonisti della performance italiana, esibendosi in città come Genova, Napoli, Torino, Roma, Spoleto e Graz.  Le sue performance esploravano temi di nascita, malattia, nutrimento e creazione artistica, unendo simbologia arcaica e profondità concettuale.
Negli anni Ottanta e Novanta realizza numerose installazioni e assemblaggi di materiali poveri. È del 1982 la sua personale “A Guido Gozzano” al Museo di Palazzo Bianco a Genova, mentre nell’estate 1998 tiene al Museo d’arte contemporanea di Villa Croce l’antologica “Metafore, metonimie, trasmutazioni”, curata da Sandra Solimano.
Nelle opere più tarde e nei lavori su carta degli anni Duemila, raffigura con leggerezza visionaria soggetti familiari - case, sedie, animali, scale - autentici emblemi onirici e spirituali, che espone, fra l’altro, in una mostra tenuta a Palazzo Ducale dal titolo “Ombra e sogno sono il peso della luce” (2012). Nello scorso mese di novembre Entr’acte ha allestito una importante personale dell’artista, intitolata “Le grand tableau e le Radici della terra”.

Un particolare ringraziamento a Francesco Donato per il supporto nell’allestimento.

domenica 25 maggio 2025

Elio Rosati, Hard Times




 






martedì 20 maggio 2025

martedì 8 aprile 2025

Light Maya Zignone

 


Sede Sanpaolo Invest via Ceccardi 13r – Genova
10 aprile | 27 giugno 2025
inaugurazione: giovedì 10 aprile 2025 ore 18
mostra visitabile da lunedì a venerdì dalle 14 alle 17,
altri orari su appuntamento tel. 393 337 0626
visite guidate su prenotazione tel. 338 176 1753


Sanpaolo Invest ospita, dal 10 aprile 2025, “Light”, una mostra personale di Maya Zignone. Da molti anni Sanpaolo Invest ospita nelle proprie sedi lavori di artisti contemporanei. La lunga tradizione che lega il mondo delle banche a quello dell’arte si rinnova alla luce di una sensibilità che intende non opporre, ma al contrario integrare, i concetti di business e cultura. Ed è proprio a partire da tale approccio che da giovedì 10 aprile 2025 si potranno ammirare nei nuovi e prestigiosi spazi di via Ceccardi la mostra personale di Maya Zignone.

L’artista espone negli spazi a piano terra e nel salone al piano interrato 15 lavori di cui 12 installazioni, 2 dipinti su cartoncino e 1 dipinto su tela, La luce è un messaggio dell’universo.

Le arti sono messaggi di luce.

Peter Weibel

Nel suo lavoro Maya Zignone analizza principalmente i meccanismi del pensiero e della percezione, individuando come riferimento le potenzialità linguistiche e concettuali della vibrazione luminosa della luce e lo spazio come luogo in cui il tempo è sospeso.

Lavora sul vuoto e sulle energie che lo attraversano. Le sue scenografie luminose si traducono in luoghi di relazione che abitano la nostra quotidianità. Fragilità ed effimero sono parte integrante della sua opera fatta di segni di luce che riportano a codici espressivi nuovi. La sua pratica artistica combina con fluidità luce, fotografia, suono, installazione, video che diventano perno espressivo della sua ricerca.

Nell’epoca della Rivoluzione industriale, la pittura è divenuta schermo. Un dipinto rappresenta la luce; uno schermo riceve la luce e la irradia. La luce non è stata più catturata ma diffusa. L’opera d’arte è divenuta fonte o emissione di luce”. Con queste parole Peter Weibel iniziava, nella pubblicazione che ha accompagnato la mostra Light Art from Artificial Light (ZKM, Karlsruhe 2005-2006), il proprio saggio sullo sviluppo della Light Art tra il XIX secolo (quando Eugène Chevreul pubblica il volume De la Loi du Contraste Simultané des Couleurs e William Ramsay isola il neon) e l’avvio del XXI, non senza rimarcare come nella seconda metà del Novecento, a partire dalle sperimentazioni di Gyula Kosice (1946) e di Lucio Fontana (1948), l’impiego della luce artificiale abbia dato luogo ad una molteplicità di esperienze artistiche, tali da avvalorare senza incertezze l’affermazione di un pioniere come Làszlò Moholy-Nagy: “Questo secolo appartiene alla luce”.

In questo ambito così ricco e fertile, procede ormai da una ventina d’anni il lavoro di Maya Zignone, la cui specificità e ricerca giunge a dar vita a un discorso scandito su una ineludibile ricerca della spazialità. Un aspetto, questo, che si legge chiaramente in Metropolis (2011), esposta al piano terra, sullo sfondo costituito da immagini fotografiche delle Acciaierie Ilva di Cornigliano, il tratto del neon, inizialmente involuto e in ultimo liberato in un movimento ascendente, segnala nella trasparenza verdina la metamorfosi ambientale generata dallo spegnimento degli altoforni.

Nel progetto Alone 1.2.3. (2008), esposto al piano interrato insieme agli altri lavori alcuni dei quali di seguito citati, la sovrapposizione dei tracciati luminescenti alle immagini sfocate di figure risultano una sorta di inabissamento dell’io, ridotto all’anonimità spoglia della sua traccia schematica. Il tratto ricorsivo del tempo inscritto nel grande cerchio di metallo che incornicia S.T.1 (2023) è come arrestato, nel suo fluire, da due barre verticali di neon che, con la loro tonalità di rosso carico, vi aggiungono una intima nota emozionale. emerge l’attenzione prestata dall’artista alle interferenze tra le fonti di luce e i differenti materiali impiegati; nel contempo si avverte il dispiegarsi di una dimensione introspettiva, in cui la percezione auratica indotta dalla vibrazione luminosa e dal timbro cromatico si lega al dato concettuale depositato nella forma.

Nel lavoro di Maya Zignone il neon, questo “paradigma della modernità” - come l’ha definito Jacqueline Ceresoli - si rivela nella sua duplice natura materiale e immateriale, sensoriale e cognitiva; qui misurandosi gli spazi di Fideuram, ne modifica la fisionomia ridisegnandone gli spazi, come fossero la scena di un “affective artifact” (Giulia Piredda), dispositivo capace di modificare la condizione dello spettatore, “contribuendo così alla sua vita affettiva”.

Sandro Ricaldone


Maya Zignone nasce a Genova dove lavora, vive a Recco Dopo gli studi artistici si specializza in ceramica a Faenza, in grafica e comunicazione visiva a Genova e a Milano, lavora diversi anni nel campo della grafica e della pubblicità. Per tre anni pratica lo studio dell’artista Piergiulio Bonifacio. Dal 2003 espone in gallerie e istituzioni pubbliche in Italia, Francia, Svizzera, Slovenia, Germania, Finlandia, Bulgaria e Slovacchia. Partecipa a diversi concorsi, finalista al Concorso Internazionale Two Call for Vajont-Dolomiti Contemporanee e al Magmart International VideoArt Festival. Nel 2023 è invitata alla Biennale Latitudini dell’Arte, Studio1 Kunstquartier Bethanien a Berlino.

sabato 18 gennaio 2025

Carla Sanguineti, AlfaOmega

 




martedì 11 giugno 2024

SIMONDO & CO. - Genova, Galleria Entr'acte

 


SIMONDO & CO.
a cura di Sandro Ricaldone
Entr’acte
via sant’Agnese 19r – Genova
13 giugno – 12 luglio 2024
orario: mercoledì- venerdì 16-19
inaugurazione: giovedì 13 giugno, ore 17


Entr’acte chiude la stagione con una rassegna dedicata a Piero Simondo (Cosio d’Arroscia, 1928 – Torino, 2020) membro del Movimento Internazionale per un Bauhaus Immaginista, cofondatore del Laboratorio sperimentale di Alba (1955) e dell’Internazionale situazionista (Cosio, 1957), animatore del C.I.R.A. (Centro Internazionale per un Istituto di Ricerche Artistiche, Torino, 1962-1967), in seguito responsabile dei laboratori di attività sperimentali presso l'Istituto di Pedagogia dell’Università di Torino e docente di Metodologia e didattica degli audiovisivi.

Nel suo lungo percorso pittorico Simondo ha attraversato diverse fasi: dai monotipi iniziali, alle grandi topologie degli anni ’60 (esposte a Genova allo Studio Leonardi nel 1994), ai “quadri manifesto” del periodo successivo al 1968 (esposti qui alla Libreria Sileno sempre nel 1994), per passare poi alle “Ipopitture” e ai “Nitroraschiati”, ricercando sempre - nella varietà delle tecniche e dei procedimenti – un’“immagine imprevista”.

In mostra tre monotipi degli anni ’50-60 e un grande trittico (“Attenuazione/Aumento”) degli anni ’90, accompagnati dalle litografie realizzate nel 1956 da Asger Jorn, Sandro Cherchi e Franco Garelli, oltreché da Simondo stesso, in occasione della manifestazione per l’Urbanismo unitario all’Unione Culturale di Torino e da documenti d’epoca.

Tra le sue mostre recenti si segnala l’ ampia retrospettiva allestita nel 2021, a cura di Luca Bochicchio, presso l’Accademia Albertina di Torino che aveva frequentato in gioventù nella classe di Felice Casorati. Nel maggio 2004 l’Accademia Ligustica di Belle Arti gli ha riservato un incontro di studio con la partecipazione dell’artista e di Guido Curto, Sandro Ricaldone, Carlo Romano, Sandra Solimano e Cesare Viel. 



mercoledì 8 maggio 2024

LILIANA BASTIA Nel giardino di Flora e altre prove d’autore



LILIANA BASTIA
Nel giardino di Flora e altre prove d’autore
a cura di Sandro Ricaldone
testo di Stefano Patrone
Entr’acte
via sant’Agnese 19r – Genova
10 maggio – 5 giugno 2024
orario: mercoledì- venerdì 16-19
inaugurazione: venerdì 10 maggio, ore 17

Nel suo percorso, iniziato alla metà degli anni ’70 del Novecento, Liliana Bastia ha dato vita ad una produzione ad ampio raggio, misurandosi con l’insieme delle tecniche consolidate nella tradizione artistica: dalla pittura all’incisione, nelle sue diverse declinazioni; dalla scultura alla ceramica, affrontando, volta a volta, soggetti diversi, dalla figura umana, maschile dapprima e quindi femminile, alla rappresentazione del mondo animale, all’illustrazione di personaggi appartenenti ai classici della letteratura, dalla Commedia dantesca al Don Chisciotte. A questo suo impegno multiforme si richiama Stefano Patrone nel testo che accompagna la mostra, definendo Liliana “una giocoliera che passa da una tecnica ad un’altra, da un trucco ad un altro”. Da Entr’acte espone tre xilografie in diversi stati di impressione, con le relative matrici: Nel giardino di Flora, Nel giardino di Marvi, Leda e il cigno. Ha scritto al riguardo Vico Faggi: “Le figure da cui Liliana prende le mosse hanno spesso il loro habitat nella mitologia e sono dunque figure che trascinano con sé, con il loro stesso nome, un’aura di lontananza nel tempo e, paradossalmente, di prossimità psicologica. (…) Ed è per questo che le predilige: per il loro prestigio culturale, ma più ancora per la forza, che hanno, di alludere a pulsioni ed emozioni, scatenando associazioni di idee e visioni”.

LILIANA BASTIA

Liliana Bastia è una giocoliera, a volte un’illusionista gioca con le figure e ti attira con un astrattismo che è solo l’illusione di un non figurativo ma le cose rimangono lì e lei ci gioca è abile nel mischiare le carte ed anche i colori ma non devi dimenticare che è una giocoliera che passa da una tecnica ad un'altra da un trucco ad un altro anche quando pensi di avere afferrato il senso la forma e l’attitudine lei cambia le regole e il bianco e nero si colora spiazzandoti e reinventandosi perché il suo più grande gioco che però non è un’illusione è questo: Liliana Bastia rinasce continuamente.

Stefano Patrone

fine aprile 2024


domenica 7 aprile 2024

ULRICH ELSENER alla Galleria Entr'acte

 


Sandro Ricaldone (curatore della mostra)
  

ULRICH ELSENER
einfarbig aber nicht eintöning
(monocromo, non monotono)
a cura di Sandro Ricaldone
Entr’acte
via sant’Agnese 19r – Genova
10 aprile – 3 maggio 2024
orario: mercoledì- venerdì 16-19
inaugurazione:
mercoledì 10 aprile, ore 17


Ulrich Elsener (Biel 1943) è conosciuto a Genova, dove vive e lavora da decenni, in alternanza con Zurigo, per le mostre tenute in gallerie (Studio Leonardi, Spazio Della Volta, Artré, Entr’acte) e in spazi pubblici (Galata Museo del Mare, Palazzo Ducale), imperniate su fasi diverse del suo percorso creativo: le “immagini d’ombra”, le “maschere”, i “volti-paesaggi”.

L'artista, tuttavia, ai suoi esordi, sul finire degli anni Sessanta e lungo il decennio successivo, si era brillantemente affermato coltivando i modi della pittura concreta, dominante in Svizzera nel secondo dopoguerra. A quel tempo si riporta appunto la mostra ora allestita da Entr’acte attraverso un “oggetto” (acrilico su pannello) e quattro serigrafie, oltre a una copiosa raccolta fotografica e documentale.
Si tratta di lavori che in occasione di una personale tenuta alla Galerie Impact nell’aprile 1972 venivano così appropriatamente descritti in un articolo (siglato J.D.R) comparso sulla Gazette de Lausanne:
“La gradazione dei toni nelle composizioni si basa su una curva logaritmica, che permette di calcolare le intensità dei colori. Gradazioni così sottili potrebbero essere ottenute con una stima ottica, ma Elsener preferisce una risoluzione matematica all'empirismo dell'occhio. L'originalità della ricerca di questo artista, fortemente influenzato dalla Minimal Art, risiede più nell'integrazione dell'oggetto nell'ambiente che nel fenomeno ottico derivante dalla successione di bande monocromatiche, vere e proprie gamme di grigi o di blu. L'oggetto conquista lo spazio e la gradazione serve a favorire l'esplosione o l'implosione visiva della proposta. Una ricerca di questo tipo, basata sul carattere poliforme e sulla variazione progressiva o decrescente del contrasto, sembra aprire nuove prospettive nell'integrazione dell'arte con l'architettura”. 

martedì 6 febbraio 2024

Giancarlo Consonni. Leggere come un modo di abitare, la lettura nella pittura

 


Giancarlo Consonni
Leggere come un modo di abitare
La lettura nella pittura
Biblioteca Universitaria di Genova
Via Balbi 40
giovedì 8 febbraio 2024, ore 17,00

Cosa passa nella testa e nell’animo di una lettrice o di un lettore? Oltre al corpo di chi legge, la pittura mette in scena anche pensieri, emozioni, sentimenti e molto altro ancora. Ritrarre o raffigurare una persona che legge pone esplicitamente una sfida: come rappresentare l’invisibile? (una sfida, a ben vedere, imprescindibile per una pittura degna di questo nome).

L’atto del leggere è un modo di abitare e di essere al mondo che implica la coniugazione di un qui e di un altrove (un qui concreto e un altrove immaginario).

Alla lettura di un libro corrisponde un desiderio di completamento: di conquista di ciò che manca. Un desiderio che, appagato seppur in parte e momentaneamente, dà all’abitare un senso profondo: quello di sentirsi, sia pure per poco, di casa nel mondo.


Quando vorresti che la fermata
non arrivasse mai
stai leggendo sul tram
e quella è la tua casa.
(G. Consonni, Filovia, Einaudi, Torino 2016)


Giancarlo Consonni (Merate, 1943) è un poeta, artista visivo, urbanista e storico dell'architettura. Professore emerito del Politecnico di Milano, è autore di saggi sull’architettura e di numerosi volumi di poesia (da Viridarium, Scheiwiller 1987, a Pinoli, Einaudi 2021), di cui hanno scritto – fra gli altri – Franco Loi, Cesare Viviani, Antonio Prete, Cesare Segre, Stefano Verdino. Sue opere visive sono state esposte alla Fondazione Corrente nel 2008, presentate da Antonello Negri, e presso la Galleria Consadori di Milano nel 2013.

venerdì 29 dicembre 2023

SCRITTURE OPERAIE. L'esperienza genovese 1970-2020:

 


SCRITTURE OPERAIE. L'esperienza genovese 1970-2020:

Nella Genova degli anni Settanta, quattro metalmeccanici, Pippo Carrubba, Fancesco Currà, Vincenzo Guerrazzi e Giuliano Naria iniziano a scrivere testi letterari. Lo faranno per tutta la vita pubblicando romanzi, inchieste giornalistiche, favole, racconti, poesie e LP. Tre di loro daranno vita, con altri compagni di lavoro, al Collettivo letterario dell'Ansaldo Meccanico, un laboratorio di creatività operaia unico nel panorama italiano e non solo. Attraverso saggi, testimonianze e documenti inediti, oltre a una ricca antologia, il libro racconta, per la prima volta, questa straordinario rapporto tra vita di fabbrica e cultura. L'esperienza è contestualizzata nella genealogia della scrittura operaia, a partire dal falegname-filosofo parigino Louis Gabriel Gauny (1806-1889) fino al Festival di letteratura working class che si è svolto a Campi Bisenzio (Firenze) nel 2023


IL LIBRO sarà presentato
VENERDI' 12 GENNAIO, ore 17
nella Sala Camino di PALAZZO DUCALE (Genova, piazza Matteotti)

All'incontro parteciperanno Claudio Panella (Università di Torino), Marco Codebò e Giorgio Moroni (curatori) e una parte degli autori: Stefano A. Bigazzi, Claudio Gambaro, Liliana Lanzardo, Giovanna Lo Monaco, Augusta Molinari, Rosella Simone. Coordina Giuliano Galletta.

lunedì 4 dicembre 2023

Marco Paladini "miniature"


 

giovedì 30 novembre 2023

La Resistenza senza retorica


 

mercoledì 15 novembre 2023

mercoledì 8 novembre 2023

Angelo Gualco Back to the future

 


ANGELO GUALCO
Back to the Future
(otto lavoretti + 1
e cinque altre cose)
a cura di Sandro Ricaldone
Entr’acte
via sant’Agnese 19r – Genova
9 - 30 novembre 2023
orario: mercoledì- venerdì 16-19
inaugurazione: giovedì 9 novembre, ore 17


Una “piccola” mostra adatta al luogo e all’età, la mia, quando lasciate le grandi attese, resta il piacere del fare che consola.
Sono dei “lavoretti”, dice Enrica sorridente, come quelli dei bambini alla scuola materna, da mettere sotto l’albero quando viene Natale.
In questi miei “lavoretti” c’è una presa di distanza dal prima (Barricate, Ça Ira, Mediterraneo in fiamme) in cui si “immemorava” il passato, lo si riviveva nel presente perché incompiuto, irrealizzato nel prima.
Oggi prevale una disposizione a lasciare, ad abbandonare i ricordi vissuti come un peso e un inciampo.Reporter mancato per ignavia e per timore, da sempre fotografo oggetti, trovati, ritrovati perché conservati, presenti nello spazio di casa.
Anche la fotografia (sia analogica che digitale) è ormai un oggetto del passato, è - oggi - una pratica quotidiana che si esaurisce nella presenza rituale su Instagram e Facebook.
La fotografia non mi bastava, per un ritorno dopo una assenza durata molti anni e che credevo fosse per sempre.
Gli oggetti dovevano essere presentati insieme alle immagini che li ritraggono in un continuo rimando, teso ad amplificare la dimensione ludica del mio lavoro, così da intensificarne l’effetto catartico-liberatorio.
Questo è l’intento, quantomeno desiderato, sperato.
Oggetti che ri-guardano, che testimoniano il passato, che ingombrano la mente: desideri, miti, sedimenti
di memoria, amori, illusioni che - consegnati, sacrificati ai “lavoretti” - spero possano essere dimenticati
per far posto ad un futuro arduo e difficile anche solo da pensare.

- Angelo Gualco

lunedì 25 settembre 2023

Angelo Gaggero, Zattere. Alla Galleria Entr'acte di Genova

 


ANGELO GAGGERO
ZATTERE
a cura di Sandro Ricaldone


Entr’acte
via sant’Agnese 19r – Genova
27 settembre – 27 ottobre 2023
orario: mercoledì- venerdì 16-19
apertura: mercoledì 27 settembre 2023, ore 17


Entr’acte apre la nuova stagione espositiva con una mostra personale di Angelo Gaggero, nella quale sono raccolte le opere, sinora inedite, appartenenti al ciclo delle Zattere.
Si tratta di una sequenza di otto lavori, realizzati assemblando residui raccolti sulle spiagge del Ponente genovese. L’autore potrebbe sottoscrivere l’affermazione di Schwitters “So solo come lo faccio; conosco solo il mio materiale, a cui attingo, a quale scopo non lo so”, se non fosse che (analogamente d’altronde alla compiuta consapevolezza che lo stesso maestro di Hannover esibisce nei suoi pionieristici assemblaggi) la sua idea di composizione, dissimulata dalla varietà dei reperti raccolti, è esplicitata con chiaro intendimento, incentrata com’è su strutture elementari - talvolta saldamente configurate, talaltra invece costruite su calcolate dissimmetrie - di cui si vale per esporre la grazia bruta dei materiali.

Angelo Gaggero è nato a Genova Voltri nel 1956 . Autodidatta, dopo una prima fase figurativa, esposta con successo negli anni ’90-2000, si è dedicato a ricerche sperimentali, che coinvolgono l’utilizzo di materiali non canonici (objets trouvés di varia natura, sale, cemento, plastiche, ecc.), accanto ad una intensa autobiografia pittorica in dialogo con la fotografia

giovedì 21 settembre 2023

Convegno Fondazione Mario Novaro 1983-2023

 


sabato 2 settembre 2023

Fondazione Mario Novaro. 40 anni di cultura in Italia

 




lunedì 15 maggio 2023

L'arte irregolare e le altre

 


L’ARTE IRREGOLARE E LE ALTRE

Prima parte


Letteratura – linguaggio – avanguardie
Museo d’arte contemporanea di Villa Croce
18 maggio – 28 giugno 2023

MARCO ERCOLANI
Il caso Robert Walser
giovedì 18 maggio, ore 17

GIUSEPPE ZUCCARINO
Il caso Louis Wolfson
giovedì 22 giugno, 0re 17

SANDRO RICALDONE
Art Brut e Avanguardie
mercoledì 28 giugno, ore 17

Dal 6 all’8 ottobre 2023 si svolgerà a Genova l’VIII Festival dell’Outsider Art e dell’Arte Irregolare organizzato da un comitato che coinvolge i maggiori esperti italiani del ramo e, per la parte genovese, dall’Istituto per le Materie e Forme inconsapevoli (I.M.F.I.) di Quarto e dall’Associazione San Marcellino.

Nel percorso di avvicinamento al Festival, il Museo d’arte contemporanea di Villa Croce ospita la prima parte di un ciclo di incontri sul tema del rapporto tra l’Arte Irregolare ed altre discipline, tra cui la letteratura, i procedimenti linguistici, le avanguardie novecentesche.


MARCO ERCOLANI
Il caso Robert Walser
Giovedì 18 maggio 2023, ore 17

Una breve relazione sulla “mite follia” di Robert Walser, scrittore svizzero di lingua tedesca, autore di Jakob von Gunthen, La passeggiata, I fratelli Tanner, prediletto da Kafka. I 526 “microgrammi” che racchiudono prose e romanzi scritti in una illeggibile e minuscola calligrafia, i colloqui con Carl Seelig, la degenza nei manicomi di Waldau e di Herisau, rappresentano l’enigma di Walser: come vivere inesistendo, nascosti al mondo reale, cercando nella scrittura la sola salvezza e nell’internamento psichiatrico l’unico adeguato rifugio all’intollerabile vita concreta. “Non mi trovavo affatto male in corsia. Si sta lì distesi come un albero abbattuto, non c’è bisogno di muovere un dito. Tutti i desideri si addormentano, come i bambini quando sono stanchi di giocare. Ci si sente come in un convento, o un’anticamera della morte”.

Marco Ercolani (Genova 1954) medico psichiatra e scrittore, è stato redattore di “Fanes”, rivista di cultura psicoanalitica, di “Arca. Quaderni di scrittura” e dei “Libri dell’Arca”, con Lucetta Frisa. Tra i libri pubblicati: Col favore delle tenebre (1987); Taccuini di Blok (1992); Vite dettate (1994); Lezioni di eresia (1996); Il mese dopo l’ultimo (1999); Carte false (1999); Il demone accanto (2002); Discorso contro la morte (2008); A schermo nero (2010); Turno di guardia (2011); Preferisco sparire: colloqui con Robert Walser 1954-1956 (2014); Destini minori (2016); Galassie parallele: storie di artisti fuori norma (2019); 14 luglio 1929. Due lettere a Freud (2022), Sentinella (2022), Nottario 2015–2021 (2023). Per le edizioni Viadelvento cura una plaquette di Alberto Giacometti e una di Bruno Schulz. Collabora a Doppiozero, La dimora del tempo sospeso, Il Grande Vetro, Pangea, Metaphorica, e al Festival internazionale di Poesia di Genova. Nel 2020 fonda il blog Scritture.


GIUSEPPE ZUCCARINO
Il caso Louis Wolfson
giovedì 22 giugno 2023, ore 17

La pubblicazione, nel 1970, del libro autobiografico Le Schizo et les langues, scritto direttamente in francese da un giovane e sconosciuto psicotico di New York, ha fatto sorgere non tanto un caso clinico, quanto piuttosto un caso letterario. L’opera infatti ha suscitato l’entusiasmo di scrittori quali Le Clézio e Auster, nonché l’interesse di filosofi come Deleuze e Foucault. In quel libro, l’autore spiegava quali bizzarre tecniche avesse inventato per eludere i discorsi in inglese, fastidiosi alle sue orecchie (specie quando provenivano da sua madre), trasformandoli in un miscuglio di parole francesi, tedesche, russe o ebraiche, simili per suono e senso a quelle di partenza. Quattordici anni dopo, da un altro suo volume, Ma mère, musicienne, est morte…, apprendiamo come è proseguita la sua esistenza: mentre lui dedicava molto tempo a scommettere sulle corse dei cavalli e a sognare un’estinzione della specie umana, sua madre si è ammalata di cancro, cosa che stranamente ha contribuito a far cessare l’ostilità che egli nutriva verso di lei. Ma le avventure dello «schizo» sono continuate anche in seguito, con una vincita milionaria alla lotteria elettronica e il trasferimento in Porto Rico, dove, ultranovantenne, vive tuttora.

Giuseppe Zuccarino, nato nel 1955, è critico e traduttore. Ha pubblicato vari volumi di saggi, tra cui Percorsi anomali (2002); Il desiderio, la follia, la morte (2005); Il dialogo e il silenzio (2008); Da un’arte all’altra (2009); Note al palinsesto (2012); Prospezioni. Foucault e Derrida (2016); Immagini sfuggenti. Saggi su Blanchot (2018); Interscambi. Filosofia, letteratura, pittura (2019); Forme della singolarità. Da Michaux a Quignard (2022). Ha tradotto fra l’altro opere di Bataille, Klossowski, Blanchot, Caillois e Barthes.


SANDRO RICALDONE
Art Brut e Avanguardie
mercoledì 28 giugno 2023, ore 17

Il concetto di Art brut è stato creato nel 1945 dal pittore francese Jean Dubuffet per indicare le produzioni artistiche realizzate al di fuori delle norme estetiche convenzionali (da autodidatti, psicotici, prigionieri, persone completamente digiune di cultura tradizionale). Tra questa arte irregolare e l’arte delle avanguardie del Novecento esiste un rapporto dialettico che, a partire dall’Espressionismo, attraversa il Surrealismo e approda, dopo il secondo conflitto mondiale, a CoBrA estendendosi sino ai nostri giorni.

Sandro Ricaldone (Genova, 1951) è uno studioso e critico d’arte. Dall’inizio degli anni ’80, in parallelo con la proposta di giovani artisti, ha avviato una serie di approfondimenti intorno a gruppi e movimenti attivi nel secondo Novecento, da Cobra a Fluxus, soffermandosi in particolare sul Lettrismo, il Bauhaus Immaginista e la Scrittura Visuale. Ha presentato e organizzato esposizioni di alcuni fra i protagonisti di queste avanguardie contribuendo ad altre significative rassegne d’insieme. Tra le sue pubblicazioni più recenti: L’avant-garde se rend pas (2018) e Da una non breve unità di tempo (2023). È curatore del MADFI – Museo Attivo delle Forme Inconsapevoli di Genova Quarto.